Agricoltura travolta da grandine, tempeste e incendi: danni fino al 100% e perdite per oltre 10 milioni

Dal Veneto alla Sardegna, coltivazioni, allevamenti e strutture agricole sono in ginocchio. A Verona e in Polesine compromessi frutta, uva, mais, riso e soia, mentre nell’Isola migliaia di ettari sono stati distrutti dalle fiamme

L’agricoltura italiana torna a fare i conti con gli effetti degli eventi meteorologici estremi. Nel giro di poche giornate, violente tempeste hanno colpito vaste aree del Veneto, provocando danni che in alcune aziende raggiungono il 100% delle produzioni, mentre in Sardegna gli incendi hanno distrutto pascoli, colture, allevamenti e strutture agricole, con una prima stima economica che rischia di superare i 10 milioni di euro soltanto nella prima metà di luglio. Grandine, bombe d’acqua, vento, siccità, temperature eccezionalmente elevate e incendi stanno mettendo sotto pressione un settore già alle prese con costi elevati, bilanci difficili e produzioni sempre più esposte all’instabilità climatica. Da Verona al Polesine, fino alle aree interne della Sardegna, le organizzazioni agricole chiedono il riconoscimento dell’eccezionalità degli eventi, risorse straordinarie, liquidità immediata e procedure più rapide per consentire alle aziende di ripartire.

Tempesta su Verona, danni fino al 50% nelle campagne

La nuova ondata di maltempo a Verona ha provocato perdite fino al 50% su uva, frutta, mais, riso e soia, oltre a gravi conseguenze per le strutture agricole. L’agricoltura scaligera si trova così, ancora una volta, a contare i danni causati dall’ultima tempesta che si è abbattuta sulla provincia durante la notte. A eccezione della Valpolicella e dell’area del lago di Garda, gran parte del territorio veronese è stata flagellata da bombe d’acqua, grandine e raffiche di vento. Oltre alle coltivazioni, sono stati colpiti tetti, impianti, alberi e linee elettriche, aggravando ulteriormente le difficoltà operative delle aziende. “Purtroppo sta accadendo quello che temevamo – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Per avere acqua, quest’estate, dobbiamo passare attraverso tempeste devastanti, che causano danni ingentissimi in tutta la provincia alle coltivazioni, ma soprattutto alle strutture: dagli scoperchiamenti dei tetti agli allagamenti, dalle rotture di piante all’interruzione della linea elettrica”.

La tempesta ha evidenziato ancora una volta il paradosso di un’estate caratterizzata contemporaneamente dalla necessità di acqua per le coltivazioni e dalla crescente violenza delle precipitazioni. La pioggia, anziché arrivare in modo regolare e utile ai terreni, si concentra in fenomeni intensi e distruttivi, incapaci di compensare gli effetti della siccità e in grado, al contrario, di provocare nuove perdite. “Ormai – ha aggiunto – ogni estate è un disastro annunciato, con aziende in ginocchio, produzioni compromesse e la difficoltà di far quadrare i bilanci. Anche stavolta chiediamo che venga riconosciuta l’eccezionalità dell’evento e siano attivate tutte le misure necessarie per garantire liquidità alle aziende e consentire loro di affrontare le conseguenze di questi eventi meteorologici estremi, ormai diventati normalità”.

Frutta devastata dalla grandine e ortaggi invendibili

Il bilancio appare particolarmente pesante per la frutticoltura veronese. Secondo Confagricoltura, per il comparto si tratta di una vera e propria Caporetto. Pere, mele, kiwi, pesche e uva sono state colpite con particolare violenza, riportando lesioni che rischiano di rendere gran parte del raccolto non commercializzabile. La grandine non determina soltanto una riduzione della quantità prodotta. I chicchi possono danneggiare la buccia e la polpa dei frutti, compromettendone l’aspetto, la qualità e la conservabilità proprio nelle settimane che precedono la raccolta. Anche quando il prodotto rimane sulla pianta, le ferite provocate dal ghiaccio possono ridurne drasticamente il valore economico. Danni significativi sono stati registrati anche nelle colture orticole. Zucche e zucchine sono state squartate dalla grandine, mentre numerosi pomodori risultano rovinati. Per molte aziende il problema riguarda quindi non soltanto le rese, ma anche l’impossibilità di collocare sul mercato produzioni che non rispettano più gli standard richiesti.

