Resta avvolto nel mistero l’attacco con drone al porto egiziano di Damietta, dove due navi impegnate nel trasporto di gas naturale liquefatto sono state colpite e hanno preso fuoco. A essere coinvolte sono state l’americana Energos Winter e la metaniera greca GasLog Salem, ma finora nessuna organizzazione o forza militare ha rivendicato l’operazione. L’Egitto ha confermato la natura dell’attacco, precisando che dagli accertamenti condotti dopo l’incidente “è emerso chiaramente che l’incidente è stato causato da un drone”. Il Cairo, tuttavia, non ha attribuito formalmente la responsabilità ad alcun soggetto. Anche gli Houthi dello Yemen, inizialmente indicati tra i possibili autori, hanno smentito qualsiasi coinvolgimento, definendo le indiscrezioni circolate in queste ore “voci infondate”. L’episodio potrebbe rappresentare una significativa escalation nel conflitto che coinvolge Iran e Stati Uniti, con il rischio che la guerra possa estendersi ben oltre il Golfo e gli attuali teatri delle operazioni militari. Secondo alcuni analisti, l’attacco potrebbe essere stato concepito come un messaggio diretto a Washington, volto a dimostrare la vulnerabilità degli interessi statunitensi anche nel Mediterraneo.
Attacco a Damietta, l’ipotesi delle milizie alleate dell’Iran
Tra le ipotesi maggiormente analizzate emerge quella di un possibile coinvolgimento di una delle milizie regionali legate a Teheran, anziché di un attacco lanciato direttamente dal territorio iraniano. “È possibile che l’attacco sia avvenuto tramite una delle milizie proxy di Teheran piuttosto che dall’Iran stesso”, ha spiegato H.A. Hellyer, senior associate fellow presso il Royal United Services Institute, citato dalla Cnn. “Potrebbe essere un modo per gli iraniani di mandare un messaggio che spiega che hanno la capacità di andare molto oltre i propri confini” ha detto al canale all news Usa aggiungendo che Teheran probabilmente vuole dimostrare di poter sempre usare “un altro alleato dell’asse della resistenza” per espandere il conflitto. Secondo Hellyer, la distanza geografica tra l’Iran e il porto egiziano rende poco probabile un’azione partita direttamente dal territorio iraniano. “È improbabile che l’Iran abbia colpito direttamente l’Egitto dal territorio iraniano”, ha osservato l’analista. L’eventuale attacco potrebbe quindi essere stato organizzato da uno degli alleati regionali di Teheran.
L’obiettivo potrebbe essere trascinare l’Egitto nel conflitto
Secondo diversi osservatori, l’operazione potrebbe essere stata studiata per coinvolgere indirettamente l’Egitto nella guerra, mettendo in difficoltà la posizione di equilibrio mantenuta dal Cairo nei rapporti con Iran e Stati Uniti. Negli ultimi mesi l’Egitto ha infatti rappresentato uno dei pochi canali diplomatici ancora aperti tra Teheran e Washington, mantenendo una linea di sostanziale neutralità. Un attacco nelle acque egiziane potrebbe quindi costringere il governo del Cairo a rivedere la propria posizione. “L’attacco potrebbe essere stato calibrato per danneggiare un bene legato agli Stati Uniti senza uccidere egiziani”, ha spiegato all’Afp Andreas Krieg, professore del King’s College di Londra. L’assenza di vittime egiziane potrebbe indicare la volontà di evitare un attacco diretto contro lo Stato nordafricano, colpendo allo stesso tempo una nave legata agli interessi americani. Krieg ha anche delineato una possibile rotta del drone. “Un drone lanciato dalla costa libanese potrebbe volare verso ovest sopra il Mediterraneo orientale prima di virare a sud verso l’Egitto consentendogli di evitare sia lo spazio aereo israeliano che quello egiziano”, ha osservato. Di diverso avviso Mustapha Kamel Al-Sayyid, professore di scienze politiche all’Università del Cairo, secondo il quale Hezbollah difficilmente si assumerebbe il rischio di entrare in contrasto diretto con la più grande forza militare araba.
Il ruolo strategico del Canale di Suez
L’attacco contro le navi nel porto di Damietta potrebbe avere ripercussioni anche sul traffico marittimo internazionale e sulla sicurezza del Canale di Suez. Nel corso dell’anno i porti egiziani hanno assorbito una quota significativa del commercio precedentemente diretto attraverso il Golfo. Le principali compagnie di navigazione hanno infatti cercato percorsi alternativi per evitare lo Stretto di Hormuz e le aree considerate maggiormente esposte agli attacchi. Il fenomeno emerge dai dati della società di analisi dei rischi Vortexa e del servizio di monitoraggio navale MarineTraffic. Dopo il blocco imposto dagli Houthi all’Arabia Saudita e i successivi attacchi contro le navi in transito nello stretto di Bab el-Mandeb, le petroliere cariche di greggio saudita hanno fatto maggiore affidamento sul Canale di Suez e su un oleodotto terrestre egiziano. Questa soluzione è più costosa, ma finora è stata considerata una delle poche rotte relativamente sicure. La sua affidabilità dipende però dalla sicurezza delle acque territoriali egiziane e, più in generale, del Mediterraneo orientale.
L’Egitto rassicura sul traffico marittimo a Damietta
Il governo egiziano ha cercato di contenere le preoccupazioni legate alla sicurezza del porto e delle principali rotte marittime del Paese. Le autorità hanno diffuso numerosi aggiornamenti per assicurare che il traffico navale continua regolarmente e che il porto di Damietta rimane operativo nonostante l’attacco e l’incendio che ha coinvolto le due metaniere. Per l’Egitto, la continuità delle attività marittime rappresenta una priorità economica e strategica. Il Canale di Suez costituisce infatti una delle principali fonti di entrate del Paese e un’interruzione prolungata o una riduzione dei transiti avrebbe conseguenze significative sulle finanze egiziane. La mancanza di una rivendicazione e l’assenza di un’attribuzione ufficiale mantengono però aperti numerosi interrogativi. Resta da chiarire da dove sia stato lanciato il drone, quale fosse il suo obiettivo principale e se l’attacco rappresenti un episodio isolato oppure l’inizio di una nuova fase del conflitto regionale, capace di estendersi fino al Mediterraneo e alle porte settentrionali del Canale di Suez.
