Il 12 luglio 2016 una delle pagine più drammatiche della storia ferroviaria italiana si consumò nelle campagne tra Andria e Corato, in Puglia. Due convogli della Ferrotramviaria, in servizio sulla linea Bari-Barletta, si scontrarono frontalmente lungo un tratto a binario unico, viaggiando a una velocità di circa 100 km orari. L’impatto fu devastante. Le carrozze anteriori dei 2 treni vennero completamente distrutte, mentre i soccorritori, accorsi rapidamente sul luogo dell’incidente, lavorarono per ore tra le lamiere contorte alla ricerca di superstiti. Il bilancio finale fu tragico: 23 morti e 50 feriti, alcuni modo gravissimi. Il disastro è considerato uno dei più gravi incidenti ferroviari avvenuti in Italia nel XXI secolo.
La linea interessata era caratterizzata da lunghi tratti a binario unico, una configurazione che richiede un rigoroso coordinamento della circolazione ferroviaria. Le successive indagini ricostruirono una catena di errori e criticità organizzative che consentì ai 2 treni di trovarsi contemporaneamente sullo stesso tratto di linea. L’inchiesta giudiziaria evidenziò inoltre l’assenza, su quel segmento ferroviario, di moderni sistemi automatici in grado di impedire situazioni di conflitto tra i convogli.
La tragedia suscitò una profonda emozione in tutto il Paese e riaccese il dibattito sugli investimenti nelle infrastrutture ferroviarie regionali. Negli anni successivi furono accelerati i lavori di raddoppio della linea interessata e vennero potenziati i sistemi tecnologici di controllo della circolazione, con l’obiettivo di ridurre il rischio di incidenti analoghi. Oltre agli interventi sulle infrastrutture, il disastro contribuì a rafforzare l’attenzione verso la formazione del personale, l’adozione di procedure di sicurezza sempre più rigorose e l’ammodernamento delle linee ancora gestite con sistemi tradizionali.
