Il clima nel Pacifico cambia, WMO: “oceani più caldi, l’ultimo ghiacciaio scomparirà entro il 2027”

I dati del rapporto WMO del 2025 mostrano un aumento delle temperature, acque più acide e l'impatto del ciclone Senyar, confermando che la prevenzione resta lo strumento migliore per salvare vite e proteggere le economie locali

L’immensa distesa oceanica del Pacifico del Sud/Ovest sta subendo trasformazioni meteorologiche significative, con acque che diventano progressivamente più calde e acide. Questo cambiamento sta mettendo a dura prova le economie locali e i delicati ecosistemi marini, mentre l’innalzamento del livello del mare rappresenta una sfida concreta per le comunità costiere e per le nazioni insulari. Il nuovo rapporto della WMO (World Meteorological Organization) fotografa una situazione complessa riferita all’anno 2025, classificatosi come il 2° anno più caldo mai registrato per questa specifica area geografica. I dati raccolti evidenziano come le ondate di calore abbiano alterato in modo evidente la pesca e la biodiversità.

Le temperature in aumento e il ghiacciaio in scomparsa

L’anno 2025 ha segnato un’anomalia termica notevole per il Pacifico del Sud/Ovest, con una temperatura media dell’aria in superficie superiore di circa 0,37 °C rispetto alla media del trentennio compreso tra il 1991 e il 2020. Le conseguenze di questo riscaldamento si ripercuotono direttamente sulle formazioni di ghiaccio della regione. Nella zona di Papua, in Indonesia, la copertura glaciale tropicale residua è ormai stimata ad appena il 2% della superficie osservata nel 1988. I dati suggeriscono che questo ultimo ghiacciaio tropicale dell’area è destinato a svanire tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027. A tale proposito, il segretario generale della WMO, Celeste Saulo, ha dichiarato: “Per molti Paesi e territori nel Pacifico del Sud/Ovest, l’oceano è centrale per i mezzi di sussistenza, le economie e la resilienza. Nel 2025, la regione ha vissuto il riscaldamento degli oceani, l’innalzamento del livello del mare, ondate di calore marino e l’acidificazione degli oceani, insieme a cicloni tropicali e alla continua perdita di ghiaccio glaciale tropicale”.

Ondate di calore marino e innalzamento delle acque

Il calore accumulato in profondità ha generato ondate di calore marino più prolungate e intense. Nel 2025, nonostante l’effetto temporaneo di raffreddamento portato da La Niña in alcune aree, le temperature medie del Pacifico del Sud/Ovest sono rimaste su livelli record, in particolare nell’area del Pacifico del Nord compresa tra le Filippine e le Hawaii, a Sud dell’Australia e nel Mar di Tasman del Sud. Il livello del mare, alimentato dall’espansione termica e dallo scioglimento dei ghiacci, è aumentato a un ritmo medio di 3,7 mm all’anno nel periodo tra il 1999 e il 2025, con picchi elevati osservati dalla costa Est dell’Australia fino a una vasta area a Ovest della Nuova Zelanda. Contestualmente, le acque stanno assorbendo maggiori quantità di anidride carbonica, portando gran parte della regione a registrare livelli minimi storici per il pH superficiale. Tutto questo ha innescato pesanti conseguenze, come il grave sbiancamento dei coralli in Australia, esteso sia ai sistemi corallini a Est che a quelli a Ovest.

Gli eventi meteorologici estremi e l’importanza della prevenzione

L’incremento termico porta con sé una serie di eventi meteorologici di forte impatto per le comunità. Il ciclone Senyar ne è la dimostrazione più evidente, essendo stato il primo sistema a raggiungere l’intensità di ciclone tropicale nello Stretto di Malacca fin dal 1886. Questo evento estremo, caratterizzato da piogge fortissime a Nord di Sumatra, a Nord della Malesia Peninsulare e a Sud della Thailandia, ha colpito oltre 10 milioni di persone, causando più di 1200 vittime. L’impatto di tali calamità conferma la necessità assoluta di implementare reti di allerta precoce. Armida Salsiah Alisjahbana, segretario esecutivo dell’ESCAP, ha evidenziato questo aspetto affermando: “In tutta l’Asia e il Pacifico, il calore sta intensificando i rischi multi-pericolo, intersecandosi con i sistemi alimentari, la salute pubblica, le infrastrutture e gli oceani, e ponendo nuove pressioni sulla salute e sui mezzi di sussistenza. L’allarme precoce e l’azione precoce salvano vite quando gli avvisi sono tempestivi, i messaggi sono affidabili e la consegna dell’ultimo miglio raggiunge le persone vulnerabili”. Prevedere in anticipo lo sviluppo di fenomeni atmosferici garantisce settimane o mesi di tempo per preparare le infrastrutture e i cittadini, riducendo drasticamente i danni e proteggendo il futuro di milioni di individui.