La diffusione dell’epatite A in Italia mostra una crescita particolarmente significativa. Secondo i dati raccolti dal sistema di sorveglianza coordinato dall’Istituto superiore di Sanità, i casi registrati a livello nazionale sono passati dai 126 del 2021 ai 631 del 2025. In quattro anni il numero delle infezioni segnalate è quindi aumentato di circa cinque volte, delineando un quadro epidemiologico che richiede una rinnovata attenzione sul fronte della prevenzione, dell’individuazione dei focolai e dell’interruzione delle catene di trasmissione. L’incremento ha interessato in maniera rilevante anche il Lazio, dove i dati del Servizio regionale per l’epidemiologia, la sorveglianza e il controllo delle malattie infettive, il Seresmi dell’Inmi Spallanzani, hanno evidenziato 120 casi di epatite A nei primi mesi del 2026. La crescita delle infezioni risulta associata principalmente a episodi di trasmissione alimentare e interpersonale, con una particolare attenzione rivolta ai focolai collegati al consumo di alimenti contaminati. Il dato emerge in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, durante la quale l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma ha ribadito il proprio impegno nella prevenzione, nella ricerca e nella cura delle infezioni virali.
Epatite A in Italia, l’aumento dei casi tra il 2021 e il 2025
Il passaggio da 126 casi nel 2021 a 631 nel 2025 rappresenta l’elemento epidemiologico più rilevante del quadro nazionale. La crescita dell’epatite A richiama l’attenzione su una patologia virale la cui circolazione può essere favorita dalla contaminazione degli alimenti e dai contatti interpersonali. La sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di Sanità consente di seguire l’andamento delle segnalazioni e di identificare eventuali cambiamenti nella diffusione dell’infezione. L’incremento registrato negli ultimi anni sottolinea l’importanza di mantenere elevata la capacità di individuare tempestivamente i casi, ricostruire i possibili collegamenti epidemiologici e intervenire sui contesti nei quali si sviluppano i focolai. Nel caso dell’epatite A, l’attenzione è rivolta soprattutto agli episodi di trasmissione attraverso alimenti contaminati e alle situazioni nelle quali il virus può diffondersi direttamente tra le persone. Il monitoraggio delle infezioni permette di orientare le iniziative di prevenzione e di rafforzare la risposta sanitaria nelle aree maggiormente interessate.
Epatite A nel Lazio, 120 casi nei primi mesi del 2026
Il fenomeno ha assunto dimensioni significative nel Lazio. Le rilevazioni del Seresmi dell’Inmi Spallanzani hanno infatti documentato 120 casi nei primi mesi del 2026, confermando la necessità di un’attenta sorveglianza regionale. Il Servizio regionale per l’epidemiologia, la sorveglianza e il controllo delle malattie infettive svolge un ruolo centrale nel monitoraggio dell’andamento delle infezioni, nella ricostruzione delle modalità di trasmissione e nell’individuazione di eventuali focolai. L’aumento osservato nel Lazio viene associato principalmente a episodi di origine alimentare e di trasmissione interpersonale. Un’attenzione specifica è riservata ai casi legati al consumo di alimenti contaminati, una delle principali circostanze attraverso le quali il virus dell’epatite A può raggiungere più persone e determinare una crescita delle infezioni in un periodo circoscritto.
Lo Spallanzani e la lotta alle epatiti virali
In occasione della Giornata mondiale dedicata a queste patologie, l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma ha riaffermato il proprio ruolo nella lotta contro le epatiti virali. L’Istituto è “in prima linea nella lotta alle epatiti virali sin dalla sua nascita – ribadisce il proprio impegno nella prevenzione, nella ricerca e nella cura delle infezioni virali. Un ruolo costruito in oltre un secolo di attività e caratterizzato dalla capacità di accompagnare l’evoluzione della medicina infettivologica, passando dalle terapie basate sull’interferone alle moderne cure antivirali che hanno profondamente modificato la storia naturale di queste patologie”. L’attività dello Spallanzani si è quindi sviluppata parallelamente all’evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle possibilità terapeutiche. Dalle cure basate sull’interferone si è arrivati alle moderne terapie antivirali, che hanno cambiato profondamente la gestione delle infezioni e il percorso clinico dei pazienti affetti da patologie epatiche virali. L’impegno dell’Istituto comprende oggi l’assistenza specialistica, la ricerca clinica, la prevenzione sul territorio, i programmi di screening e il collegamento immediato tra diagnosi e presa in carico.
