Il gigantesco razzo Starship di SpaceX è pronto a dominare nuovamente i cieli, tuttavia gli appassionati dovranno attendere ancora per via delle condizioni avverse che hanno costretto l’azienda a un improvviso rinvio per maltempo. La missione, originariamente prevista per le 00:45 ora italiana di oggi, è stata infatti riprogrammata. La decisione è legata alla stringente necessità di avere un cielo limpido per poter filmare da terra lo scudo termico durante la delicata fase di massima pressione aerodinamica. Il nuovo tentativo per questo attesissimo 13° volo avverrà all’interno di una finestra di lancio di 90 minuti che si aprirà precisamente alle 00:45 di sabato 25 luglio ora italiana.
Le difficoltà tecniche e i successi del gigantesco veicolo
Il percorso per arrivare a questo 13° lancio, che rappresenta la 2ª missione del 2026, ha incontrato alcuni ostacoli durante i preparativi. Un precedente tentativo di decollo, risalente al 16 luglio, era stato interrotto all’ultimo secondo a causa della mancata accensione di diversi motori del veicolo. Il successivo tentativo delle scorse ore ha subito un ulteriore ritardo di 24 ore a causa del tempo inclemente nel sito di lancio in Texas. Il vettore, formato dal primo stadio Super Heavy e dallo stadio superiore, vanta un’altezza complessiva superiore ai 122 metri ed è interamente realizzato in acciaio inossidabile. La sua impressionante capacità di carico, in grado di portare oltre 100 tonnellate nell’orbita terrestre, rappresenta un tassello fondamentale per la NASA, che impiegherà la versione operativa per la missione Artemis III nel 2027 e per far sbarcare gli astronauti sulla Luna l’anno successivo.
Lo scudo termico e il rilascio dei nuovi satelliti della rete
Durante il precedente 12° volo dello scorso 22 maggio, che ha segnato il debutto assoluto della variante aggiornata, l’azienda ha rilasciato 22 payload di prova e ha fatto ammarare con successo la navetta al largo delle coste dell’Australia, a Ovest rispetto al continente. Per questo nuovo tentativo spaziale, i traguardi tecnologici sono ancora più ambiziosi. Il carico utile sarà costituito da 20 satelliti Starlink di nuova generazione, pesanti ben 2mila kg ciascuno. SpaceX prevede di arrivare a operare fino a 100mila di questi sofisticati dispositivi in orbita, superando di gran lunga l’attuale costellazione che ne conta poco più di 10mila. Questi apparati condivideranno la medesima traiettoria suborbitale della navetta principale e si distruggeranno rientrando nell’atmosfera terrestre circa 20 minuti dopo il rilascio in quota. Sei di questi veicoli spaziali sono appositamente dotati di telecamere per scansionare le piastrelle termiche del razzo, consentendo agli ingegneri di studiare il comportamento dei materiali sottoposti a enormi sforzi strutturali.
Il recupero in mare e i futuri tentativi di cattura al volo
Il rigoroso piano di volo prevede che il gigantesco primo stadio Super Heavy effettui un ammaraggio controllato nelle acque del Golfo del Messico, a circa 7 minuti dopo il decollo. Durante il precedente volo, il rientro del propulsore aveva presentato anomalie ai motori che ne avevano causato l’inevitabile schianto. Per scongiurare il ripetersi dell’inconveniente, l’azienda ha integrato numerose modifiche hardware e software per risolvere definitivamente questi problemi tecnici. Allo stesso tempo, lo stadio superiore punterà nuovamente a un ammaraggio nell’Oceano Indiano, un evento conclusivo previsto esattamente a 65 minuti dalla partenza. In futuro, l’azienda aerospaziale ha in programma di far atterrare entrambi gli stadi direttamente sulla piattaforma di lancio di partenza, afferrandoli al volo con gli enormi bracci meccanici della torre, una manovra altamente spettacolare che permetterà di effettuare svariati voli giornalieri verso lo Spazio profondo.