Mais, soia e riso colpiti nel Basso Veronese

Nel Basso Veronese le prime valutazioni indicano danni compresi tra il 20% e il 50%, ancora in fase di stima. Le conseguenze più rilevanti riguardano le colture primaverili-estive, sia di primo sia, soprattutto, di secondo raccolto. Mais e soia risultano tra le produzioni più colpite. Si segnalano inoltre perdite sul riso, una coltura particolarmente importante nelle aree meridionali della provincia. Tra Buttapietra, Caselle di Sommacampagna e Salizzole la grandine ha battuto con forza, arrivando a rovinare completamente interi campi di tabacco e mais. Per le coltivazioni che si trovano in una fase avanzata del ciclo produttivo, le possibilità di recupero sono ridotte. Le piante spezzate, allettate o private dell’apparato fogliare difficilmente riescono a compensare il danno nelle settimane successive, soprattutto quando il fenomeno si verifica in prossimità della maturazione. Le aziende devono inoltre affrontare i costi per la pulizia dei terreni, il ripristino delle strutture e la verifica degli impianti. Agli effetti diretti sulle produzioni si aggiungono così quelli indiretti legati agli allagamenti, alle interruzioni elettriche e ai danni agli edifici rurali.

Nuove burrasche in Polesine dopo i danni di giugno

La situazione è grave anche in Polesine, dove l’agricoltura ha incassato un altro duro colpo dopo la grandine e le bombe d’acqua di giugno. Le burrasche delle notti del 18 e 19 luglio hanno provocato nuove devastazioni, con danni che in alcuni casi arrivano al 100%. Da Lendinara a Rovigo, da Adria a Taglio di Po, le immagini mostrano ancora una volta coltivazioni gravemente compromesse. Mele e pere sono state letteralmente squartate dai blocchi di grandine, le zucche sono diventate invendibili e danni rilevanti sono stati rilevati su mais, soia, sorgo e girasole. Rispetto alla tempesta del 2 giugno, i fenomeni delle notti del 18 e 19 luglio potrebbero essere stati meno violenti in termini di intensità puntuale, ma hanno interessato un territorio più esteso. Sono inoltre arrivati in un momento particolarmente delicato della stagione agricola, quando molte colture hanno già raggiunto uno stadio avanzato di sviluppo.

“Questi eventi sono stati forse meno violenti rispetto a quelli del 2 giugno, ma sono stati più estesi e, soprattutto, accadono in una fase delicata, in cui le colture sono più avanti nella maturazione e quindi con minor tempo di recupero – dice Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo – Tra le zone più colpite ci sono quelle di Lendinara, Adria, Taglio di Po e Rovigo. Ad Adria abbiamo aziende che hanno registrato danni del 100% su frutta e vite, anche se sono colture non molto presenti. Lendinara, Lusia, Villanova del Ghebbo e San Bellino registrano danni dal 20 al 60% su mais, soia, frutta, uva e orticole, mentre nella zona di Taglio di Po i danni maggiori sono nei Comuni di Ariano nel Polesine e Corbola su colture primaverili estive di primo e soprattutto secondo raccolto come mais, sorgo, girasole, soia”.

Danni fino al 100% tra Adria, Lendinara e Taglio di Po

Ad Adria alcune aziende hanno registrato perdite totali su frutta e vite, anche se queste colture risultano meno diffuse rispetto ad altre produzioni del territorio. A Lendinara, Lusia, Villanova del Ghebbo e San Bellino i danni sono invece stimati tra il 20% e il 60% e interessano mais, soia, frutta, uva e orticole. Nella zona di Taglio di Po, le conseguenze più gravi si concentrano nei Comuni di Ariano nel Polesine e Corbola. Anche qui sono state colpite soprattutto le colture primaverili-estive di primo e secondo raccolto, tra cui mais, sorgo, girasole e soia. Le stesse produzioni hanno subito danni nelle aree di Buso e Sant’Apollinare, Sarzano, Mardimago, Gavello, Canalnovo, Villanova e Villadose. Problemi sono stati rilevati anche per le zucche e le noci coltivate nelle zone di Bellombra, Rovigo e Pontecchio. La diffusione territoriale degli eventi rende più complessa anche la ricognizione. Le percentuali indicate rappresentano una prima valutazione, che dovrà essere aggiornata attraverso sopralluoghi e verifiche puntuali nelle singole aziende.

