Il viaggio inarrestabile della sonda New Horizons continua a spingersi verso territori inesplorati, portando l’umanità sempre più vicina a obiettivi eccezionali. Lo straordinario strumento costruito dalla NASA è destinato a diventare il 3° oggetto artificiale nella storia ad abbandonare definitivamente il nostro Sistema Solare, avventurandosi nell’oscurità più profonda. La Terra e i corpi celesti a noi vicini sono protetti da una gigantesca bolla di plasma generata dal Sole, una sorta di scudo magnetico naturale che impedisce alle pericolose radiazioni ionizzanti interstellari di inondare le nostre orbite. Tuttavia, la posizione esatta in cui termina questa imponente barriera protettiva cosmica rimane ancora un mistero affascinante per gli scienziati e gli astronomi di tutto il mondo. La sonda si sta precipitando a velocità inimmaginabili verso questo confine estremo e i ricercatori sono al lavoro per definire il momento esatto in cui avverrà lo storico passaggio nello Spazio interstellare.
La finestra temporale: dal 2029 al 2040
Recenti studi stanno cercando di definire l’esatta posizione di questa barriera mentre il veicolo spaziale sfreccia in quella direzione. I ricercatori hanno stimato che New Horizons potrebbe colpire il confine in qualsiasi momento all’interno di una finestra di 11 anni, con l’eventualità di entrare e uscire da esso in molteplici occasioni. Jonathan Gasser, autore principale dei 2 articoli, ha spiegato che l’obiettivo principale è capire in anticipo quando la sonda raggiungerà il “termination shock” per preparare la strumentazione a effettuare le giuste misurazioni e inviare a terra dati inediti. In base alle previsioni matematiche elaborate dal team, l’incontro avverrà al più presto nel 2029 o al più tardi nel 2040. Le molteplici attraversate ipotizzate sono dovute al fatto che l’eliosfera si espande e si contrae in continuazione.
Il vento del Sole e il termination shock
Questa ampia forbice di tempo ha una motivazione scientifica molto solida. L’eliosfera è formata dai venti espulsi dal nostro Sole mentre fluiscono verso l’esterno, spazzando i pianeti. Questi venti, composti da particelle cariche tra cui elettroni e protoni, viaggiano alla spaventosa velocità di circa 1 milione e 600mila km/h, inglobando tutto ciò che incontrano sul loro cammino e scatenando fenomeni spettacolari come le aurore. Man mano che queste raffiche si avvicinano al bordo estremo della bolla protettiva, iniziano a rallentare. Uno studio pubblicato di recente suggerisce che a influenzare la frenata interviene un ulteriore fattore determinante, oltre alla semplice lontananza dalla stella. Il flusso di materiale ionizzato che arriva dalla direzione opposta colpisce infatti l’eliosfera e viene deviato, rallentando drasticamente il vento interno. Inoltre, durante i periodi di elevata attività solare vengono prodotte raffiche più cariche che spingono il confine in avanti, mentre nei momenti di quiete stellare il limite si ritira su se stesso.
Verso lo Spazio interstellare
Questo complesso equilibrio di forze genera il termination shock, il punto in cui i venti scendono a velocità inferiori rispetto a quella del suono. Ad oggi, solamente 2 sonde hanno varcato questa soglia spingendosi nell’ignoto: Voyager 1 e Voyager 2. Durante lo storico attraversamento, Voyager 2 ha registrato un netto calo del 46% nella velocità ambientale. New Horizons si trova oggi a circa 66 unità astronomiche dal centro del sistema, considerando che 1 unità astronomica corrisponde all’incirca a 149 milioni di km. Heather Elliott, ricercatrice del Southwest Research Institute, ha paragonato l’analisi dell’eliosfera alla risoluzione di un gigantesco enigma cosmico. Studiare questo confine rappresenta un passo assolutamente cruciale per raccogliere informazioni sulle influenze stellari e per poter pianificare con cura i futuri e ambiziosi viaggi esplorativi dell’umanità verso altri mondi.
