Forte terremoto scuote la Dorsale di Reykjanes | DATI e MAPPE

Una forte scossa registrata a 15 km di profondità nell'Oceano Atlantico. Ecco le cause dei frequenti sismi al largo dell'Islanda e l'intensa sismicità storica della regione

Un forte terremoto ha improvvisamente scosso le gelide acque dell’Oceano Atlantico settentrionale. L’evento sismico, magnitudo Mwp 5.5, è stato registrato dai sismografi INGV alle 07:00 ora italiana, che corrispondono alle 05:00 in orario locale e UTC. La scossa ha avuto come epicentro l’area sottomarina nota come Dorsale di Reykjanes, situata a Sud/Ovest della costa islandese. I dati accurati elaborati dalla Sala Sismica INGV-Roma hanno permesso di individuare l’ipocentro a una profondità stimata di 15 km sotto il fondale marino. Il terremoto è stato seguito da una replica alle 07:55 ora italiana, ed ha avuto magnitudo Mwp 5.6.

Perché la terra trema sulla dorsale oceanica

La Dorsale di Reykjanes rappresenta la naturale continuazione sottomarina della lunghissima catena montuosa sommersa che attraversa l’intero Oceano Atlantico. Questo specifico settore oceanico segna il confine esatto tra due gigantesche placche tettoniche: la placca nordamericana posizionata a Ovest e la placca eurasiatica a Est. Le due enormi zolle di crosta terrestre si stanno costantemente allontanando l’una dall’altra a una velocità di circa 2,5 cm all’anno. Questo inarrestabile processo di divergenza genera un accumulo formidabile di tensione meccanica nelle rocce profonde. Quando lo stress strutturale accumulato supera la resistenza della crosta, l’energia si libera in modo violento sotto forma di onde sismiche, causando terremoti esattamente come quello appena registrato. La continua fratturazione della litosfera favorisce inoltre la risalita di roccia fusa dal mantello, rendendo l’area non unicamente sismica, bensì caratterizzata da un vulcanismo fortemente attivo.

La storia sismica e i recenti risvegli dell’area

Da un punto di vista storico, l’intera penisola di Reykjanes e il suo prolungamento sottomarino sono celebri per un’attività geologica che procede ciclicamente. Dopo un lunghissimo periodo di relativa quiete durato circa 800 anni, l’area ha iniziato a mostrare chiari segnali di forte irrequietezza a partire dal 2020, evidenziando vistose deformazioni del suolo e sciami sismici che hanno coinvolto più di 10mila scosse. Nel corso del 2023 e nei mesi successivi del 2024, l’intera regione ha registrato innumerevoli tremori, culminati in spettacolari eruzioni fissurali in prossimità di centri abitati come Grindavík. Le reti di monitoraggio rilevano costantemente come ogni intrusione lavica venga anticipata da una moltitudine di terremoti, i quali raggiungono frequentemente una magnitudo superiore a 4.0 o 5.0 per segnalare l’imponente spinta del magma verso la superficie. Il recente evento di magnitudo 5.5 si inserisce in modo del tutto coerente in questa grandiosa dinamica.