Il grande fiume muore di sete: il Danubio a secco paralizza trasporti ed energia, riemergono relitti e ordigni bellici

Il caldo record e la siccità prosciugano il fiume per quasi 3mila km. In Romania e Ungheria si fermano i reattori, danni per il turismo

Mentre gli incendi devastano diverse nazioni e una rinnovata ondata di calore si abbatte sull’Europa occidentale, una siccità prolungata sta mettendo in ginocchio il cuore del continente, portando le acque del Danubio a minimi storici. Il fiume, che attraversa 10 Paesi dalla Germania del Sud/Ovest fino al Mar Nero lungo circa 3mila km di percorso, si è ritirato in modo drammatico sotto il Sole implacabile di questi mesi. Questo ritiro eccezionale ha fatto emergere rocce, banchi di sabbia e vecchi relitti. La situazione sta bloccando il turismo fluviale, paralizzando pesantemente l’industria locale e costringendo l’intera popolazione a fare i conti con le dure e visibili conseguenze del clima che cambia.

Tracollo del traffico navale e precipitazioni assenti

Nella capitale ungherese di Budapest, le autorità nazionali hanno misurato un livello dell’acqua di appena 23 cm, un dato nettamente inferiore al precedente record storico negativo di 33 cm stabilito nel 2018. Le previsioni indicano un ulteriore calo nei prossimi giorni, complice l’assenza di piogge significative e temperature destinate a superare i +38°C in tutta la regione. Osservando la base del ponte Margherita a Budapest, normalmente sommersa, è ora visibile uno scenario desolante fatto di rocce nude.

Gran parte dell’Europa centrale ha vissuto un periodo di siccità prolungata per quasi tutto l’anno e le successive ondate di calore hanno accelerato l’evaporazione prosciugando i corsi d’acqua. Secondo il servizio meteorologico ungherese, le precipitazioni degli ultimi 90 giorni sono risultate inferiori di 80 o 130 mm rispetto alle medie pluriennali. Ciò ha costretto le navi da crociera a fermarsi molto più a monte rispetto ai moli abituali di Budapest, mentre le navi da carico hanno interrotto quasi completamente le operazioni.

In Bulgaria, dove il corso d’acqua fa da confine con la Romania, la polizia ha dovuto evacuare 186 turisti da una nave da crociera arenatasi vicino alla città portuale di Vidin. Anche in Serbia, vicino alla città di Novi Sad situata a Nord, centinaia di piccole imbarcazioni e decine di navi da carico sono rimaste bloccate sulla riva prosciugata, con l’acqua arretrata di ben 15 o 20 metri rispetto alla linea costiera, sancendo la fine anticipata della stagione turistica per tutti gli operatori navali.

Spegnimento dei reattori nucleari e ritrovamenti bellici

Il ritiro delle acque sta compromettendo anche la produzione di energia nucleare nei vari Paesi in cui l’acqua del fiume viene normalmente utilizzata per il raffreddamento degli impianti. In Romania, dove la portata è scesa a 1.630 metri cubi al secondo, pari a circa un terzo della media tipica di luglio, le autorità hanno spento per motivi di sicurezza il 1° reattore della centrale di Cernavoda, preannunciando a breve il blocco di una 2ª unità. In Ungheria, la centrale nucleare di Paks ha iniziato a depotenziarsi a causa delle limitate forniture di acqua di raffreddamento, dopo 2 successive riduzioni della potenza avvenute nei giorni precedenti.

Il letto del fiume esposto comporta inoltre seri rischi per la sicurezza pubblica. A Budapest le autorità hanno chiuso il ponte Margherita dopo che il ritiro delle acque ha portato alla luce alla sua base un ordigno della Seconda Guerra Mondiale. Questa situazione estrema si è rivelata paradossalmente vantaggiosa per i ricercatori dotati di magneti, i quali stanno approfittando della secca per recuperare oggetti metallici dai fondali, come amplificatori radio e bossoli di proiettili risalenti ai conflitti mondiali.