Emissioni globali, tra lievi cali e nuovi aumenti: la situazione in Europa e nel mondo

I nuovi dati di Climate TRACE mostrano una riduzione globale dello 0,1% rispetto a maggio 2025. La Cina registra il calo più consistente tra i grandi emettitori, mentre aumentano le emissioni di Stati Uniti, India e Unione europea

Le emissioni globali di gas serra hanno raggiunto nel mese di maggio 2026 un totale di 5 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, segnando una lieve diminuzione dello 0,1% rispetto a maggio 2025. È questo il dato principale emerso dall’ultimo aggiornamento di Climate TRACE, che fotografa una situazione sostanzialmente stabile sul piano globale, ma caratterizzata da andamenti molto diversi tra Paesi, settori produttivi e grandi aree urbane. Il dato cumulativo relativo ai primi cinque mesi del 2026 è pari a 25,3 miliardi di tonnellate di CO₂e, esattamente in linea con il totale registrato nello stesso periodo del 2025. La stabilità delle emissioni complessive indica quindi che, nonostante alcuni segnali di riduzione in importanti economie e comparti industriali, non si è ancora verificata una diminuzione strutturale delle emissioni climalteranti su scala mondiale. Un andamento diverso riguarda il metano, uno dei gas serra con il maggiore impatto sul riscaldamento globale nel breve periodo. Nel maggio 2026 le emissioni globali hanno raggiunto 34,2 milioni di tonnellate di CH₄, con un incremento dello 0,1% rispetto a maggio 2025.

Emissioni globali nel 2026: il totale resta invariato rispetto all’anno precedente

Il quadro delineato da Climate TRACE mostra come le emissioni mondiali di gas serra continuino a mantenersi su livelli estremamente elevati. La flessione dello 0,1% registrata a maggio corrisponde a una variazione minima rispetto al volume complessivo di emissioni prodotte nell’arco del mese. Il totale di 25,3 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente accumulato tra gennaio e maggio 2026 coincide con quello dello stesso periodo dell’anno precedente. Ciò significa che le riduzioni osservate in alcuni Paesi e settori sono state compensate dagli aumenti rilevati in altre aree economiche e produttive. La dinamica globale è il risultato di numerose variazioni interne. Alcuni dei maggiori emettitori mondiali hanno ridotto le proprie emissioni, mentre altri hanno registrato incrementi che, pur contenuti in termini percentuali, assumono un peso rilevante considerando le enormi quantità complessive coinvolte.

Cina, emissioni in calo dello 0,6% a maggio 2026

La Cina, primo Paese al mondo per emissioni di gas serra, ha prodotto nel maggio 2026 circa 1,4 miliardi di tonnellate di CO₂e. La stima preliminare indica una diminuzione di 8,5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari allo 0,6% in meno rispetto a maggio 2025. Il calo cinese rappresenta la diminuzione più consistente in termini assoluti tra i principali Paesi emettitori analizzati. Considerando il peso della Cina nel bilancio mondiale delle emissioni, anche variazioni percentuali apparentemente limitate corrispondono a milioni di tonnellate di gas serra. La riduzione registrata nel Paese asiatico ha contribuito in maniera significativa alla lieve flessione globale osservata nel mese di maggio. Tuttavia, il volume complessivo delle emissioni cinesi resta nettamente superiore a quello di qualsiasi altra nazione.

Stati Uniti e India aumentano le emissioni, calano Russia e Indonesia

Tra gli altri cinque maggiori Paesi emettitori, gli Stati Uniti hanno registrato un aumento delle emissioni pari a 2,8 milioni di tonnellate di CO₂e, corrispondente a una crescita dello 0,5% su base annua. Anche l’India ha mostrato un incremento. Le emissioni del Paese sono aumentate di 3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con una variazione dello 0,8% rispetto a maggio 2025. In termini percentuali, si tratta dell’aumento più elevato tra i cinque maggiori emettitori mondiali. La Russia ha invece ridotto le proprie emissioni di 1,5 milioni di tonnellate di CO₂e, pari a una flessione dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Una diminuzione dello 0,6% è stata rilevata anche in Indonesia, dove le emissioni sono scese di 800mila tonnellate di CO₂ equivalente rispetto a maggio 2025.

