L’evoluzione meteorologica sul bacino del Mediterraneo sta seguendo millimetricamente la linea di tendenza che vi avevamo tracciato nei nostri precedenti editoriali. La gigantesca risalita dell’anticiclone subtropicale di estrazione maghrebina ha iniziato a muovere i suoi primi passi sul territorio italiano proprio in queste ore, al punto che siamo in piena allerta meteo per caldo estremo. Nella giornata di oggi, lunedì 13 luglio, le temperature stanno aumentando in modo sensibile, tanto che già nel primo pomeriggio, alle ore 15:30, i termometri della rete di monitoraggio hanno registrato valori decisamente ragguardevoli. Spiccano i +39°C a Oristano, seguiti a ruota da ben +38°C a Firenze e Iglesias, dai +37°C di Partinico e dai +36°C registrati a Napoli e Perugia. Come si può facilmente notare da questa prima distribuzione della calura, le temperature più alte si stanno concentrando con decisione in Sardegna, nelle regioni tirreniche e nella Sicilia occidentale.
Questa specifica disposizione termica iniziale non è affatto casuale, ma è governata da precisi meccanismi micrometeorologici. Al suolo, infatti, stanno soffiando intensi venti orientali, i quali mantengono le temperature decisamente più fresche laddove il flusso d’aria arriva direttamente dal mare. Al contrario, la colonnina di mercurio schizza verso l’alto nelle zone in cui a est si trova l’entroterra montuoso, dove l’aria è costretta a scendere lungo i versanti opposti surriscaldandosi per compressione adiabatica, dando vita al tipico effetto favonio.
Il respiro fresco delle coste orientali e la situazione in Pianura Padana
Esattamente come avevamo ampiamente previsto, sulle regioni adriatiche e joniche l’imminente e pesante ondata di caldo non è ancora neanche iniziata. Al contrario, fa molto fresco in tutte le città affacciate a est, dal profondo Nord al profondo Sud del Paese, grazie alla ventilazione marittima che mantiene i termometri su livelli incredibilmente bassi per la stagione. Nel primo pomeriggio si registrano massime giornaliere di appena +30°C a Catania, Pescara, Lecce e San Benedetto del Tronto, e si scende addirittura a +29°C a Venezia, Bari e Rimini, fino a toccare i +28°C a Brindisi, Crotone e Cesenatico. Si tratta di valori che si collocano temporaneamente persino al di sotto delle medie del periodo, regalando un paradosso termico rispetto al nucleo rovente che sta già premendo sui settori occidentali.
Nessun eccesso di caldo si registra per il momento anche al Nord Italia, dove la Pianura Padana sta beneficiando di un regime termico assolutamente normale e privo di estremismi. Le centraline meteorologiche ufficiali, infatti, indicano +33°C a Milano e Bologna e +31°C a Torino, dati pienamente in linea con le medie climatiche della seconda decade di luglio. Purtroppo, però, questo scenario così diversificato rappresenta soltanto il preludio, se non una finta tregua, prima dell’avvio di una vera e propria settimana di fuoco su scala nazionale.
La settimana più calda del 2026: il significato dell’isoterma di +30°C a 850hPa
Quella che si apre ufficialmente oggi sarà con ogni probabilità la settimana più calda dell’anno, l’intero fulcro termico del 2026. Non abbiamo mai registrato una configurazione così estrema e prolungata fino a ora e, con i dati attualmente in nostro possesso, appare assai difficile che il trimestre estivo possa proporre qualcosa di più intenso in seguito. Se per la prossima settimana è ormai confermato un sensibile e democratico refrigerio, le proiezioni sul mese di agosto rendono altrettanto improbabile la reiterazione di un impianto sinottico capace di portare un caldo così esasperato e contemporaneamente esteso a tutto il territorio nazionale. L’eccezionalità dell’evento si paleserà a partire da questa sera in Sardegna e da domani, martedì 14 luglio, nel resto d’Italia, quando il cuore della struttura di alta pressione si insedierà stabilmente sui nostri mari.
L’elemento tecnico di maggiore rilevanza scientifica è rappresentato da una spaventosa isoterma di +30°C alla quota di 850 hPa che lambirà la Sardegna e la Sicilia a più riprese tra la serata di domani e la giornata di sabato 18 luglio. In meteorologia, la quota di 850 hPa rappresenta un livello di pressione standard situato a circa 1500 metri di altezza in libera atmosfera. Gli esperti utilizzano questo parametro per analizzare le caratteristiche intrinseche delle masse d’aria, poiché a quell’altezza i dati termici non risentono delle alterazioni locali del suolo, come l’irraggiamento solare, l’orografia o l’effetto isola di calore delle città. Avere una temperatura di +30°C a 1500 metri significa disporre di un potenziale termico immenso che, una volta trasferito al suolo tramite la compressione dell’aria verso il basso, è in grado di generare temperature reali spaventose.
