La combinazione tra cambiamenti climatici e diffusione di insetti parassiti sta mettendo a dura prova le foreste della Tenuta Presidenziale di Castelporziano, riserva naturale di circa 6 mila ettari situata sul litorale laziale all’interno del territorio di Roma Capitale. Secondo un nuovo studio, il 13% della superficie forestale risulta danneggiato dagli effetti congiunti della siccità e delle infestazioni. La ricerca è stata promossa e coordinata dal Consiglio scientifico della Tenuta presidenziale di Castelporziano e realizzata in collaborazione con ENEA, Sapienza Università di Roma, Cnr ed European Forest Institute. L’analisi ha evidenziato una particolare vulnerabilità delle pinete, colpite dal 2018 da fenomeni di infestazione legati al bostrico del pino e alla cocciniglia tartaruga, insetti capaci di compromettere la salute degli alberi e alterare l’equilibrio degli ecosistemi forestali.
A soffrire maggiormente sono dunque le aree caratterizzate dalla presenza di pini, già sottoposte allo stress determinato dalla riduzione delle disponibilità idriche e dall’aumento delle temperature. Una situazione che conferma l’impatto crescente degli eventi climatici estremi sulla capacità di resilienza delle foreste mediterranee. Diverso il comportamento dei lecci, che hanno mostrato una maggiore capacità di adattamento alle condizioni ambientali sfavorevoli. Queste specie continuano infatti a svolgere un ruolo fondamentale nei servizi ecosistemici della riserva, contribuendo allo stoccaggio del carbonio e all’assorbimento di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, come l’ozono.
Lo studio offre così un quadro aggiornato sullo stato di salute della Tenuta di Castelporziano e fornisce indicazioni utili per definire strategie di monitoraggio e gestione delle foreste, sempre più chiamate ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
“Per analizzare lo stato di salute della vegetazione dell’intera Tenuta si sono rivelate uno strumento essenziale le immagini satellitari acquisite dalla missione Sentinel-2”, spiega Alessandro Sebastiani, ricercatore del dipartimento ENEA di Sostenibilità e coautore dello studio insieme a Giuseppe Scarascia-Mugnozza (vice presidente del Consiglio scientifico della Tenuta presidenziale di Castelporziano e membro dello European Forest Institute e dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL), Fausto Manes (Sapienza Università di Roma) e Silvano Fares (Cnr).
Le foreste di pino, a seguito dell’infestazione, hanno subito un drastico peggioramento dello stato di salute. Il resto della vegetazione della Tenuta di Castelporziano mostra invece una condizione complessivamente stabile, con la foresta di lecci che mantiene elevati tassi di assimilazione del carbonio e variazioni minime in risposta alla siccità e alle alte temperature. Nel dettaglio, la lecceta assorbe 8 tonnellate di carbonio per ettaro in media all’anno, un valore che risulta maggiore del 20% rispetto a quello osservato negli stessi tipi di foresta negli anni ’90. Inoltre, il leccio rappresenta anche un importante alleato nella rimozione dell’ozono troposferico, con un assorbimento medio annuo fino a circa 8 grammi per metro quadrato.
“I risultati dello studio ci indicano di puntare nelle aree mediterranee su specie più resilienti, come il leccio, a scapito di specie più vulnerabili, come il pino domestico e alcune querce decidue. Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione forestale, anche perché molte delle specie più colpite sono tra le più tipiche del paesaggio mediterraneo. Infatti, solo le specie capaci di adottare strategie di adattamento efficaci riusciranno a prosperare in un clima in evoluzione. La scelta di specie idonee sarà cruciale per sostenere la capacità delle foreste urbane e periurbane di fornire servizi ecosistemici preziosi quali l’assorbimento di CO2, la mitigazione dell’effetto isola di calore e la rimozione di inquinanti atmosferici”, aggiunge Sebastiani.
Con oltre 30 anni di raccolta dati sul campo, la Tenuta di Castelporziano rappresenta un ecosistema che contribuisce a comprendere gli effetti degli stress legati al cambiamento climatico sulla vegetazione naturale e sulla fornitura dei relativi servizi ecosistemici nel bacino del Mediterraneo; nel 2022 è stata riconosciuta come stazione di Classe 1 da ICOS, l’unica stazione forestale nazionale ad aver ottenuto questo massimo riconoscimento per la qualità dei dati forniti. E per questo motivo l’area naturale è destinata a diventare sempre più un modello di Forest Living Lab, un laboratorio a cielo aperto in linea con i tre obiettivi della Strategia europea per la biodiversità al 2030: arrestare la perdita di biodiversità, contrastare il degrado dei servizi ecosistemici e promuoverne il ripristino su larga scala.