Emissioni in aumento nell’Unione europea: crescita dell’1,5%

Un segnale in controtendenza arriva dall’Unione europea, che, se considerata come un unico blocco, rappresenterebbe la quarta maggiore fonte di emissioni mondiali nel maggio 2026. Le emissioni dei Paesi dell’Ue sono aumentate complessivamente di 4,4 milioni di tonnellate di CO₂e rispetto a maggio 2025, con una crescita dell’1,5% su base annua. L’incremento europeo risulta superiore, in termini percentuali, a quello registrato negli Stati Uniti e in India. Il dato evidenzia come, nel mese preso in esame, la riduzione delle emissioni in alcune delle maggiori economie mondiali non sia stata accompagnata da un analogo andamento nel continente europeo. La crescita dell’Unione europea assume particolare rilievo anche perché si inserisce in un contesto globale di sostanziale stabilità, contribuendo a compensare parte delle riduzioni registrate in Cina, Russia e Indonesia.

Edifici, energia e rifiuti spingono verso l’alto le emissioni

L’analisi settoriale mostra che nel maggio 2026 le emissioni sono aumentate nei comparti degli edifici, della produzione di energia elettrica e dei rifiuti. Sono invece diminuite nelle operazioni legate ai combustibili fossili, nell’industria manifatturiera e nei trasporti. Il settore che ha registrato la maggiore variazione percentuale rispetto a maggio 2025 è quello degli edifici. Le emissioni degli edifici hanno raggiunto 280,9 milioni di tonnellate di CO₂e, con un incremento dell’1,6% su base annua. La produzione di energia elettrica continua a rappresentare il principale settore emissivo. Nel maggio 2026 le emissioni del comparto energetico sono state pari a 1.320,8 milioni di tonnellate di CO₂e, con una crescita dello 0,9% rispetto a maggio 2025. Anche il settore dei rifiuti ha mostrato un aumento, seppure più limitato. Le emissioni sono state pari a 172,4 milioni di tonnellate di CO₂e, con una crescita dello 0,2%.

Agricoltura e gas fluorurati restano stabili

Le emissioni agricole hanno raggiunto nel maggio 2026 un totale di 622,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, senza variazioni rispetto allo stesso mese del 2025. Anche le emissioni prodotte dai gas fluorurati sono rimaste sostanzialmente invariate, attestandosi a 145 milioni di tonnellate di CO₂e. Non si sono registrate variazioni neppure nel settore dell’estrazione mineraria, che ha prodotto 16,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. La stabilità di questi comparti contribuisce a spiegare perché, nonostante gli aumenti e le diminuzioni osservati negli altri settori, il totale globale sia rimasto quasi identico a quello dell’anno precedente.

Calano le emissioni dell’industria manifatturiera e dei trasporti

La riduzione più significativa in termini percentuali è stata registrata nel comparto della produzione manifatturiera. Le emissioni del settore sono state pari a 916 milioni di tonnellate di CO₂e, con una diminuzione dell’1,5% rispetto a maggio 2025. Le operazioni legate ai combustibili fossili hanno generato 779,2 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, segnando una lieve flessione dello 0,1% su base annua. Anche il settore dei trasporti ha registrato una diminuzione. Le emissioni si sono attestate a 777,7 milioni di tonnellate di CO₂e, con un calo dello 0,9% rispetto a maggio 2025. Le riduzioni osservate nei trasporti e nella manifattura hanno contribuito a compensare l’aumento delle emissioni legate all’elettricità e agli edifici. La produzione energetica rimane tuttavia il comparto con il maggiore impatto sul totale globale.

Shanghai guida la classifica delle città con più emissioni

L’aggiornamento di Climate TRACE comprende anche una valutazione delle emissioni di gas serra nelle aree urbane. Le città con il più alto livello complessivo di emissioni nel maggio 2026 sono state Shanghai, in Cina, Tokyo, in Giappone, Houston, Los Angeles e New York, negli Stati Uniti. La presenza di tre grandi aree urbane statunitensi tra le prime cinque evidenzia il peso delle metropoli americane nel bilancio globale delle emissioni. Shanghai si conferma invece l’area urbana con il livello assoluto più elevato nel mese preso in esame. La graduatoria considera le emissioni complessive generate all’interno delle aree urbane, includendo le diverse fonti produttive, energetiche, industriali, edilizie e legate ai trasporti.

