Il 21 luglio del 365 d.C. il Mar Mediterraneo fu teatro di una delle più grandi catastrofi naturali della storia antica. Un violentissimo terremoto, stimato oggi dagli studiosi in una magnitudo pari o superiore a 8.0, ebbe origine lungo la zona di subduzione a Sud dell’isola di Creta, provocando un immenso maremoto che investì le coste del Mediterraneo sudorientale. L’evento sconvolse in particolare Creta, dove il suolo si sollevò di diversi metri modificando in modo permanente il paesaggio costiero. Tuttavia, gli effetti più devastanti si registrarono a centinaia di km di distanza, nella ricca città di Alessandria d’Egitto, allora uno dei principali centri culturali e commerciali dell’Impero Romano.
Le cronache dell’epoca raccontano che il mare si ritirò improvvisamente dalla costa, lasciando scoperto il fondale. Molti abitanti, incuriositi da quel fenomeno insolito, si avventurarono verso il mare. Pochi minuti dopo arrivò una gigantesca onda di tsunami che travolse persone, abitazioni e imbarcazioni, causando una distruzione senza precedenti. Secondo le stime moderne, il terremoto e il successivo maremoto provocarono circa 50mila vittime, anche se il numero esatto rimane impossibile da determinare. Le onde colpirono numerose località costiere della Grecia, dell’Egitto, della Libia, di Cipro e di altre regioni del Mediterraneo orientale. L’evento del 365 rappresenta ancora oggi il più potente terremoto conosciuto avvenuto nel Mar Mediterraneo. Le sue tracce sono state confermate da studi geologici che hanno individuato antichi sollevamenti della costa cretese e depositi lasciati dallo tsunami.