Malattie infettive ed epatologia, il centro regionale dello Spallanzani
All’interno dello Spallanzani opera l’Unità Malattie infettive ed epatologia, diretta da Gianpiero D’Offizi. La struttura rappresenta un riferimento regionale per la gestione dei pazienti affetti da patologie epatiche sia acute sia croniche. L’attività integra assistenza, ricerca, prevenzione e interventi territoriali, con un’organizzazione che consente di seguire le diverse fasi della malattia, dalla diagnosi alla terapia, fino alla gestione dei quadri clinici più gravi. L’Unità “rappresenta un punto di riferimento regionale per la gestione dei pazienti con patologie epatiche acute e croniche integrando attività assistenziale, ricerca clinica, prevenzione e interventi sul territorio. Infatti, è punto di riferimento regionale per le epatiti fulminanti garantendo la stabilizzazione dei pazienti con insufficienza epatica acuta grave e la valutazione tempestiva per l’inserimento nel percorso trapiantologico ed allo stesso tempo rappresenta il centro regionale dove viene gestito il maggior numero di pazienti con epatiti croniche B e C. Un elemento centrale dell’attività dello Spallanzani è rappresentato dai programmi di screening delle epatiti virali realizzati attraverso modelli innovativi di prossimità e rivolti anche a popolazioni difficili da raggiungere. Le iniziative condotte sul territorio, attraverso test rapidi e attività nei Point of Care consentono di intercettare precocemente le infezioni sommerse e favorire l’accesso alle cure. Il modello adottato è quello del Linkage to Care, un percorso che va oltre la semplice identificazione dell’infezione virale. Infatti, una diagnosi positiva viene immediatamente collegata alla presa in carico specialistica, alla valutazione clinica e all’avvio della terapia, con l’obiettivo di tutelare la salute del singolo paziente e interrompere la catena di trasmissione dell’infezione”.
Epatiti fulminanti e percorso verso il trapianto
Tra le attività più delicate svolte dallo Spallanzani rientra la gestione delle epatiti fulminanti e dei pazienti con insufficienza epatica acuta grave. In questi casi, la rapidità dell’intervento rappresenta un elemento determinante. L’Istituto garantisce la stabilizzazione dei pazienti e una valutazione tempestiva delle condizioni cliniche, anche in vista dell’eventuale inserimento nel percorso trapiantologico. Si tratta di un’attività che richiede competenze altamente specialistiche e una stretta integrazione tra la gestione dell’emergenza, l’assistenza infettivologica e la valutazione delle successive opzioni terapeutiche. Accanto ai quadri acuti, lo Spallanzani segue il maggior numero di pazienti con epatite cronica B e C a livello regionale. La struttura rappresenta quindi un riferimento tanto per le emergenze epatiche quanto per la presa in carico continuativa delle infezioni croniche.
Screening delle epatiti e diagnosi delle infezioni sommerse
Uno dei principali problemi nella lotta contro le epatiti virali croniche è rappresentato dalla presenza di persone che non sanno di avere contratto l’infezione. In assenza di una diagnosi, la malattia può rimanere sommersa e il paziente non può essere inserito tempestivamente in un percorso di valutazione e cura. Per rispondere a questa criticità, lo Spallanzani ha sviluppato programmi di screening delle epatiti virali basati su modelli innovativi di prossimità. Le iniziative sono rivolte anche alle popolazioni più difficili da raggiungere attraverso i tradizionali canali sanitari. L’utilizzo di test rapidi e le attività svolte nei Point of Care permettono di avvicinare la diagnosi ai luoghi frequentati dalle persone potenzialmente esposte, aumentando le possibilità di identificare precocemente le infezioni non ancora conosciute. Lo screening non viene quindi considerato un intervento isolato, ma il primo passaggio di un percorso più ampio finalizzato ad accompagnare la persona dalla diagnosi alla valutazione specialistica e, quando necessario, all’avvio della terapia.
