L’estate porta con sé una minaccia sempre più grave per la fauna ittica che popola i corsi d’acqua interni, messa a dura prova dalle ondate di caldo intenso. Le elevate temperature estive mettono a serio rischio la sopravvivenza dei pesci, in modo del tutto particolare all’interno dei fossi dove l’acqua risulta essere più bassa e tendenzialmente stagnante, favorendo un rapido deterioramento delle condizioni ambientali ottimali. Proprio in questo scenario di emergenza, accentuato dal progressivo surriscaldamento globale e dai prolungati periodi di siccità, si inserisce la problematica legata alla rapida diffusione di vegetazione acquatica invasiva. Un caso emblematico arriva direttamente dal territorio della Maremma, dove un’alga molto aggressiva sta compromettendo il delicato equilibrio idraulico e biologico locale, richiedendo operazioni di bonifica complesse e costanti nel tempo per scongiurare una vera e propria asfissia dell’ambiente fluviale.
L’alga veglio e la minaccia nei 3 km di canale a Talamone
La segnalazione più recente e preoccupante giunge dalla zona di Talamone, in provincia di Grosseto. Qui scorre il canale allacciante Principale di Acque Basse, un’infrastruttura fondamentale per la regimazione idrica nel delicato equilibrio del territorio. Lungo i circa 3 km del suo alveo, il Consorzio di bonifica Toscana Sud è impegnato ormai da 10 anni nella costante e faticosa rimozione di un’alga verde particolarmente invasiva, conosciuta localmente con il nome di “veglio”. Dal punto di vista scientifico si tratta della Cladophora vagabunda, un organismo vegetale che tra la primavera e la stagione estiva registra una crescita rapidissima sul fondale. Con l’incremento delle temperature e dell’esposizione ai raggi del Sole, le bolle di ossigeno prodotte dal processo di fotosintesi restano intrappolate tra i fitti filamenti dell’alga. Di conseguenza, i blocchi vegetali si staccano dal fondo per risalire a galla, creando spessi ed estesi tappeti che sigillano la superficie idrica. Senza interventi meccanici periodici di controllo, questa enorme biomassa arriva a coprire l’intero specchio d’acqua bloccando ogni scambio di ossigeno e rendendo l’habitat letale per la fauna ittica.
Le operazioni di tutela
La gravità della situazione richiede un monitoraggio continuo e un’azione implacabile da parte degli enti preposti alla tutela delle acque e del territorio. A inquadrare le dinamiche del fenomeno interviene Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI): “Ancora una volta la Toscana è un’area test nel contrasto alle erbe infestanti, aumentate con la globalizzazione della crisi climatica. Grazie alla biodiversità dei territori, qui proliferano specie autoctone ed alloctone, capaci di alterare profondamente gli ecosistemi”. La necessità di agire con prontezza è ribadita anche dai vertici operativi, che sottolineano il duplice obiettivo delle attività di pulizia in corso: “In anni recenti, questo tipo di interventi si è moltiplicato, salvaguardando ecosistemi, che altrimenti rischierebbero di morire – evidenzia Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – Si affiancano alla cosiddetta manutenzione gentile, che abbina prevenzione idrogeologica e rispetto dei bioritmi della natura”. La complessa e faticosa operazione portata avanti quotidianamente nel Grossetano rappresenta un argine essenziale. “L’attenzione che riserviamo all’ambiente è una guida chiara per le attività, che giornalmente eseguiamo nel nostro comprensorio – conclude Federico Vanni, il Presidente del Consorzio di bonifica Toscana Sud – In aree come queste, belle e fragili, la natura è quotidianamente minacciata dalle conseguenze della crisi climatica”.

