L’ondata di caldo e la persistente scarsità di precipitazioni stanno aggravando la crisi idrica nel Nord Italia. A lanciare l’allarme è ANBI, che segnala il rapido calo delle riserve d’acqua superficiali e sotterranee, con particolare preoccupazione per la situazione del Friuli-Venezia Giulia. “Caldo estremo e piogge scarse, seppur accompagnate da localizzati rovesci anche violenti, stanno continuando a caratterizzare il clima del Nord Italia; i prossimi giorni vedranno un ulteriore incremento delle temperature lungo tutta la Penisola con picchi di caldo estremo e siccità proprio sulle regioni alpine ed il distretto padano (paradossalmente, quando a Milano e Torino si sfioreranno i 40 gradi, a Palermo le temperature non dovrebbero superare i 30°!)“: è quanto si legge in una nota dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). “Mentre i “grandi laghi” si stanno rapidamente svuotando (il Maggiore, in poco più di 10 giorni, è passato da un valore di riempimento superiore al 61% al 34,6% di oggi, il Lario dal 62,9% al 35,3%, il Benaco dal 75% al 68,6%, il Sebino dal 71,4% al 27,9%), un ulteriore segnale di preoccupazione arriva dal Friuli Venezia Giulia, dove i livelli delle falde risultano inferiori sia alla media storica, sia ai valori registrati l’anno scorso, a causa delle scarse piogge primaverili: a comunicarlo è il Consorzio di bonifica Pianura friulana“.
“Per non sottovalutare questo segnale, è opportuno ricordare che il Nordest siede su una delle maggiori riserve idriche sotterranee europee, da cui dipendono anche gli approvvigionamenti potabili e gli ecosistemi territoriali”, evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).
“Senza dimenticare – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – che il Friuli-Venezia Giulia era considerato uno dei bacini pluviali del Paese. Ora sono invece indispensabili attenzione e monitoraggio continuo, soprattutto in questi mesi di maggiori utilizzi a fini irrigui”.
Tutti i pozzi monitorati nella pianura friulana mostrano livelli sotto la media storica e largamente inferiori allo scorso anno: si va da -m. 1,60 a Beano di Codroipo fino a -m. 5,60 ad Ozzano, nel comune di Ramanzacco, riporta ANBI, a ciò si accompagna la grave situazione delle derivazioni irrigue superficiali, stante la ridotta portata dei corsi d’acqua.
“In assenza di adeguate precipitazioni la situazione potrebbe essere peggiore di quella del 2022 – spiega Stefano Bongiovanni, Direttore dell’area operativa irrigazione del Consorzio di bonifica Pianura Friulana – Criticità lungo il fiume Tagliamento, che sta subendo una crescente ingressione salina, si stanno registrando alla presa di Ospedaletto, ma sotto osservazione sono anche quella di Aonedis di San Daniele, che alimenta la roggia di Carpacco-Codroipo e la presa di Zompitta lungo il Torre, che alimenta le rogge di Udine, Palma e Cividina”.
“Il Consorzio prosegue costantemente con le attività di controllo e gestione per garantire il miglior supporto possibile alle aziende agricole” assicura, infine, Rosanna Clocchiatti, Presidente dell’ente consortile.