Incendi in Sardegna, danni oltre i 10 milioni di euro

Mentre il Veneto affronta le conseguenze delle tempeste, in Sardegna è il fuoco a minacciare la sopravvivenza di numerose imprese. La prima stima dei danni causati dai devastanti incendi in Sardegna rischia di superare i 10 milioni di euro soltanto nella prima metà di luglio. Si tratta di un dato che, secondo Coldiretti Sardegna, impone una risposta immediata della politica regionale, perché non c’è tempo da perdere. La prima ricognizione nelle aree devastate restituisce un quadro ancora parziale, destinato ad aggravarsi con il proseguimento delle verifiche. L’emergenza interessa sia il sistema agricolo sia quello zootecnico. Le fiamme hanno attraversato diversi territori dell’Isola, distruggendo pascoli, coltivazioni, fabbricati, scorte e attrezzature. Per molte aziende il danno non riguarda quindi una sola produzione, ma l’intera capacità di continuare l’attività. Secondo Coldiretti Sardegna, la fotografia disponibile è “ancora parziale, destinata ad aggiornarsi nei prossimi giorni con il proseguire delle verifiche, ma già sufficiente a delineare un’emergenza di dimensioni tali da richiedere un’immediata risposta per il sistema agricolo e zootecnico regionale”.

La richiesta di risorse straordinarie alla Regione Sardegna

Coldiretti Sardegna chiede che il prossimo Assestamento di Bilancio, atteso nell’aula del Consiglio regionale nei prossimi giorni, diventi il primo strumento concreto per dare una risposta alle aziende colpite. La richiesta riguarda lo stanziamento di risorse straordinarie in grado di coprire i danni subiti e il potenziamento della misura Srd06, denominata “Investimenti per la prevenzione e il ripristino del potenziale produttivo agricolo”. La misura è prevista dal Complemento regionale di Sviluppo Rurale, attraverso il quale viene attuata la Pac 2023-2027. L’organizzazione agricola sollecita inoltre l’attivazione di una task force regionale capace di accompagnare le imprese sia nella gestione dell’emergenza sia nella successiva fase di ripartenza. “Le aziende non possono attendere – dice il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – le prime verifiche ci consegnano un quadro pesantissimo e il rischio concreto è che il conto superi i 10 milioni di euro”.

Pascoli, allevamenti e alveari distrutti dalle fiamme

Negli ultimi giorni il fuoco non ha risparmiato nessuna area dell’Isola, confermando come l’emergenza incendi riguardi ormai l’intero territorio regionale. “Chiediamo alla Regione e al Consiglio regionale un segnale immediato”, afferma il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba. Le prime ricognizioni parlano di migliaia di ettari di pascoli e colture andati in fumo. Numerose aziende agricole risultano gravemente compromesse, mentre capannoni e strutture aziendali sono stati distrutti dalle fiamme. In diversi casi sono bruciate completamente anche le scorte di foraggio indispensabili per alimentare gli animali durante i mesi successivi. Gli allevamenti ovini e bovini hanno subito la perdita di numerosi capi. Danni gravissimi vengono segnalati anche nel comparto apistico, dove diverse aziende hanno visto distrutti gli alveari e compromesse intere produzioni. La perdita delle api e delle arnie ha conseguenze che vanno oltre la produzione di miele, perché coinvolge anche il servizio di impollinazione svolto dagli insetti e la stabilità delle attività agricole presenti nelle aree interessate.

In Sardegna circa 1.200 roghi e oltre 5 mila ettari in fumo

Secondo le ultime rilevazioni del Corpo forestale e della Regione, dall’inizio dell’anno sono stati registrati circa 1.200 roghi. Di questi, 670 si erano verificati soltanto nel mese di giugno. La superficie bruciata ha superato i 5 mila ettari, con un incremento del 25% rispetto alla media decennale. Il dato è stato ulteriormente aggravato dagli incendi delle ultime ore, che hanno interessato vaste aree tra Noragugume, Sedilo, Ottana e il Sulcis. A rendere più pesante il bilancio è il contesto climatico che da settimane interessa la Sardegna. Le persistenti ondate di calore e le temperature eccezionalmente elevate hanno aumentato il rischio di propagazione degli incendi, amplificando gli effetti delle fiamme sulle imprese agricole. Il fuoco ha colpito aziende già provate da siccità, calore estremo e altri fenomeni climatici. La perdita di pascoli e foraggi rischia inoltre di produrre conseguenze di medio periodo, obbligando gli allevatori ad acquistare mangimi e scorte sostitutive, con un ulteriore aumento dei costi.

