Un potente terremoto magnitudo 6.1 ha scosso le profondità dell’Oceano Pacifico, colpendo una delle regioni sismicamente più instabili del nostro pianeta. Il movimento tellurico è stato localizzato dall’INGV ed è avvenuto alle ore 11:50 ora italiana, 20:50 ora locale. L’epicentro di questo evento tellurico si colloca in mare aperto, a metà strada tra l’arcipelago di Vanuatu e le coste della Nuova Caledonia. Registrato un ipocentro decisamente superficiale, situato a soli 9 km di profondità rispetto al fondale.
Perché si verificano forti terremoti in questa area del Pacifico
La vasta regione oceanica che circonda l’arcipelago di Vanuatu si trova al di sopra di un margine di placca estremamente complesso, dominato dall’imponente fossa delle Nuove Ebridi. In questo abisso marino avviene il devastante fenomeno della subduzione, un processo continuo in cui la placca australiana sprofonda verso Est e verso Nord/Est sotto la microplacca delle Nuove Ebridi, direttamente connessa alla gigantesca placca pacifica. La velocità di convergenza tra queste due immense zolle rocciose è tra le più alte mai registrate e raggiunge la punta di 120 mm all’anno nel versante meridionale. L’incredibile attrito causato da questo scontro sotterraneo blocca temporaneamente il movimento, accumulando enormi tensioni che poi si sprigionano scatenando scosse devastanti. La complessa geografia sommersa, ricca di dorsali e massicci montuosi sul fondale, urta costantemente contro il margine della subduzione e frammenta la crosta. Questo costante incastro tettonico in profondità rappresenta il motore primario dell’incessante sismicità che tormenta le isole.
I grandi eventi e la sismicità storica della regione oceanica
I registri geologici internazionali confermano che questa precisa porzione di mondo è da secoli teatro di catastrofi naturali impressionanti. La fossa delle Nuove Ebridi ha originato decine di terremoti superiori al settimo grado a partire dal 1900, dimostrando la frequenza estrema con cui le faglie si fratturano e rilasciano energia. Spicca su tutti il colossale sisma del 1920, capace di toccare una magnitudo stimata di 8.1, un cataclisma che generò un maremoto di vaste proporzioni sulle coste vicine. Di grande rilevanza scientifica e mediatica fu anche l’anomala crisi dell’ottobre 2009, in cui l’area fu squassata da una doppia rottura sismica a distanza di 15 minuti, con picchi di magnitudo 7.6 e 7.8. Negli anni successivi, tra il 2018 e il 2021, le coste orientali della Nuova Caledonia e le isole minori hanno affrontato nuove scosse superiori a magnitudo 7.5, seguite da allerte tsunami.
