Il Fondo monetario internazionale indica negli sviluppi in Medio Oriente il principale fattore di rischio per lo scenario economico globale delineato nel nuovo Weo, il World Economic Outlook. Il nodo centrale è l’evoluzione delle tensioni geopolitiche, con effetti potenzialmente diretti su crescita, inflazione, prezzi delle materie prime e stabilità finanziaria. “Il rischio più immediato per le previsioni di base deriva dagli sviluppi in Medio Oriente”. Così il Fmi nel nuovo Weo. “Un’escalation delle tensioni geopolitiche danneggerebbe la crescita e aggraverebbe le pressioni inflazionistiche. Detto questo, se la riapertura dello Stretto di Hormuz procedesse in modo più agevole del previsto e i prezzi delle materie prime risultassero inferiori rispetto allo scenario di base, la crescita potrebbe essere più elevata e l’inflazione più bassa”, avverte. Il messaggio del Fondo è netto: lo scenario di base resta esposto a shock geopolitici capaci di trasmettersi rapidamente all’economia globale attraverso il canale energetico, quello delle materie prime e quello finanziario. In particolare, lo Stretto di Hormuz viene indicato come un passaggio decisivo, perché la sua riapertura e la normalizzazione dei flussi potrebbero attenuare le pressioni su prezzi e aspettative.
Crescita e inflazione, gli effetti di un’escalation geopolitica
Secondo il Fmi, un peggioramento delle tensioni in Medio Oriente avrebbe un impatto negativo sulla crescita globale e alimenterebbe nuove pressioni inflazionistiche. Il rischio principale riguarda la possibilità che il conflitto si traduca in ulteriori rincari delle materie prime, in particolare dell’energia, con conseguenze sui costi di produzione, sui prezzi al consumo e sulla stabilità dei mercati. Invece “una ripresa del conflitto si propagherebbe attraverso un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime e una prolungata volatilità, carenze di scorte e pressioni sui tassi di cambio”, si legge. Il Fondo richiama quindi l’attenzione su una trasmissione dello shock non limitata al solo prezzo del petrolio. L’aumento della volatilità, la pressione sulle valute e l’eventuale scarsità di scorte potrebbero rafforzarsi reciprocamente, rendendo più difficile per governi e banche centrali contenere gli effetti sull’economia reale.
Stretto di Hormuz e materie prime: lo scenario alternativo positivo
Accanto ai rischi al ribasso, il World Economic Outlook individua anche possibili elementi favorevoli. Una riapertura più agevole dello Stretto di Hormuz rispetto alle attese e prezzi delle materie prime inferiori allo scenario di base potrebbero sostenere un quadro economico migliore, con più crescita e meno inflazione. Il Fmi sottolinea infatti che, qualora le tensioni non si traducessero in nuove interruzioni dell’offerta e i mercati delle commodity reagissero in modo più ordinato, l’economia globale potrebbe beneficiare di condizioni meno sfavorevoli. In questo caso, il contenimento dei prezzi energetici contribuirebbe ad alleggerire le pressioni sui bilanci delle imprese, sul potere d’acquisto e sulle politiche monetarie. Tuttavia, il miglioramento dello scenario resta legato alla capacità di evitare una nuova escalation e di impedire che le tensioni geopolitiche si trasformino in uno shock persistente sui mercati globali.
Intelligenza artificiale e mercati finanziari: possibile spinta alla crescita, ma anche rischio di instabilità
Il Fmi segnala anche un secondo possibile fattore di sorpresa positiva: la tenuta degli investimenti collegati all’intelligenza artificiale. La spinta degli investimenti in capitale nel settore tecnologico potrebbe sostenere l’attività economica nel breve termine, soprattutto se accompagnata da condizioni finanziarie più favorevoli. Allo stesso tempo “l’attività economica potrebbe anche riservare sorprese al rialzo nel breve termine se gli investimenti in capitale legati all’intelligenza artificiale rimangano eccezionalmente robusti o le condizioni finanziarie si allentino ulteriormente, continuando a controbilanciare i fattori sfavorevoli derivanti dalle tensioni geopolitiche, dalla frammentazione commerciale e dalla debolezza delle riserve di politica economica. Tuttavia, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e l’esuberanza dei mercati finanziari potrebbero, al contempo, gettare i semi dell’instabilità macrofinanziaria”, aggiunge. Il passaggio mette in evidenza una doppia lettura. Da un lato, l’AI può sostenere investimenti, fiducia e attività economica. Dall’altro, l’eccesso di entusiasmo sui mercati finanziari e valutazioni troppo elevate potrebbero aumentare i rischi di squilibri, soprattutto in un contesto già segnato da tensioni geopolitiche, frammentazione commerciale e margini ridotti per le politiche economiche.
