Un massiccio afflusso di acqua dolce proveniente dal Mar Nero si riversò nel Mar Egeo circa 11mila anni fa, innescando un processo che modificò profondamente la circolazione di tutto il bacino del Mediterraneo orientale. Questo evento contribuì in maniera decisiva alla genesi di uno dei fenomeni ambientali più importanti e studiati dell’Olocene. La scoperta è emersa grazie a un recente studio coordinato da Dimitris Evangelinos dell’Università di Barcellona, realizzato in stretta collaborazione con la University of the Aegean e l’Hellenic Centre for Marine Research. I risultati della ricerca, che hanno trovato spazio sulle pagine della rivista Communications Earth & Environment, dimostrano che il contributo delle acque pontiche ai cambiamenti oceanografici dell’epoca fu di gran lunga più rilevante di quanto ritenuto finora dagli scienziati di tutto il mondo.
Le cause del misterioso strato Sapropel 1
Tra circa 11mila e 6mila anni fa, enormi quantità di acqua a bassa salinità attraversarono lo Stretto dei Dardanelli. Questa immensa portata d’acqua dolce provocò un rapido aumento della stratificazione delle acque superficiali del Mar Egeo. Il fenomeno fisico rappresentò un ostacolo permanente per la normale formazione delle correnti profonde, alterando nel tempo gli equilibri dell’intero ecosistema. Questo meccanismo causò lo sviluppo del Sapropel 1, un denso e spesso strato di sedimenti estremamente ricchi di materia organica che ricoprì gran parte dei fondali. Fino a poco tempo fa la scienza attribuiva la genesi di questo strato organico quasi unicamente all’aumento delle precipitazioni nel settore Nord del bacino marittimo e al vasto apporto dei fiumi situati nel Nord Africa. I nuovi dati indicano invece uno scenario geologico e climatico completamente diverso.
L’archivio millenario nei fondali marini
Il ricercatore Dimitris Evangelinos ha precisato che la variazione della portata dei bacini fluviali africani e le piogge regionali risultano del tutto insufficienti a spiegare un simile stravolgimento climatico. Il Mar Nero ha funzionato come una gigantesca sorgente di acqua dolce che ha ridisegnato la circolazione oceanica del Mar Egeo in modo decisivo. Per ricostruire l’esatta cronologia degli eventi, il team internazionale ha estratto e analizzato una carota di sedimenti marini prelevata proprio al centro delle acque egee, vicino a una delle zone cruciali per la generazione delle correnti. Questo preziosissimo archivio sommerso custodisce oltre 42mila anni di storia ambientale, permettendo agli esperti di leggere il passato del nostro clima.
Lo scioglimento dei ghiacci e il nostro futuro
Attraverso l’attento esame della granulometria, la scansione a fluorescenza a raggi X e l’osservazione degli isotopi radiogenici e stabili, gli scienziati hanno separato l’impronta chimica dell’acqua del Mar Nero da quella derivante da altre fonti idrologiche. L’origine di questa incontenibile ondata è da ricercare nello scioglimento intensivo dei ghiacci e nel picco di precipitazioni che colpirono l’immenso bacino idrografico settentrionale in quell’epoca. Le masse d’acqua meno salata rimasero a galla sulla superficie, riducendo drasticamente il rimescolamento verticale che solitamente alimenta e ossigena i fondali marini profondi. Questa scoperta sul passato del Mediterraneo assume un valore inestimabile per affrontare le sfide del presente. Capire in che modo le correnti marine reagiscano ai grandi afflussi di acqua dolce durante i periodi climatici caldi fornisce infatti indicazioni essenziali per interpretare le conseguenze del riscaldamento globale attuale sulle dinamiche degli oceani in tutto il pianeta.