Linkage to Care, dalla diagnosi alla presa in carico immediata
Il modello adottato dallo Spallanzani è quello del Linkage to Care, un sistema che supera la semplice identificazione dell’infezione. La positività a un test viene collegata immediatamente alla presa in carico specialistica, alla valutazione clinica e all’avvio del trattamento. L’obiettivo è evitare che una diagnosi positiva rimanga priva di seguito e che il paziente, dopo avere scoperto l’infezione, non riesca ad accedere ai servizi sanitari necessari. Il collegamento diretto con le cure ha una duplice finalità: tutelare la salute della persona e contribuire a interrompere la catena di trasmissione. L’accesso tempestivo alla valutazione e alle terapie diventa quindi una componente essenziale non soltanto dell’assistenza individuale, ma anche della strategia complessiva di sanità pubblica.
D’Offizi: “una vera rivoluzione nella gestione delle epatiti virali”
La disponibilità di nuove terapie ha profondamente trasformato il trattamento delle epatiti. La sfida attuale, secondo il direttore dell’Unità Malattie infettive ed epatologia, è individuare le persone che convivono con un’infezione cronica senza esserne consapevoli e garantire loro un accesso immediato alle cure. “Negli ultimi decenni – spiega Gianpiero D’Offizi – abbiamo assistito a una vera rivoluzione nella gestione delle epatiti virali. Oggi, la sfida che abbiamo davanti è quella di intercettare tempestivamente le persone che ancora non sanno di avere un’infezione cronica del fegato ed avviarle alla cura immediata. La storia dello Spallanzani dimostra come la ricerca scientifica, integrata con l’assistenza e la prevenzione sul territorio, sia in grado di cambiare il destino delle malattie infettive. Continuare a investire nella cultura della prevenzione, nell’accesso ai test e nella fiducia nella scienza è la strada per raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione delle epatiti virali come problema di salute pubblica. La Giornata mondiale delle epatiti rappresenta quindi un’occasione per ricordare che, grazie alla vaccinazione, agli strumenti di screening, alla diagnosi precoce e alle terapie innovative, l’obiettivo dell’eliminazione delle epatiti virali come minaccia per la salute pubblica è oggi una prospettiva concreta, che richiede però continuità nell’impegno delle istituzioni sanitarie e della comunità scientifica”.
Vaccinazione, prevenzione e terapie per eliminare le epatiti virali
La crescita dei casi di epatite A, insieme alla presenza di infezioni croniche non ancora diagnosticate, conferma la centralità della prevenzione e della sorveglianza epidemiologica. Gli strumenti indicati comprendono la vaccinazione, lo screening, l’accesso ai test, la diagnosi precoce e le terapie innovative. Questi elementi, integrati con l’attività assistenziale e la ricerca scientifica, rendono concreta la prospettiva di eliminare le epatiti virali come minaccia per la salute pubblica. Il raggiungimento dell’obiettivo richiede tuttavia continuità nell’impegno delle istituzioni sanitarie e della comunità scientifica. La capacità di individuare le infezioni sommerse, intervenire rapidamente sui focolai di epatite A, garantire la presa in carico dei pazienti e favorire l’accesso immediato alle cure rappresenta il punto centrale della strategia. In questo quadro, il forte aumento dei casi registrato in Italia tra il 2021 e il 2025 e i 120 casi rilevati nel Lazio nei primi mesi del 2026 costituiscono un segnale che rafforza la necessità di investire nella cultura della prevenzione, nella fiducia nella scienza e in un sistema di assistenza capace di collegare tempestivamente la diagnosi alla terapia.
