L’ondata di calore che ha interessato il Friuli-Venezia Giulia in questo periodo estivo sta avendo ripercussioni evidenti e preoccupanti anche sull’intero ecosistema marino locale. Le temperature dell’acqua hanno infatti raggiunto livelli record, con picchi termici che all’interno della laguna hanno superato la soglia critica dei +32°C. A diffondere i dati ufficiali relativi a questa anomalia climatica è l’OGS, ovvero l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale. Attraverso un monitoraggio costante e minuzioso degli effetti causati sulle acque costiere e lagunari, reso possibile grazie all’impiego di una capillare rete di sistemi osservativi sempre attivi nel Golfo di Trieste, gli esperti hanno potuto riscontrare alterazioni termiche decisamente significative.
I record segnati dalle boe oceanografiche
La temperatura superficiale più elevata, come spiega in una nota ufficiale l’OGS, è stata registrata nella giornata del 29 giugno dalla boa oceanografica Malo1. Questo strumento, che è stato installato di recente all’interno della laguna di Grado, ha rilevato che l’acqua ha toccato i +32,12°C. Temperature particolarmente elevate hanno tuttavia interessato in maniera evidente anche la zona del mare aperto. In quest’area specifica, la boa meteo-oceanografica Mambo1, operativa dal 1999 posizionata al limite dell’Area Marina Protetta di Miramare, ha misurato una temperatura massima di +28,34°C il 1 luglio.
Le minacce per la fauna marina
Temperature così elevate possono comportare conseguenze pesanti per l’ambiente acquatico, arrivando a ridurre in modo consistente la disponibilità di ossigeno disciolto nell’acqua. Questa condizione sfavorevole rischia di mettere in grave difficoltà molte specie marine autoctone che sono biologicamente adattate a vivere in acque più fredde. Nel contempo, il surriscaldamento del mare aperto e costiero può favorire l’espansione e l’insediamento di specie aliene provenienti da aree tipicamente più calde. Il monitoraggio continuo è uno strumento chiave per seguire questi cambiamenti nel tempo, per poterne comprendere gli effetti sugli ecosistemi marini e per fornire basi di dati utili alla ricerca, alla corretta gestione dell’ambiente circostante e a tutte le operazioni necessarie per la protezione civile.
“Accesso libero e costante ai dati”
Rendere pubbliche queste misurazioni è un passaggio cruciale per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato di salute del mare. A questo proposito, il responsabile del Centro nazionale di dati oceanografici dell’OGS, Alessandra Giorgetti, ha spiegato l’importanza della strumentazione impiegata: “L’accesso libero e costante ai dati della rete del Golfo di Trieste permette non solo agli scienziati, ma a tutta la cittadinanza, di seguire in diretta l’evoluzione dei parametri marini tra cui, ad esempio, temperatura, salinità, ossigeno disciolto, clorofilla e torbidità, e comprendere cosa sta accadendo al nostro ecosistema“.