Il picco dell’inferno africano al Centro-Sud e il rischio di picchi a +45°C
Il cuore del gran caldo subtropicale penalizzerà in modo drastico e severo le regioni del Centro-Sud. Le prime aree a subire la massima spinta della compressione adiabatica saranno la Sardegna e la Sicilia tra domani, martedì, e la giornata di mercoledì 15 luglio, con temperature che saliranno diffusamente ben oltre la soglia dei quaranta gradi nelle pianure interne. Ma il vero culmine di questo inferno africano si concretizzerà nelle due giornate peggiori dell’intera ondata, ovvero venerdì 17 e sabato 18 luglio. In questa fase, la lingua di fuoco si estenderà prepotentemente a tutto il Centro-Sud peninsulare, portando il termometro a toccare i +40°C in moltissime località, incluse grandi città come Firenze, Perugia, Roma e Napoli.
Nelle pianure e nelle vallate più riparate dell’entroterra di Puglia, Campania e Calabria, oltre che nelle due isole maggiori, si attiverà un concreto rischio di registrare picchi di +45°C. Ci troveremo di fronte a una delle ondate di calore più intense e strutturate degli ultimi decenni per il Meridione e le regioni centrali, una vera e propria tempesta termica capace di mettere a durissima prova la salute dei cittadini e di minacciare seriamente numerosi record storici locali. Difficile prevedere le temperature esatte di ogni città, perchè sarà determinante l’effetto orografico locale.
Il meteo al Nord tra picchi di calore e violenti break temporaleschi
Il Nord Italia vivrà una storia meteorologica completamente diversa e decisamente meno estrema rispetto al resto della penisola. Sebbene anche sulle regioni settentrionali si avvertirà un temporaneo aumento delle temperature, la calura non sarà in alcun modo paragonabile al soffocante scenario del Centro-Sud. Le pianure settentrionali vedranno alcune giornate con picchi massimi attestati intorno ai +36/+37°C, valori ben lontani dai livelli registrati alla fine dello scorso mese di giugno, quando il muro dei quaranta gradi era stato superato a più riprese in Pianura Padana.
Il transito delle masse d’aria roventi sarà costantemente disturbato dalle code delle perturbazioni atlantiche in scorrimento a ridosso dell’arco alpino. Questo contrasto termico esasperato provocherà la genesi di forti temporali nella serata di mercoledì 15 luglio, associati a una prima e decisa rinfrescata. Un secondo e ben più incisivo break temporalesco investirà il Nord nella giornata di sabato 18 luglio, innescando un vero e proprio crollo delle temperature e ponendo la parola fine a qualsiasi velleità calda sul settentrionale.
Climatologia e informazione scientifica: oltre il catastrofismo mediatico
Di fronte a un evento meteorologico di questa portata, la nostra missione editoriale impone di descrivere la realtà fenomenologica con il massimo rigore, evidenziando senza timori l’eccezionalità delle temperature in arrivo, ma fuggendo con decisione da qualsiasi forma di catastrofismo mediatico. È fondamentale spiegare ai lettori che un singolo e isolato picco di calore, per quanto intenso e ragguardevole, non ha alcun legame diretto e automatico con il fenomeno del cambiamento climatico. I mutamenti del clima si misurano infatti su scale temporali lunghissime, di almeno trent’anni, e su scala planetaria, e non possono essere confusi con il normale passaggio di una figura di alta pressione.
Siamo nel cuore del mese di luglio, in piena estate e nel centro geografico del bacino del Mediterraneo. In questo preciso contesto geografico e stagionale, il superamento della soglia dei +40°C non rappresenta affatto una novità assoluta. La storia della meteorologia italiana è ricca di giornate altrettanto roventi, avvenute decenni e secoli fa, ben prima che si iniziasse a parlare di riscaldamento globale. Riconoscere la severità della fiammata africana imminente è un dovere di cronaca e di protezione civile, ma l’allarmismo ingiustificato non appartiene alla scienza dell’atmosfera.
La svolta definitiva: il crollo termico da domenica 19 luglio
La notizia più confortante che emerge dagli ultimi e definitivi aggiornamenti dei modelli matematici riguarda la data di scadenza di questa imponente ondata di calore. L’inferno subtropicale non riuscirà a mettere radici durature sul nostro Paese. Già nel corso della giornata di domenica 19 luglio, l’aria fresca di matrice nord-atlantica, dopo aver ripulito il Nord, dilagherà con impeto verso le regioni centro-meridionali. Le temperature subiranno un graduale e vistoso crollo a partire dalle regioni centrali nel corso della mattinata, per poi estendersi definitivamente alle regioni del Sud entro la serata domenicale.
La svolta sarà radicale: la settimana successiva, a partire da lunedì 20 luglio e per diversi giorni a seguire, si preannuncia decisamente fresca, ventilata e gradevole su tutta l’Italia. Le temperature si stabilizzeranno su valori pienamente estivi ma accettabili, posizionandosi addirittura al di sotto delle medie del periodo sulle regioni adriatiche. Il muro sahariano verrà abbattuto rapidamente, garantendo un generale e provvidenziale ritorno alla normalità climatica in tutto il nostro Paese.
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