Il mistero del varano avvistato a Montichiari, nel Bresciano, si arricchisce di nuovi elementi. Il grande sauro sarebbe stato segnalato più volte nel territorio comunale, spingendo nei giorni scorsi il Comune a emanare un’ordinanza urgente finalizzata a tutelare la sicurezza pubblica e a regolamentare le attività di ricerca e cattura. Nelle ultime ore, tuttavia, hanno iniziato a circolare alcune segnalazioni secondo cui l’animale sarebbe morto. Un’ipotesi che, al momento, non risulta confermata dal ritrovamento della carcassa e che ha provocato la dura reazione del sindaco di Montichiari, Marco Togni. Il primo cittadino, attraverso i social, ha rivolto un appello diretto a chiunque possa essere in possesso di informazioni utili, chiedendo di consentire il recupero del corpo dell’animale e la definitiva chiusura della vicenda. Sul caso sono intervenuti anche gli specialisti della Sivae, Società italiana veterinari per animali esotici, che hanno offerto la propria collaborazione al sindaco e alla task force impegnata nelle ricerche. Gli esperti ritengono che l’esemplare possa essere un Varanus Salvator, conosciuto anche come varano d’acqua, e hanno fornito una serie di indicazioni tecniche per rendere più efficaci le operazioni.
Il sindaco di Montichiari: “facciamola finita”
A rendere ancora più complesso il caso sono state le indiscrezioni relative alla possibile morte del varano. Il sindaco Marco Togni ha riferito attraverso i social di aver ricevuto segnalazioni in questo senso, ma ha precisato che l’obiettivo prioritario resta quello di rinvenire l’animale. “Non mi interessa se il varano è morto, né per mano di chi. Mi interessa solo che che venga rinvenuto. Se qualcuno sa dov’è il corpo, chiedo semplicemente che sia posizionato sul margine di una strada, ben visibile a tutti, così chiudiamo questa vicenda” e “torniamo alle nostre vite”. Il primo cittadino ha poi manifestato tutta la propria esasperazione per una situazione che continua a generare segnalazioni, dubbi e polemiche: “facciamola finita”. Togni ha quindi aggiunto che se “per voi uno scherzo, per me non lo è”. Le parole del sindaco evidenziano la necessità di ottenere un riscontro concreto. Il presunto decesso dell’animale, infatti, non potrebbe essere considerato accertato senza il ritrovamento del corpo e la conseguente verifica da parte delle autorità e del personale veterinario.
L’ordinanza urgente per la sicurezza dei cittadini
Il Comune di Montichiari aveva già adottato un’ordinanza urgente per disciplinare le ricerche del sauro e tutelare la pubblica incolumità. Il provvedimento ha delimitato l’area interessata dalle segnalazioni, introducendo divieti di accesso e prevedendo il coinvolgimento di personale specializzato. Secondo la Sivae, l’impostazione scelta dall’amministrazione comunale risulta sostanzialmente corretta. La società scientifica è intervenuta “con l’intento di spegnere le polemiche e la disinformazione, nell’interesse pubblico e della tutela animale”, come spiegato in una nota diffusa dall’Anmvi, Associazione nazionale medici veterinari italiani. “Offrendo un contributo al buon esito delle ricerche – si legge – Sivae dichiara in primo luogo che l’ordinanza del sindaco di Montichiari Marco Togni è sostanzialmente corretta nell’individuare una strategia di cattura che salvaguarda allo stesso tempo l’animale e la pubblica incolumità. L’ordinanza, correttamente, delimita l’area delle ricerche e impone divieti d’accesso che tutelano l’animale da improvvidi comportamenti umani (curiosi, improvvisati, ecc.), consentendo all’animale di restare in un perimetro delimitato anche mediante opportuni interventi di foraggiamento. Positivo anche il coinvolgimento consultivo di due veterinari, prima dell’emanazione” del provvedimento, “e la presenza di ‘personale veterinario’ all’interno della task force di cattura”. L’obiettivo delle restrizioni è dunque duplice: evitare che persone non autorizzate si avvicinino all’animale e impedire che il varano venga spaventato o spinto ad allontanarsi dal perimetro individuato.
La Sivae offre il proprio supporto alla task force
La Società italiana veterinari per animali esotici si è messa a disposizione del sindaco e della squadra incaricata delle operazioni, sostenendo che una presenza veterinaria continuativa e altamente specializzata potrebbe aumentare le probabilità di localizzare e catturare il sauro. “Una presenza stabile di veterinari esperti della specie in questione potrebbe offrire alla task force preziose indicazioni per massimizzare l’efficacia delle ricerche e portare a buon esito la vicenda, anche a tutela dell’esemplare”, sottolinea la Sivae. La collaborazione di veterinari con esperienza specifica nella gestione dei varani potrebbe risultare determinante non soltanto nella fase di ricerca, ma anche nel momento dell’eventuale cattura. Un intervento non adeguatamente pianificato potrebbe infatti mettere in pericolo sia gli operatori sia l’animale.