Petrolio, scorte ai minimi e rischio di dinamiche non lineari dei prezzi
Il Fondo dedica particolare attenzione al tema delle scorte di petrolio. Finora, il rialzo dei prezzi petroliferi è rimasto contenuto anche grazie al rilascio delle riserve, ma questa strategia potrebbe diventare meno efficace se le interruzioni dell’approvvigionamento dovessero proseguire o se si innescassero comportamenti di accaparramento. “Il modesto aumento dei prezzi del petrolio e il loro impatto contenuto sull’attività economica sono dovuti al rilascio delle scorte, che si stanno ora avvicinando ai minimi pluriennali e potrebbero raggiungere livelli critici qualora le interruzioni dell’approvvigionamento dovessero persistere o l’accaparramento prendesse slancio”, avverte il Fondo. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto l’attuale livello dei prezzi, ma la sostenibilità degli strumenti usati per contenerli. Se le scorte si avvicinano a livelli critici, la capacità di assorbire nuovi shock si riduce. In uno scenario di interruzioni prolungate, anche piccoli squilibri tra domanda e offerta potrebbero generare movimenti più marcati dei prezzi.
Shock energetici e politiche nazionali: il rischio di amplificare le pressioni globali
Il Fmi mette in guardia anche da una possibile reazione dei singoli Paesi. Le misure adottate per garantire l’approvvigionamento interno e ricostituire le scorte potrebbero infatti produrre effetti indesiderati sui mercati globali, aumentando ulteriormente la pressione sui prezzi. “Anche se le scorte non dovessero esaurirsi, qualora si percepisse che lo shock si ripeta o diventi più permanente, la disponibilità ad affrontarlo ricorrendo a prelievi dalle scorte potrebbe indebolirsi, con potenziali dinamiche non lineari dei prezzi. Le misure adottate dai singoli paesi per garantire l’approvvigionamento interno e ricostituire le scorte potrebbero amplificare ulteriormente le pressioni sui prezzi a livello globale”. La dinamica descritta dal Fondo evidenzia un rischio di frammentazione nelle risposte economiche. Se molti Paesi cercassero contemporaneamente di rafforzare le proprie riserve o proteggere il mercato interno, l’effetto complessivo potrebbe essere quello di accentuare la scarsità percepita e alimentare ulteriori rincari.
Insicurezza alimentare, fertilizzanti ed energia: l’allarme per Asia meridionale e Africa subsahariana
Un ulteriore fronte di vulnerabilità riguarda la sicurezza alimentare. Secondo il Fmi, un’intensificazione o un prolungamento delle interruzioni nei mercati dei fertilizzanti e dell’energia potrebbe aggravare in modo significativo l’insicurezza alimentare, con effetti particolarmente pesanti nei Paesi a basso reddito. “L’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi in modo significativo se le interruzioni nei mercati dei fertilizzanti e dell’energia dovessero intensificarsi o protrarsi, specialmente nei paesi a basso reddito dell’Asia meridionale e dell’Africa subsahariana, il cui approvvigionamento alimentare è garantito in gran parte da piccoli agricoltori incapaci di superare le offerte dei concorrenti provenienti dalle nazioni più ricche”, si sottolinea. Il legame tra energia, fertilizzanti e produzione agricola rende il quadro particolarmente delicato. Nei Paesi più vulnerabili, l’aumento dei costi può colpire direttamente i piccoli produttori, riducendo la capacità di garantire l’approvvigionamento alimentare e aumentando l’esposizione alle dinamiche competitive globali.
Weo Fmi: geopolitica, energia e AI al centro dello scenario globale
Nel nuovo Weo, il Fmi delinea quindi un quadro segnato da rischi contrapposti. Da un lato, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente resta il fattore più immediato di instabilità per le previsioni di base, con possibili ricadute su prezzi delle materie prime, petrolio, inflazione, scorte, tassi di cambio e sicurezza alimentare. Dall’altro, una normalizzazione più rapida dello Stretto di Hormuz, prezzi più contenuti delle commodity e investimenti robusti nell’intelligenza artificiale potrebbero sostenere uno scenario migliore del previsto. Il punto centrale resta però la fragilità dell’equilibrio globale. L’economia mondiale può beneficiare di condizioni finanziarie più distese e della spinta dell’innovazione tecnologica, ma resta esposta a shock geopolitici e a possibili eccessi dei mercati. Per il Fondo, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e la risposta dei mercati finanziari possono sostenere la crescita nel breve termine, ma anche aumentare il rischio di instabilità se accompagnati da esuberanza e squilibri macrofinanziari.
