Germania, Italia e Francia chiedono a von der Leyen una profonda revisione dell’Ets

Le associazioni industriali di Germania, Italia e Francia assumono per la prima volta una posizione comune sul mercato europeo della CO₂ in vista della proposta attesa il 17 luglio

Bdi, Confindustria e Medef, le associazioni delle industrie di Germania, Italia e Francia, chiedono al presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, una profonda revisione del meccanismo Ets, l’Emissions Trading System, affinché le regole del mercato europeo della CO₂ siano rese più aderenti alla realtà dell’industria. La presa di posizione assume un rilievo particolare perché, per la prima volta, le principali organizzazioni industriali delle prime tre economie europee esprimono una linea comune su un dossier centrale per la competitività e la transizione produttiva dell’Unione europea. Le tre associazioni, che insieme rappresentano quasi 500mila imprese, intervengono in vista della proposta attesa per il 17 luglio, chiedendo un cambio di impostazione che tenga conto di tecnologie disponibili, costi, infrastrutture e concorrenza internazionale.

La lettera a Ursula von der Leyen sulla revisione dell’Ets

Nella lettera firmata dalle associazioni industriali di Francia, Italia e Germania, Bdi, Confindustria e Medef richiamano la necessità di una revisione profonda del sistema Ets, il meccanismo che regola il mercato europeo delle emissioni di CO₂. L’obiettivo indicato dalle tre organizzazioni è quello di rendere le regole più coerenti con le condizioni concrete in cui operano le imprese europee. Il punto centrale della richiesta riguarda la capacità del sistema di accompagnare la decarbonizzazione dell’industria senza produrre effetti distorsivi sulla competitività e senza accelerare fenomeni di trasferimento della produzione fuori dall’Unione europea. La posizione comune arriva in una fase delicata per l’industria europea, ancora alle prese con costi dell’energia elevati e con una pressione crescente da parte della concorrenza globale. In questo scenario, le associazioni chiedono che la revisione dell’Ets tenga conto non solo degli obiettivi climatici, ma anche della disponibilità effettiva di tecnologie, delle infrastrutture necessarie e dei costi sostenuti dalle imprese.

Lo studio dell’Università di Milano-Bicocca sull’Ets

All’interno della lettera viene richiamato anche un recente studio dell’Università di Milano-Bicocca sull’Ets. Secondo quanto indicato, tra il 2013 e il 2024 la riduzione delle emissioni sarebbe derivata più dalle chiusure aziendali che dall’impatto diretto del meccanismo sulla decarbonizzazione. Il riferimento allo studio rafforza uno dei passaggi centrali della richiesta avanzata dalle associazioni industriali: il mercato europeo della CO₂, secondo la posizione espressa da Bdi, Confindustria e Medef, deve essere ricalibrato per evitare che la riduzione delle emissioni sia associata alla perdita di capacità produttiva, anziché a un reale avanzamento dei processi industriali verso tecnologie a minore impatto ambientale. Il tema è particolarmente sensibile perché tocca il rapporto tra politica climatica europea e competitività industriale. La revisione del meccanismo Ets viene quindi indicata come un passaggio necessario per allineare gli strumenti di regolazione ambientale alla realtà dei settori produttivi.

Revisione della Market Stability Reserve per evitare carenze e sbalzi dei prezzi

Tra le richieste avanzate dalle principali organizzazioni industriali di Germania, Italia e Francia c’è anche la revisione della Market Stability Reserve, la riserva che regola le quote CO₂ sul mercato europeo. Secondo le associazioni, l’attuale funzionamento della riserva dovrebbe essere rivisto per evitare carenze create dalle regole in vigore e per limitare gli sbalzi dei prezzi. Il tema della stabilità del mercato è centrale per le imprese, perché l’andamento dei prezzi delle quote CO₂ incide direttamente sui costi industriali e sulla pianificazione degli investimenti. La richiesta punta quindi a rendere il sistema più prevedibile e più aderente alla realtà produttiva europea, evitando che meccanismi regolatori troppo rigidi possano generare instabilità o pressioni aggiuntive sui costi.

