Le zanzare non rappresentano soltanto un fastidio legato alla stagione calda. In alcuni casi possono diventare un veicolo di malattie infettive come Dengue e West Nile, patologie che nell’estate 2025 sono state protagoniste anche in Italia con decine di casi registrati. Il tema riguarda da vicino la salute pubblica, perché non tutte le infezioni trasmesse dalle zanzare seguono lo stesso meccanismo. A chiarire le differenze è l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr, Iret, intervistato dall’Adnkronos Salute. “Nel caso della Dengue l’uomo, se infettato, può diventare a sua volta un trasmettitore della malattia attraverso la puntura di una zanzara. Diverso il caso della West Nile: l’uomo può ammalarsi, ma non può trasmettere il virus ad altri perché è un ‘binario morto’. Ad oggi, però, è impossibile prevedere che estate ci aspetta sotto questo punto di vista”, spiega all’Adnkronos Salute l’entomologo Roberto Pantaleoni, già ricercatore dell’Istituto per la ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr (Iret). La diffusione delle zanzare e dei virus che possono trasmettere dipende infatti da molti fattori, tra cui clima, presenza di acqua stagnante, ambienti urbani e aree naturali.
Dengue e West Nile, due virus diversi e due modalità di trasmissione
La Dengue e la West Nile sono entrambe malattie che possono essere associate alla puntura di zanzare, ma il ruolo dell’uomo nella trasmissione cambia profondamente. Nel caso della Dengue, una persona infettata può contribuire alla catena di trasmissione se viene punta da una zanzara, che a sua volta può diventare vettore della malattia. Per la West Nile, invece, il meccanismo è diverso: l’uomo può sviluppare la malattia, ma non può trasmettere il virus ad altri attraverso nuove punture, perché rappresenta un punto terminale della catena epidemiologica. Questa distinzione è centrale per comprendere il livello di rischio e l’importanza della prevenzione. Il controllo dei focolai, la sorveglianza delle larve e la riduzione dei ristagni d’acqua restano strumenti fondamentali per contenere la proliferazione delle zanzare e limitare le possibilità di circolazione dei virus.
In Italia circa 40 specie di zanzare: perché non sono tutte uguali
In Italia la presenza delle zanzare è ampia e diversificata. Secondo Pantaleoni, “sono presenti circa 40 specie di zanzare, mentre nel mondo se ne contano migliaia”. Ogni specie possiede caratteristiche biologiche specifiche e si adatta a condizioni ambientali diverse. “Alcune hanno bisogno della pioggia per riprodursi, altre – come le zanzare tigre – riescono a sfruttare piccole raccolte d’acqua stagnante, come quelle presenti in sottovasi, contenitori abbandonati o acque di scarico”, sottolinea l’esperto. La varietà delle specie presenti rende più complessa la gestione del fenomeno. Non tutte le zanzare si riproducono negli stessi luoghi, non tutte pungono negli stessi orari e non tutte hanno lo stesso impatto sulla salute umana. Per questo la prevenzione deve tenere conto dei diversi ambienti, dalle aree urbane alle zone naturali, fino agli spazi domestici dove possono formarsi piccoli ristagni.
Zanzara tigre e zanzara comune, le specie più rilevanti per la salute umana
Tra le specie considerate più importanti per l’impatto sulla salute umana ci sono la zanzara tigre, Aedes albopictus, e la zanzara comune, Culex pipiens. Sono due specie differenti per habitat, comportamento e orari di attività. Tra le specie più rilevanti e “impattanti per la salute umana ci sono la zanzara tigre (Aedes albopictus) e la zanzara comune (Culex pipiens). La prima si riproduce soprattutto in piccole raccolte d’acqua e può essere molto aggressiva durante il giorno: è in grado di individuare la presenza dell’uomo attraverso l’anidride carbonica emessa con il respiro e attaccare rapidamente – osserva l’esperto -. La zanzara comune, invece, vive soprattutto negli ambienti urbani e trova condizioni favorevoli in fogne, acque stagnanti e aree vicine agli allevamenti intensivi; è più attiva nelle ore notturne”. La zanzara tigre è quindi particolarmente legata ai piccoli accumuli d’acqua, anche di origine domestica, e può pungere durante il giorno. La zanzara comune, invece, trova un ambiente favorevole soprattutto nei contesti urbani, nelle fogne, nelle acque stagnanti e nelle aree vicine agli allevamenti intensivi, con attività prevalente nelle ore notturne.