Il sauro potrebbe essere un Varanus Salvator
Uno degli aspetti centrali riguarda la corretta identificazione della specie. Fino a questo momento si è parlato genericamente di Varanus spp, una definizione che comprende numerosi animali con caratteristiche, habitat e comportamenti molto differenti. “Individuazione puntuale della specie (Varanus Salvator) per indirizzare al meglio le ricerche”, suggeriscono gli specialisti. “Con Varanus spp – illustrano – si fa riferimento a un gruppo tassonomico che comprende varie specie, molto diverse tra loro, per etologia e habitat. Trattandosi secondo gli esperti di Sivae di un Varanus Salvator (cosiddetto watermonitor o Varano d’acqua), le ricerche andrebbero indirizzate a terra, trattandosi di una specie non arboricola, ma che trova appunto nell’acqua il suo habitat. Anche l’uso di termocamere, in sé corretto, potrebbe essere ottimizzato considerando la variabile della termoregolazione dell’esemplare in relazione alle condizioni ambientali e alle temperature”. L’identificazione del varano d’acqua consentirebbe quindi di concentrare le ricerche nelle aree maggiormente compatibili con le abitudini della specie, privilegiando il terreno e le zone vicine all’acqua piuttosto che gli alberi.
Termocamere e temperatura, come rendere più efficaci le ricerche
Tra gli strumenti utilizzabili nelle operazioni figurano anche le termocamere, apparecchiature in grado di rilevare le differenze di temperatura. La loro efficacia, secondo gli specialisti, dipende però dalle condizioni ambientali e dalla capacità del rettile di regolare la propria temperatura corporea. Il varano è infatti un animale ectotermo e la sua temperatura può variare in base all’esposizione al sole, all’ombra, all’acqua e alle condizioni meteorologiche. Per questo motivo, la ricerca mediante termocamere dovrebbe essere pianificata tenendo conto degli orari della giornata, delle temperature esterne e dei possibili rifugi utilizzati dall’esemplare. La presenza di veterinari esperti potrebbe aiutare a individuare le fasce orarie e le aree più adatte per l’impiego delle apparecchiature, evitando controlli poco efficaci o condotti in condizioni sfavorevoli.
Pericolosità del varano e divieto di detenzione
La Sivae ha affrontato anche il tema della pericolosità dell’animale. Il genere Varanus è inserito dal 1996 tra le specie considerate potenzialmente pericolose per la salute e l’incolumità pubblica e la cui detenzione è vietata. “Pericolosità e cattura. Dal 1996 – ricordano – il genere Varanus è classificato dal ministero dell’Ambiente tra le specie animali che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione. Le misure dell’ordinanza sono precauzionalmente adeguate e proporzionate ad un animale comunque privo di potenziale letale per l’uomo. Il coinvolgimento di personale veterinario esperto della specie nella task force favorirebbe interventi di cattura rispettosi dell’animale stesso”. Gli esperti precisano quindi che le misure adottate dal Comune devono essere considerate precauzionali e proporzionate. L’animale, pur rientrando tra le specie pericolose indicate dalla normativa, viene descritto come privo di potenziale letale per l’essere umano. Ciò non esclude la necessità di mantenere le distanze, evitare iniziative individuali e lasciare ogni intervento al personale autorizzato. Un esemplare impaurito, minacciato o messo alle strette potrebbe infatti reagire per difendersi.
La possibile ricollocazione in una struttura zoologica
Qualora il varano venisse ritrovato vivo e catturato, si porrebbe il problema della sua successiva sistemazione. La Sivae ritiene possibile il trasferimento dell’animale in una struttura zoologica dotata delle competenze e degli spazi necessari. Sull’eventuale “ricollocazione dell’animale in un giardino zoologico: in Italia ci sono strutture zoologiche che ospitano esemplari di Varanus, con esperienza gestionale e competenza veterinaria in grado di assicurare all’esemplare di Montichiari un epilogo fausto dell’intera vicenda”, auspicano i medici della Sivae. Una soluzione di questo tipo permetterebbe di garantire all’animale un ambiente controllato, cure veterinarie adeguate e una gestione affidata a operatori esperti. La ricollocazione sarebbe necessaria anche perché il varano è una specie non autoctona e non potrebbe essere lasciato libero sul territorio.
Il richiamo al possesso responsabile e al rispetto della legge
La vicenda di Montichiari riporta al centro dell’attenzione anche il problema della detenzione illegale di animali esotici. La presenza di un varano nel territorio bresciano rende inevitabili gli accertamenti sulla sua provenienza e sulle circostanze che ne hanno determinato la fuga o l’abbandono. In conclusione, la Sivae richiama i principi del “possesso responsabile e legalità. Sivae ricorda che il varano è un animale, non autoctono, del quale è proibita la detenzione. Sulla sua presenza nel territorio bresciano si occuperanno le autorità preposte”. Resta dunque aperto il giallo sul destino del varano di Montichiari. Le ricerche, le segnalazioni e le verifiche dovranno chiarire se l’animale sia ancora vivo, se sia realmente morto e, in quest’ultimo caso, dove si trovi il corpo. Soltanto il rinvenimento dell’esemplare potrà consentire di accertare i fatti e mettere definitivamente fine a una vicenda che continua a tenere impegnate le autorità comunali, la task force e gli specialisti veterinari.