Cbam, quote gratuite e compensazioni dei costi Ets

Un altro punto centrale della posizione comune riguarda il Cbam, il dazio europeo sulle emissioni di Co2 dei prodotti importati. Bdi, Confindustria e Medef chiedono di rafforzare il Carbon Border Adjustment Mechanism, mantenendo allo stesso tempo quote gratuite e compensazioni dei costi Ets finché non saranno disponibili strumenti alternativi efficaci contro il trasferimento della produzione fuori dall’Unione europea. Il tema riguarda il rischio di delocalizzazione produttiva e di perdita di competitività per le imprese europee esposte alla concorrenza internazionale. Le associazioni industriali chiedono che il Cbam sia rafforzato, ma senza eliminare in modo prematuro gli strumenti attualmente previsti per contenere l’impatto dei costi Ets sui settori più esposti. La posizione espressa dalle tre organizzazioni punta a evitare che la transizione climatica si traduca in una penalizzazione dell’industria europea rispetto ai concorrenti internazionali, soprattutto nei comparti più energivori e più esposti alla competizione globale.

Ricavi Ets destinati integralmente alla decarbonizzazione

Le associazioni industriali suggeriscono inoltre di destinare integralmente i ricavi Ets alla decarbonizzazione. La richiesta si inserisce nella più ampia esigenza di sostenere gli investimenti necessari per trasformare i processi produttivi e ridurre le emissioni senza compromettere la base industriale europea. La destinazione integrale dei ricavi al percorso di decarbonizzazione viene indicata come uno strumento per accompagnare le imprese nella transizione, in un contesto in cui i costi energetici, infrastrutturali e tecnologici rappresentano ancora un vincolo significativo. In questo quadro, la revisione dell’Ets non viene presentata come un arretramento rispetto agli obiettivi climatici, ma come una ridefinizione delle regole per rendere la transizione più sostenibile sul piano industriale.

Crediti internazionali, cattura della CO₂ e rimozioni permanenti dopo il 2030

Nel documento comune, Bdi, Confindustria e Medef propongono anche di integrare, dopo il 2030, soluzioni come i crediti internazionali di alta qualità, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ e le rimozioni permanenti di carbonio. Si tratta di strumenti indicati come parte di una strategia più ampia per rendere il sistema europeo più flessibile e capace di accompagnare la trasformazione industriale nel lungo periodo. L’integrazione di queste soluzioni dopo il 2030 viene collegata alla necessità di tenere conto delle tecnologie disponibili e delle possibilità effettive di riduzione delle emissioni nei diversi settori produttivi. Le associazioni propongono quindi un approccio che includa anche strumenti complementari al mercato delle quote, in grado di contribuire agli obiettivi climatici senza aumentare in modo eccessivo la pressione sui comparti industriali.

Trasporto marittimo e aviazione fuori dall’ambito di applicazione

Tra le richieste contenute nella posizione comune figura anche l’esclusione di trasporto marittimo e aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo. La proposta rientra nel quadro di una revisione più ampia dell’Ets e della sua estensione settoriale. Le associazioni industriali chiedono dunque una ridefinizione complessiva delle regole, affinché il funzionamento del mercato europeo della CO₂  sia più coerente con le condizioni operative dei diversi settori e con il contesto competitivo internazionale.

Il contesto europeo: energia cara e concorrenza globale

La richiesta di Bdi, Confindustria e Medef arriva in un momento in cui l’industria europea continua a confrontarsi con costi dell’energia ancora elevati e con una crescente pressione competitiva sui mercati globali. Per le imprese manifatturiere, il costo dell’energia e quello delle quote CO₂ rappresentano fattori decisivi nella capacità di investire, produrre e competere. La revisione dell’Ets diventa quindi un dossier strategico non solo per la politica climatica europea, ma anche per il futuro della base produttiva del continente. La posizione congiunta delle associazioni delle tre principali economie europee segnala la volontà di portare al centro del confronto comunitario il rapporto tra transizione ecologica, industria europea e competitività internazionale.

Gli incontri di Confindustria a Strasburgo

In vista della decisione dell’esecutivo europeo sulla revisione dell’Ets, Confindustria ha tenuto questa settimana una serie di incontri istituzionali a Strasburgo, dove si è riunita la plenaria del Parlamento Europeo. Gli incontri si inseriscono nel lavoro di interlocuzione avviato in vista della proposta attesa per il 17 luglio e rafforzano il ruolo della rappresentanza industriale italiana nel confronto europeo sul futuro del mercato della CO₂. La posizione comune con Bdi e Medef conferma la centralità del dossier per il sistema produttivo europeo e apre una fase di confronto politico e istituzionale sulla possibilità di rivedere in profondità il meccanismo Ets, mantenendo gli obiettivi di decarbonizzazione ma adattando gli strumenti alla realtà dell’industria.