“È l’alba di una nuova era spaziale”: l’India lancia con successo il 1° razzo orbitale privato

Skyroot Aerospace porta l'India nell'esclusivo club delle potenze private nello Spazio insieme a Stati Uniti e Cina

L’India entra di prepotenza nella ristretta cerchia delle nazioni in grado di raggiungere l’orbita terrestre affidandosi a vettori commerciali privati. L’azienda Skyroot Aerospace ha coronato un percorso iniziato nel 2018, lanciando con totale successo il razzo Vikram-1 dal Satish Dhawan Space Centre situato sull’isola di Sriharikota, nel Sud/Est del Paese. Questo eccezionale traguardo permette alla nazione asiatica di posizionarsi al 3° posto a livello globale per capacità di lancio orbitale privato, affiancando colossi già affermati come Stati Uniti e Cina. Con un decollo perfetto avvenuto alle 12:05 ora locale, l’industria aerospaziale indiana apre ufficialmente un capitolo del tutto inedito.

I dettagli della missione Aagaman e le potenzialità commerciali

Durante la trasmissione in diretta dell’evento, uno dei commentatori di Skyroot ha dichiarato con entusiasmo: “È l’alba di una nuova era spaziale“. L’azienda, con sede nella città di Hyderabad, aveva già fatto parlare di sé 4 anni dopo la sua fondazione con il vettore suborbitale Vikram-S, diventando la prima realtà privata indiana a raggiungere lo Spazio. Il passaggio all’orbita rappresenta un salto di qualità enorme. Vikram-1, un lanciatore alto 7 piani e diviso in 4 stadi, è progettato specificamente per immettere piccoli carichi in orbita bassa terrestre. Può infatti trasportare circa 350 kg di payload. Pawan Kumar Chandana, co-fondatore e CEO dell’azienda ed ex dipendente dell’agenzia spaziale indiana insieme a Naga Bharath Daka, ha spiegato che “il mercato del lancio di piccoli satelliti è profondamente limitato dal lato dell’offerta“. Chandana ha poi aggiunto: “Allo stesso tempo, la domanda di servizi abilitati dai satelliti nello Spazio non farà che crescere, ed è qui che risiede l’opportunità di Skyroot“.

Il carico ricco di innovazione tecnologica e simboli

La missione di prova, battezzata Aagaman, che in sanscrito significa arrivo, aveva lo scopo principale di verificare le prestazioni dei vari sistemi di volo. Oltre alla strumentazione diagnostica, il vettore ha trasportato un nutrito gruppo di carichi utili destinati a un’altitudine di 450 km. Tra questi vi erano un dimostratore tecnologico dell’azienda tedesca DCUBED, il satellite Solaras S3 della startup indiana Grahaa Space e un braccio robotico progettato per catturare detriti orbitanti realizzato da Cosmoserve Space, chiamato Embrace. A completare il manifesto di carico c’erano il satellite SCOPE della stessa Skyroot, utile a raccogliere dati sul volo, e 2 carichi puramente simbolici. Si trattava di un piccolo razzo in oro a 18 carati creato dall’artista Ajay Kumar Mattewada e di un’opera chiamata Cosmic Bloom, realizzata con gemme coltivate in laboratorio da Cosmos Diamonds.

La pietra miliare per il futuro dell’India

Tutti gli strumenti hanno raggiunto l’orbita sani e salvi. Il razzo Vikram-1 si è staccato dalla rampa in un lampo di fuoco garantito dal suo motore a propellente solido primo stadio. Seguendo una traiettoria nominale, il veicolo ha rilasciato i carichi utili esattamente nei tempi previsti. A soli 17 minuti dal decollo, tutti gli obiettivi erano stati raggiunti, portando il direttore di missione ad annunciare: “La missione Vikram-1 Aagaman è un grande successo“, scatenando gli applausi di tutto il centro di controllo. Le reazioni entusiaste sono arrivate immediatamente dai vertici del settore. Il generale in pensione AK Bhatt, direttore generale della Indian Space Association, ha dichiarato: “Il successo del lancio orbitale del Vikram-1 (Missione Aagaman) di Skyroot Aerospace è una pietra miliare decisiva per il viaggio spaziale dell’India“. Lo stesso Bhatt ha poi concluso sottolineando l’importanza strategica dell’impresa: “Eseguendo il 1° volo orbitale completamente privato della nazione, Skyroot ha infranto i confini storici, dimostrando che la nostra industria nazionale è pronta a gestire missioni spaziali end-to-end“.