Agricoltura come presidio contro incendi e dissesto

Coldiretti Sardegna sottolinea come il sostegno alle aziende non riguardi soltanto la tutela del reddito agricolo, ma anche la salvaguardia del territorio. Agricoltori e allevatori contribuiscono infatti alla manutenzione delle aree rurali, al controllo della vegetazione e alla presenza continuativa nelle zone interne. “L’agricoltura sarda non può aspettare tempi lunghi della burocrazia – proseguno Cualbu e Saba – questa è una battaglia che riguarda tutto il territorio regionale. Servono scelte politiche rapide e coraggiose con un’azione straordinaria che permetta alle aziende di ripartire nel più breve tempo possibile. Sostenere oggi gli agricoltori e gli allevatori significa difendere il presidio del territorio che porta a un controllo dell’intera isola ponendosi come freno a episodi come quelli in atto ogni estate, ne vale non solo dell’economia delle aree interne ma la stessa la sicurezza ambientale e sociale della Sardegna”. Il rischio evidenziato è che la chiusura delle aziende colpite possa favorire l’abbandono delle campagne, riducendo ulteriormente il presidio delle aree rurali e aumentando la vulnerabilità del territorio agli incendi e agli altri fenomeni estremi.

Una task force per accelerare aiuti e ripristino

Accanto allo stanziamento di nuove risorse, Coldiretti Sardegna ribadisce la necessità di istituire una task force regionale dedicata all’emergenza incendi. La struttura dovrebbe coordinare le ricognizioni dei danni, accelerare le procedure amministrative e accompagnare le imprese agricole nell’accesso agli aiuti e agli interventi di ripristino. L’obiettivo è evitare che alle perdite provocate dalle fiamme si aggiungano quelle determinate dai ritardi burocratici. Una risposta tempestiva risulta particolarmente importante per le aziende che hanno perso animali, foraggi, strutture o intere produzioni. In questi casi la disponibilità immediata di liquidità può determinare la possibilità di proseguire l’attività o, al contrario, la necessità di interromperla.

L’agricoltura italiana stretta tra siccità ed eventi estremi

Le devastazioni registrate in Veneto e Sardegna restituiscono il quadro di un’agricoltura colpita dagli eventi climatici estremi in forme differenti ma ugualmente distruttive. Nel Nord-Est, la necessità di acqua si accompagna a precipitazioni violente, grandinate e raffiche di vento che danneggiano le colture. Nell’Isola, siccità e caldo eccezionale alimentano incendi capaci di cancellare in poche ore anni di lavoro. Frutta, vite, ortaggi, cereali, colture industriali, allevamenti e apicoltura risultano coinvolti in una crisi che attraversa più comparti. Ai danni sulle produzioni si sommano quelli agli edifici, agli impianti, alle linee elettriche, ai capannoni, alle scorte e alle attrezzature. Le richieste avanzate dalle organizzazioni agricole convergono sulla necessità di riconoscere l’eccezionalità degli eventi, garantire liquidità alle aziende, predisporre risorse straordinarie e ridurre i tempi delle procedure. La rapidità degli interventi sarà decisiva per evitare che le perdite immediate si trasformino in chiusure aziendali, abbandono dei terreni e ulteriore impoverimento delle aree rurali. Il bilancio definitivo potrà essere tracciato soltanto dopo il completamento delle ricognizioni. Le prime stime, tuttavia, descrivono già una delle fasi più difficili della stagione agricola, con danni fino al 50% nel Veronese, perdite comprese tra il 20% e il 60% in diverse aree del Polesine, punte del 100% in alcune aziende e un conto che, per gli incendi in Sardegna, rischia di oltrepassare i 10 milioni di euro.