Le piattaforme glaciali antartiche caratterizzate da fratture possono accelerare drasticamente lo scioglimento dei ghiacci. Lo evidenzia uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati dell’Université libre de Bruxelles. Il team, guidato da Javier Blasco e Violaine Coulon, ha applicato un innovativo modello di perdita glaciale che incorpora la meccanica realistica delle fratture a partire da immagini satellitari. L’analisi si è concentrata sulla baia del Mare di Amundsen nell’Antartide occidentale, per valutare come la presenza di spaccature visibili e invisibili influenzi la stabilità della banchisa.
I risultati
Integrare questi dati nei modelli predittivi mostra un impatto sull’innalzamento globale del livello del mare entro il 2300 circa 4,5 volte superiore rispetto ai modelli che non le considerano. Circa il 90% di questa accelerazione è causato da crepacci basali, spaccature profonde e invisibili che si propagano dalla base sommersa del ghiaccio. Tuttavia, i processi naturali di sistemazione del ghiaccio mitigano questo effetto: i modelli che li ignorano sovrastimano la perdita di circa il 50%.
Il sostanziale impatto di indebolimento causato dalle fratture nelle piattaforme glaciali, sottolineano gli autori, dovrebbe essere considerato nelle future modellizzazioni della perdita di ghiaccio. Sarà fondamentale includere sistematicamente le dinamiche di frattura e i relativi processi di autoguarigione nei modelli climatici futuri. Questo approccio, concludono gli scienziati, consentirà di formulare stime molto più precise e realistiche sull’innalzamento globale del livello dei mari.
