Venezuela in ginocchio dopo il doppio terremoto: oltre 230 morti e migliaia di dispersi, scatta la solidarietà mondiale

Due violentissimi terremoti hanno devastato la costa settentrionale del Paese. Aeroporto principale chiuso e infrastrutture al collasso, mentre si scava a mani nude tra le macerie di La Guaira nel disperato tentativo di trovare i sopravvissuti

Il bilancio delle vittime dei 2 potenti terremoti che hanno colpito il Venezuela è salito ad almeno 235 morti e oltre 4.300 feriti, ma il numero è tragicamente destinato a crescere a causa delle migliaia di persone che risultano ancora disperse. Le scosse, magnitudo 7.2 e 7.5, hanno devastato mercoledì sera la costa settentrionale del Paese, con l’epicentro localizzato vicino a Moron, a circa 170 km a Ovest di Caracas. Si tratta dell’evento sismico più forte registrato nello Stato sudamericano da oltre 120 anni, un doppio colpo micidiale che ha letteralmente sbriciolato interi edifici e squarciato le strade. Il presidente ad interim Delcy Rodríguez ha immediatamente dichiarato lo stato di emergenza nazionale, stanziando un fondo speciale di 200 milioni di dollari per la ricostruzione. Nel frattempo, i cittadini si sono riversati nelle strade per scavare a mani nude tra le macerie, lamentando i ritardi nei soccorsi governativi in una nazione già stremata da oltre 10 anni di profonda crisi economica e tensioni politiche.

Oltre 50mila persone risultano disperse: il numero è in rapida crescita e su un sito web dedicato alle persone scomparse le famiglie stanno condividendo le immagini dei propri cari di cui non hanno ancora notizie.

Apocalisse a La Guaira e infrastrutture bloccate

La regione costiera di La Guaira, a Nord di Caracas, ha subito i danni più pesanti. Qui i residenti assistono impotenti allo spettacolo spettrale di palazzi ridotti a scheletri di cemento, mentre gli elicotteri sorvolano l’area per monitorare la situazione. A complicare drammaticamente le operazioni di soccorso e l’arrivo degli aiuti umanitari concorre la chiusura del principale aeroporto del Paese, pesantemente danneggiato dalle scosse. La popolazione locale sta affrontando ore di puro terrore, con famiglie che espongono volantini e liste scritte a mano nella speranza di ritrovare i propri cari. Anche le comunicazioni telefoniche risultano ampiamente interrotte, isolando i cittadini e impedendo alla diaspora venezuelana all’estero di mettersi in contatto con i parenti. A Caracas centinaia di persone hanno trascorso la notte all’aperto, accampate nei parchi e nei parcheggi per paura di nuove forti repliche.

Mobilitazione internazionale per salvare i sopravvissuti

Di fronte a una delle catastrofi naturali più devastanti della storia recente del Venezuela, la macchina della solidarietà globale si è attivata con estrema rapidità. Le Nazioni Unite stanno coordinando il dispiegamento di almeno 12 squadre internazionali di ricerca e soccorso. Gli Stati Uniti hanno risposto prontamente con lo stanziamento di 150 milioni di dollari e l’invio di team specializzati da Fairfax e Los Angeles, coordinati dal segretario di Stato Marco Rubio. Anche l’Unione Europea è scesa in campo attivando il sistema satellitare Copernicus per la mappatura dei danni, mentre nazioni come Francia, Paesi Bassi e Germania stanno inviando oltre 140 specialisti e aerei militari. Dal Vaticano, Papa Leone XIV ha disposto un primo contributo economico di 100mila euro. Dai Paesi vicini dell’America Latina, come Messico, Colombia, Brasile ed El Salvador, sono già giunti o sono in viaggio centinaia di soccorritori, ospedali da campo e tonnellate di medicinali. Nel frattempo, per facilitare il flusso di informazioni vitali, è stato ripristinato l’accesso alla piattaforma X, precedentemente bloccata nel Paese, permettendo così il coordinamento dei soccorsi in queste ore cruciali.