Gas, Descalzi avverte l’Europa: “da gennaio 2027 stop completo delle forniture russe, rischio stoccaggi più deboli”

L’ad di Eni lancia l’allarme sul futuro dell’approvvigionamento energetico europeo: 36 miliardi di metri cubi di gas russo dovranno essere sostituiti da forniture Usa o dall’Asia orientale. L’Italia è in linea con gli stoccaggi dello scorso anno, ma diversi Paesi europei sono in maggiore difficoltà

L’Europa rischia di affrontare una nuova fase di tensione sul fronte energetico a partire da gennaio 2027, quando la prosecuzione della guerra in Ucraina potrebbe determinare uno stop completo del gas russo diretto verso il continente. A lanciare l’allarme è stato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, intervenuto in audizione davanti alla Commissione Attività produttive della Camera. Secondo il numero uno del gruppo energetico italiano, la progressiva riduzione delle forniture provenienti dalla Russia imporrà all’Europa di trovare rapidamente alternative per compensare una quota significativa degli approvvigionamenti. Al centro della questione ci sono 36 miliardi di metri cubi di gas che dovranno essere sostituiti attraverso nuove fonti di importazione, in particolare dagli Stati Uniti o dall’East Asia.

La fine del gas russo e la sfida per l’approvvigionamento europeo

“Per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas, 36 miliardi dalla Russia dovranno essere compensati dagli Stati Uniti o East Asia. Questo ci porta ad avere, da gennaio 2027, un ulteriore problema: la coda della guerra porterà a uno stop completo del gas che arriva all’Europa”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, durante l’audizione parlamentare. Le parole dell’ad di Eni evidenziano una delle principali incognite per il sistema energetico europeo dei prossimi anni: la necessità di sostituire una fonte storicamente rilevante per il continente in un contesto internazionale ancora caratterizzato da forti tensioni geopolitiche. Il possibile blocco totale delle forniture russe rappresenterebbe un ulteriore elemento di pressione per quei Paesi europei che hanno ancora una forte dipendenza dal gas naturale per la produzione di energia, per l’industria e per i consumi domestici.

Stoccaggi europei sotto pressione, Italia in linea con lo scorso anno

Il tema più delicato riguarda il livello delle riserve di gas negli stoccaggi europei. Descalzi ha spiegato che il nuovo scenario potrebbe trovare il continente in una condizione meno favorevole rispetto al passato. “Questo – ha spiegato – ci troverà in una situazione di stoccaggi peggiore dell’anno scorso. Non per l’Italia che è in linea con l’anno scorso al 71-72%, è tutto contrattato” ma “ci sono paesi europei che sono molto al di sotto”. La situazione italiana, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato di Eni, risulta quindi più stabile rispetto ad altri Paesi europei grazie a un livello di stoccaggio del gas sostanzialmente allineato allo scorso anno e a forniture già contrattualizzate. Il quadro complessivo europeo appare invece più complesso, con differenze significative tra gli Stati membri e con alcuni Paesi che presentano livelli di riempimento delle riserve inferiori rispetto alle necessità previste.

Europa divisa tra dipendenza dal gas e maggiore autonomia energetica

L’impatto di un eventuale stop definitivo del gas russo non sarebbe uniforme in tutta Europa. A fare la differenza è il diverso mix energetico adottato dai singoli Paesi. “Per l’Europa che va a gas è una preoccupazione, per quella che va a nucleare come la Francia e in parte la Spagna lo è in modo minore anche se ogni Paese deve comunque avere una stabilità”, ha sottolineato l’ad. Le economie maggiormente dipendenti dal gas per la generazione elettrica e per il funzionamento del sistema industriale potrebbero quindi risentire maggiormente di una riduzione delle disponibilità sul mercato internazionale. Al contrario, gli Stati con una maggiore presenza di energia nucleare, come Francia e in parte Spagna, avrebbero una vulnerabilità più contenuta, pur mantenendo comunque la necessità di garantire continuità e sicurezza del sistema energetico.

Il nodo delle nuove forniture internazionali

La sostituzione dei volumi russi rappresenta una delle principali sfide strategiche per l’Europa. Il ricorso agli Stati Uniti e ai mercati dell’Asia orientale viene indicato da Descalzi come una delle possibili strade per compensare la perdita di circa 36 miliardi di metri cubi di gas. La ricerca di nuovi fornitori si inserisce in un processo già avviato negli ultimi anni, con l’Europa impegnata a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento e a ridurre la dipendenza dalle importazioni russe. Tuttavia, secondo l’analisi dell’ad di Eni, il possibile stop completo previsto dal 2027 potrebbe rappresentare un passaggio critico, soprattutto per i Paesi che non dispongono di adeguate riserve o di alternative energetiche sufficientemente sviluppate.

La sicurezza energetica europea resta una priorità

L’intervento di Claudio Descalzi riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza energetica europea e della capacità del continente di affrontare una nuova fase caratterizzata da minori disponibilità di gas russo. Con l’avvicinarsi del 2027, la gestione degli stoccaggi, la diversificazione delle importazioni e la stabilità dei sistemi nazionali saranno elementi decisivi per ridurre i rischi legati alla possibile interruzione definitiva delle forniture provenienti dalla Russia.