Mannheim e Korba registrano i maggiori aumenti assoluti

Le aree urbane che hanno registrato i maggiori incrementi assoluti delle emissioni rispetto a maggio 2025 sono state Mannheim, in Germania, Korba, in India, Chicago, negli Stati Uniti, Anshan, in Cina, e Colonia, in Germania. La presenza di due città tedesche tra le prime cinque aree urbane per aumento assoluto si inserisce nel più generale incremento delle emissioni rilevato nell’Unione europea. Le maggiori diminuzioni assolute sono state invece osservate a Zhangjiagang, in Cina, Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Manama, in Bahrein, Detroit, negli Stati Uniti, e Seul, in Corea del Sud. Questi dati indicano variazioni calcolate in termini di quantità complessiva di emissioni, indipendentemente dalla dimensione iniziale del totale prodotto da ciascuna area urbana.

Barletta tra le città con il maggiore aumento percentuale

Considerando invece le variazioni percentuali rispetto al totale delle emissioni prodotte da ciascuna città, gli aumenti più rilevanti sono stati registrati a Rongshui, in Cina, Uruguaiana, in Brasile, Barletta, in Italia, Sukkur, in Pakistan, e Campo Largo, in Brasile. La presenza di Barletta colloca una città italiana tra le cinque aree urbane mondiali con il più elevato incremento percentuale delle emissioni nel maggio 2026 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le maggiori riduzioni percentuali sono state rilevate a Lufeng, in Cina, Yenakiieve, in Ucraina, Macherla, in India, Ergani, in Türkiye, e Sault Ste. Marie, in Canada. Le variazioni percentuali possono risultare particolarmente elevate anche in aree urbane con volumi complessivi inferiori rispetto alle grandi metropoli mondiali, poiché il confronto viene effettuato in rapporto al totale locale delle emissioni.

Nuovi modelli per agricoltura, acciaio, raffinerie e alluminio

L’aggiornamento V5.9.0 comprende anche modifiche ai modelli utilizzati per stimare le emissioni. Nel settore agricolo è stata integrata una nuova fonte di dati, lo Spatial Production Allocation Model, SPAM 2020. Nel comparto del ferro e dell’acciaio sono state aggiunte nuove tipologie di capacità produttiva. In particolare, il database include ora gli impianti con forni a induzione e quelli dedicati alla produzione di ferro a riduzione diretta associata a forni a induzione. Sono stati inoltre aggiunti nuovi metadati in diversi settori per aumentare il livello di dettaglio delle fonti emissive. Nel comparto della raffinazione di petrolio e gas, le emissioni vengono suddivise con maggiore precisione tra quelle generate dalla combustione dei carburanti, le emissioni fuggitive e di processo e quelle prodotte dalle operazioni di flaring. Anche il settore dell’alluminio dispone ora di informazioni più dettagliate, con una distinzione tra le emissioni prodotte durante il processo di fusione e quelle derivanti dall’utilizzo di combustibili.

Emissioni mondiali ancora lontane da una riduzione strutturale

Il quadro complessivo del maggio 2026 mostra una sostanziale stabilità delle emissioni globali di gas serra, con una riduzione mensile dello 0,1% che non si traduce ancora in un calo del dato cumulativo annuale. La diminuzione delle emissioni in Cina, Russia e Indonesia è stata controbilanciata dagli aumenti registrati negli Stati Uniti, in India e soprattutto nell’Unione europea. Sul piano settoriale, la crescita delle emissioni legate alla produzione di energia elettrica e agli edifici ha compensato le riduzioni osservate nell’industria manifatturiera e nei trasporti. Il totale di 25,3 miliardi di tonnellate di CO₂e nei primi cinque mesi del 2026, invariato rispetto al 2025, evidenzia come le emissioni mondiali non abbiano ancora imboccato un percorso di diminuzione stabile. Parallelamente, il leggero aumento delle emissioni globali di metano conferma la persistenza di una delle principali fonti di riscaldamento climatico nel breve periodo.

Gas serra