Eni ha raggiunto la prima produzione di elettricità per uso industriale dalla centrale a gas da 120 MW realizzata nell’ambito del progetto Mangystau Hybrid Power Plant, nella regione del Mangystau, in Kazakistan. L’avvio della produzione rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nel percorso di sviluppo dell’impianto ibrido, destinato a raggiungere una capacità complessiva di 247 MW attraverso l’integrazione di differenti tecnologie di generazione energetica. Il progetto viene sviluppato in partnership con la compagnia energetica nazionale kazaka KazMunayGas e con Plenitude, società controllata da Eni e attiva nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili, nella vendita di energia e nei servizi energetici. La centrale a gas costituisce una componente essenziale del più ampio sistema energetico ibrido che unirà la produzione da gas naturale, energia solare e, successivamente, energia eolica.
Il primo grande impianto ibrido del Kazakistan
Il Mangystau Hybrid Power Plant viene indicato come la prima centrale ibrida su larga scala realizzata in Kazakistan. La struttura è stata progettata per integrare differenti fonti energetiche, combinando la programmabilità del gas con la produzione proveniente dal sole e dal vento. L’obiettivo è garantire una fornitura di energia elettrica affidabile e caratterizzata da minori emissioni di carbonio alle società controllate di KazMunayGas operative nella regione del Mangystau. L’integrazione delle diverse tecnologie permetterà di compensare la naturale variabilità delle fonti rinnovabili. La centrale a gas potrà infatti assicurare continuità alla produzione elettrica nei momenti in cui la disponibilità di energia solare o eolica risulterà insufficiente. Il progetto adotta quindi un modello energetico innovativo, attraverso il quale sostenere il fabbisogno industriale della regione e contribuire contemporaneamente alla diversificazione del sistema energetico kazako. La realizzazione dell’impianto rientra inoltre nel processo di modernizzazione delle infrastrutture energetiche nazionali, in un Paese tradizionalmente caratterizzato da una forte presenza delle fonti fossili ma impegnato nell’ampliamento della propria capacità rinnovabile.
Oltre due milioni di ore lavorate senza infortuni con perdita di tempo
Uno degli elementi messi in evidenza nello sviluppo del progetto riguarda i risultati raggiunti sul fronte della sicurezza. Dall’avvio dei lavori di costruzione fino alla prima produzione di elettricità dalla centrale a gas sono state registrate oltre due milioni di ore lavorate senza infortuni con perdita di tempo, classificati secondo l’indicatore internazionale Lost Time Injury. Il risultato viene considerato una conferma dell’elevata capacità esecutiva raggiunta durante la costruzione dell’infrastruttura, oltre che del costante impegno dedicato alla tutela della sicurezza dei lavoratori. Il traguardo è stato raggiunto grazie anche alla collaborazione tra i soggetti coinvolti nel progetto e gli stakeholder locali, in un’attività che ha richiesto il coordinamento di competenze industriali, tecniche e organizzative. La realizzazione di una centrale ibrida di queste dimensioni comporta infatti la gestione contemporanea di più cantieri e tecnologie, dalla generazione termoelettrica agli impianti rinnovabili, fino alle infrastrutture necessarie per il collegamento e la distribuzione dell’energia prodotta. Il completamento della prima fase produttiva nei tempi programmati e senza incidenti con perdita di giornate lavorative conferma la capacità di sviluppare infrastrutture energetiche complesse mantenendo elevati standard di sicurezza.
Il progetto procede per fasi: solare, gas ed eolico
Lo sviluppo del Mangystau Hybrid Power Plant è stato articolato attraverso un programma a fasi, concepito per consentire l’entrata progressiva in funzione delle diverse componenti dell’impianto. La prima tappa è stata completata nel settembre 2025, con l’entrata in esercizio della centrale solare da 50 MW. Il secondo passaggio è stato raggiunto nel luglio 2026, con la prima produzione di energia elettrica proveniente dalla centrale a gas da 120 MW. La prossima fase prevede il completamento della messa in servizio dell’impianto a gas entro il terzo trimestre del 2026. La piena operatività della centrale consentirà di rafforzare la capacità di generazione necessaria a sostenere le attività industriali delle società di KazMunayGas presenti nella regione. Parallelamente continueranno i lavori per la realizzazione della centrale eolica da 77 MW, la cui entrata in esercizio è prevista nel corso del 2027. Con l’attivazione della componente eolica sarà completata la configurazione ibrida dell’intero progetto. La capacità complessiva sarà quindi composta da 120 MW provenienti dal gas, 50 MW dal solare e 77 MW dall’eolico, per un totale di 247 MW.