Zanzare selvatiche, clima e aree naturali: il ruolo di paludi e allagamenti
Accanto alla zanzara tigre e alla zanzara comune, un ruolo importante è svolto anche dalle zanzare selvatiche, più legate agli ambienti naturali. Si tratta di specie che possono proliferare in paludi, canali e aree soggette ad allagamenti, dove la disponibilità di acqua rappresenta un fattore decisivo. Un ruolo importante lo hanno anche le zanzare selvatiche, “legate ad ambienti naturali come paludi, canali e zone soggette ad allagamenti. La loro presenza dipende molto dalle condizioni climatiche e dalla disponibilità di acqua”, precisa Pantaleoni. Le condizioni climatiche incidono quindi direttamente sulla presenza e sulla diffusione delle zanzare. Piogge, ristagni, allagamenti e temperature favorevoli possono creare ambienti adatti alla riproduzione, mentre la disponibilità d’acqua determina la possibilità di sviluppo delle larve.
Prevenzione contro le zanzare, il ruolo di Comuni, Province e cittadini
La prevenzione è indicata come lo strumento principale per ridurre il rischio legato alla proliferazione delle zanzare e alla possibile trasmissione di malattie come Dengue e West Nile. L’azione deve coinvolgere sia le amministrazioni locali sia i cittadini. “Le amministrazioni locali, come Comuni e Province, devono effettuare controlli sui focolai, mappare le aree a rischio e monitorare la presenza di larve nelle acque – evideniza l’entomologo. Anche i cittadini possono contribuire eliminando i ristagni d’acqua e utilizzando strumenti di protezione come zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera”. Il controllo dei focolai, la mappatura delle aree a rischio e il monitoraggio delle larve sono attività decisive per le amministrazioni. Allo stesso tempo, l’eliminazione dei ristagni d’acqua in sottovasi, contenitori abbandonati e altri punti di raccolta può contribuire a ridurre la presenza delle zanzare negli spazi privati e urbani. L’utilizzo di zanzariere, repellenti e altri sistemi di barriera rappresenta un ulteriore livello di protezione, soprattutto nei periodi e negli orari in cui le diverse specie risultano più attive.
Orari delle punture, attenzione alla notte e alle ore serali
Anche gli orari di attività delle zanzare cambiano a seconda della specie. Questo aspetto è importante perché permette di comprendere quando il rischio di puntura può essere più elevato. “La zanzara comune tende a pungere soprattutto di notte, mentre alcune zanzare selvatiche sono più attive nelle ore serali. Nel Delta del Po, ad esempio, il picco può concentrarsi tra le 21.30 e le 23”, conclude Pantaleoni. La zanzara comune è quindi più attiva durante la notte, mentre alcune zanzare selvatiche concentrano la propria attività nelle ore serali. Nel caso del Delta del Po, il picco può collocarsi tra le 21.30 e le 23, una fascia oraria particolarmente significativa per la presenza di alcune specie.
Estate e zanzare, perché resta impossibile fare previsioni certe
Dopo i casi di Dengue e West Nile registrati nell’estate 2025, il tema della circolazione delle malattie trasmesse dalle zanzare resta al centro dell’attenzione. Tuttavia, come sottolineato da Pantaleoni, non è possibile prevedere con certezza quale scenario si presenterà. La presenza delle zanzare dipende da specie, habitat, acqua stagnante, piogge, condizioni climatiche, ambienti urbani e naturali. Per questo la sorveglianza e la prevenzione restano gli strumenti più importanti per contenere il rischio, in un quadro in cui zanzara tigre, zanzara comune, Dengue e West Nile continuano a rappresentare parole chiave della stagione estiva e della tutela della salute pubblica.
