La terra torna a tremare nell’area vulcanica partenopea. A partire dalle ore 06:01 di oggi, 4 luglio 2026, i sismografi dell’Osservatorio Vesuviano hanno iniziato a registrare un nuovo sciame sismico localizzato proprio all’interno della complessa caldera dei Campi Flegrei. Secondo i dati preliminari, sono stati rilevati finora 7 eventi sismici. La magnitudo massima registrata durante questa sequenza ha toccato il valore di 1.9, un’intensità lieve ma sufficiente per mantenere alta la soglia di attenzione in un territorio morfologicamente fragile. L’Amministrazione Comunale di Pozzuoli, lavorando in stretta sinergia con la Protezione Civile locale, ha prontamente rassicurato i cittadini comunicando di seguire da vicino lo sviluppo dello sciame sismico attualmente in atto.
Campi Flegrei: concluso lo sciame sismico
Perché si verificano i terremoti nei Campi Flegrei
L’area dei Campi Flegrei rappresenta una vasta e complessa caldera vulcanica attiva, un’enorme depressione formatasi in seguito a violente eruzioni avvenute circa 40mila anni fa. La causa principale dei continui tremori avvertiti dalla popolazione residente risiede nel fenomeno noto come bradisismo, ovvero il lento e ciclico movimento di sollevamento e abbassamento del suolo. Questo continuo respiro della crosta terrestre è provocato in modo diretto dalle dinamiche dei fluidi idrotermali caldi e del gas che circolano nel sottosuolo a profondità variabili, solitamente stimate intorno a 3 km o 4 km sotto la superficie topografica. Quando i gas risalgono verso l’alto, aumentano enormemente la pressione termica e meccanica sulle rocce circostanti fino a causarne la fratturazione. Questo processo di rottura genera l’energia elastica che viene poi liberata in superficie sotto forma di terremoto, con epicentri spesso distribuiti in modo radiale, prevalentemente orientati verso le faglie posizionate a Sud/Ovest e a Nord/Ovest della caldera centrale.
La sismicità storica dell’area vulcanica
Dal punto di vista puramente storico, la sismicità dei Campi Flegrei risulta essere intimamente e indissolubilmente legata ai cicli bradisismici e alle loro intensificazioni temporali. Uno degli episodi più significativi del passato recente si è verificato tra il 1982 e il 1984, un biennio critico segnato da un sollevamento del suolo di quasi 2 metri e accompagnato da oltre 10mila scosse, alcune delle quali hanno superato ampiamente la magnitudo 4.0, costringendo le autorità all’evacuazione urgente di gran parte del centro storico di Pozzuoli. Prima di allora, un’altra crisi molto simile aveva interessato l’area flegrea tra il 1970 e il 1972. Dopo una successiva e lunga fase di subsidenza, in cui il suolo ha ripreso ad abbassarsi costantemente, a partire dal 2005 i delicati sensori sul territorio hanno registrato una nuova e chiara inversione di tendenza. Da quel momento il terreno ha ricominciato lentamente a gonfiarsi, portando alla progressiva recrudescenza dell’attività sismica che viviamo in questa precisa epoca.