Un sistema energetico più stabile e a basse emissioni
L’integrazione tra fonti convenzionali e rinnovabili rappresenta il principale elemento distintivo dell’impianto di Mangystau. La componente solare ed eolica contribuirà a ridurre l’intensità emissiva dell’elettricità prodotta, mentre la centrale a gas garantirà la stabilità e la continuità della fornitura energetica necessaria alle attività industriali. La presenza di una fonte programmabile assume un ruolo particolarmente importante in un sistema caratterizzato da una crescente penetrazione delle rinnovabili. La produzione solare dipende infatti dall’irraggiamento, mentre quella eolica varia in base alle condizioni del vento. La possibilità di combinare le diverse fonti consentirà al sistema di rispondere più efficacemente alle variazioni della domanda e della produzione, riducendo il rischio di interruzioni e rendendo più affidabile l’approvvigionamento. Il progetto costituisce quindi un modello di transizione energetica fondato sull’integrazione tecnologica, nel quale la produzione da gas viene utilizzata a supporto dello sviluppo delle fonti rinnovabili.
La partnership tra Eni e KazMunayGas
Il Mangystau Hybrid Power Plant si basa sulla partnership consolidata tra Eni e KazMunayGas, sviluppata nel corso di una lunga collaborazione nel settore energetico kazako. Il progetto contribuisce al rafforzamento delle infrastrutture energetiche della regione del Mangystau, area strategica per le attività industriali e petrolifere del Paese. La nuova capacità produttiva sarà destinata in particolare alle società controllate di KazMunayGas operative nella regione, garantendo loro una disponibilità di elettricità più stabile e diversificata. L’investimento si inserisce anche negli obiettivi più ampi del Kazakistan in materia di sviluppo energetico, modernizzazione delle infrastrutture e transizione verso un mix caratterizzato da una maggiore presenza delle fonti a basse emissioni. La combinazione tra risorse tradizionali e rinnovabili permette inoltre di valorizzare le caratteristiche climatiche del territorio, sfruttando l’elevato potenziale solare ed eolico della regione.
La presenza di Eni in Kazakistan dal 1992
Eni opera in Kazakistan dal 1992, principalmente attraverso attività di esplorazione e produzione di idrocarburi. La società è co-operatore del giacimento di Karachaganak, nel quale detiene una partecipazione del 29,25%. Il giacimento rappresenta una delle principali risorse energetiche del Paese ed è considerato uno degli asset più rilevanti nel portafoglio internazionale del gruppo. Eni partecipa inoltre al consorzio del North Caspian PSA con una quota del 16,81%. Il progetto riguarda lo sviluppo delle risorse petrolifere e di gas presenti nell’area settentrionale del Mar Caspio. La compagnia detiene anche una partecipazione del 2% nel progetto CPC, il Caspian Pipeline Consortium, infrastruttura strategica per il trasporto del petrolio dalla regione caspica verso i mercati internazionali. A questa presenza si aggiunge una quota del 5% nel progetto BTC, relativo all’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, uno dei principali collegamenti energetici tra l’area del Caspio e il Mediterraneo.
La crescita di Plenitude nelle rinnovabili in Kazakistan
In linea con la propria strategia di decarbonizzazione, Eni ha progressivamente ampliato la propria presenza nel settore delle energie rinnovabili in Kazakistan attraverso Plenitude. La società gestisce attualmente 96 MW di capacità eolica attraverso i parchi eolici di Badamsha, situati nella regione di Aktobe. A questa capacità si aggiunge una centrale solare da 50 MW a Shaulder, nella regione del Turkestan. Le attività rinnovabili già operative e il progetto ibrido di Mangystau rafforzano il ruolo di Plenitude nel processo di diversificazione energetica del Kazakistan. Con il completamento della centrale eolica da 77 MW previsto nel 2027, il Mangystau Hybrid Power Plant diventerà un’infrastruttura di riferimento per l’integrazione tra produzione convenzionale e rinnovabile nel Paese. La prima elettricità prodotta dalla centrale a gas segna quindi un passaggio decisivo nella realizzazione del progetto e prepara il terreno per il completamento del sistema da 247 MW, destinato a sostenere la domanda industriale della regione e il percorso di modernizzazione energetica del Kazakistan.
