Ogni volta che il calendario segna estate e il sole compie il suo naturale percorso alle nostre latitudini, la narrazione della paura si riaccende con disarmante puntualità. L’ultima sortita propagandistica arriva da Rifondazione Comunista, che sembra aver scambiato una normale fase estiva per un conflitto bellico di proporzioni globali. In una nota ufficiale diffusa a mezzo stampa, le dirigenze del partito lanciano un perentorio appello intitolato “La Calabria si prepari. Occhiuto e i sindaci attivino un piano contro le ondate di calore con rifugi climatici e misure di protezione per la popolazione”. Di fronte a un simile linguaggio, un lettore disinformato potrebbe ipotizzare l’arrivo imminente di un cataclisma planetario o la necessità di rifugi antiatomici. Invece si parla, molto banalmente, delle solite temperature estive del Mezzogiorno. L’idea che in Calabria si debbano allestire rifugi climatici, come se fossimo improvvisamente piombati in uno scenario di guerra termica, sfiora il ridicolo e dimostra quanto l’ideologia catastrofista abbia ormai smarrito qualsiasi legame con la scienza meteorologica e con la realtà dei fatti.
Meteo e dati storici: nessun record infranto nell’estate mediterranea
Entrando nel merito delle affermazioni contenute nel comunicato, si legge la classica tesi apocalittica secondo cui “Nei prossimi giorni una nuova e intensa ondata di calore investirà l’Italia e, ancora una volta, la Calabria sarà tra le regioni più esposte. Quello che fino a pochi anni fa veniva definito un evento eccezionale è ormai diventato la normalità di un clima che cambia rapidamente, con effetti sempre più gravi sulla salute, sulla qualità della vita e sulle disuguaglianze sociali”. Questa visione ansiosa sbatte violentemente contro la storiografia del nostro clima. Ogni ondata di calore estiva fa parte del normale assetto sinottico del bacino del Mediterraneo, dove l’alta pressione africana o azzorriana ha sempre fatto sentire la sua presenza. Sostenere che prima il caldo estivo fosse un “evento eccezionale” significa ignorare i dati meteorologici degli ultimi secoli. Dal punto di vista rigorosamente scientifico, non è stato battuto alcun record di temperatura: i picchi assoluti di calore registrati in Italia e in territorio calabrese risalgono infatti al secolo scorso, quando l’espressione crisi climatica non figurava nemmeno nei vocabolari. Inoltre, proprio mentre la politica lanciava questi proclami di terrore, la realtà meteorologica ha mostrato una netta virata verso un periodo decisamente più fresco e gradevole, smentendo nei fatti la solita retorica del caldo senza fine.
Smontare la propaganda punto per punto: dall’INPS di Cosenza al de-impermeabilizzamento
Per argomentare una presunta situazione d’emergenza, la nota politica prosegue chiedendo misure draconiane: “Per questo Rifondazione Comunista chiede al Presidente della Regione Roberto Occhiuto e a tutti i sindaci calabresi di predisporre con urgenza un vero piano di adattamento alle ondate di calore, capace di tutelare in particolare anziani, bambini, persone con disabilità, lavoratori esposti e cittadini in condizioni di fragilità.” La soluzione proposta riposa sulla fascinazione per formule estere: “In molte città europee sono già stati realizzati i cosiddetti rifugi climatici: biblioteche, centri civici, scuole, musei e altri edifici pubblici climatizzati, facilmente accessibili e aperti durante le ore più calde della giornata, dove le persone possano trovare sollievo dalle temperature estreme. Una misura semplice, concreta e a basso costo, che salva vite e riduce gli effetti sanitari delle ondate di calore”. Che un edificio pubblico sia dotato di impianti di condizionamento è una fisiologica conquista del benessere moderno, ma ridefinirlo enfaticamente rifugio climatico serve solo a inoculare l’idea che l’atmosfera esterna sia diventata veleno mortale.
L’esempio portato a sostegno della tesi è quasi paradossale: “Non si tratta di una proposta irrealizzabile. Anche in Calabria esistono già esempi virtuosi. La sede dell’INPS di Cosenza ha infatti deciso di mettere a disposizione i propri spazi climatizzati come rifugio climatico per la cittadinanza durante le giornate di caldo estremo, dimostrando come anche gli edifici pubblici possano diventare presìdi di tutela della salute e di protezione delle persone più fragili. Se un ente pubblico ha già scelto questa strada, non si capisce perché la Regione Calabria non promuova un piano regionale che coordini e sostenga iniziative analoghe in tutti i territori”. Si trasforma così la normale apertura di una sala d’attesa rinfrescata in un’impresa eroica contro le forze della natura.
Dalla psicosi climatica al ritorno alla realtà scientifica
L’elenco delle rivendicazioni tocca poi una serie di interventi presentati come indilazionabili. Nel testo si legge infatti che “La Calabria non può continuare a rincorrere le emergenze. Servono da subito: l’individuazione e l’apertura di rifugi climatici in ogni comune; una mappatura delle aree più esposte al rischio caldo; campagne di informazione rivolte alla cittadinanza; un potenziamento dell’assistenza alle persone sole e fragili; implementazioni di aree verdi e reti ecologiche cittadine, con incentivazioni per le nuove piantumazioni, ed interventi di de-impermeabilizzazione delle città, perché l’adattamento climatico non può limitarsi all’emergenza ma deve diventare una politica strutturale”. Mischiare la lodevole piantumazione di alberi o il supporto agli anziani fragili con una presunta guerra al termometro rivela il carattere demagogico dell’operazione. Il comunicato, firmato da Gregorio Greco – Responsabile regionale ambiente e Stefano Vento – Responsabile nazionale ambiente e beni comuni di Rifondazione Comunista, si chiude con l’immancabile vaticinio ideologico: “La crisi climatica non è un problema del futuro: è il presente. Continuare a ignorarla significa mettere a rischio la salute dei cittadini e aumentare le disuguaglianze, perché il caldo estremo colpisce soprattutto chi non ha gli strumenti economici per difendersi.” E ancora: “La Regione Calabria coordini immediatamente un piano con i Comuni, mettendo a disposizione risorse e linee guida affinché ogni amministrazione possa attrezzarsi prima che l’ennesima emergenza diventi una tragedia annunciata. Di fronte alla crisi climatica servono politiche pubbliche, prevenzione e giustizia sociale. Non bastano gli annunci: è il momento di agire”. Trasformare ogni estate mediterranea in una “tragedia annunciata” fa parte di una narrazione ideologica che la scienza meteo-climatica rifiuta con decisione: il clima cambia e varia da sempre, ma l’allarmismo climatico resta l’unica vera anomalia dannosa per la lucidità della collettività.

