Gli incendi boschivi che nelle ultime settimane stanno colpendo la Spagna, la Francia, la Grecia e anche l’Italia mostrano con crescente evidenza quanto l’Europa sia ormai esposta a eventi sempre più intensi, estesi, persistenti e difficili da controllare. Non si tratta più soltanto di emergenze concentrate nei mesi estivi, ma della manifestazione di un rischio strutturale che coinvolge territori, comunità, infrastrutture, attività economiche ed ecosistemi. In questo contesto, PEFC Italia, ente promotore della gestione sostenibile del patrimonio forestale, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale richiamano la necessità di ripensare profondamente le strategie di prevenzione e difesa delle foreste italiane ed europee.
Incendi in Europa, nel 2026 già bruciati 434.976 ettari
I numeri rilevati dal sistema informativo EFFIS, l’European Forest Fire Information System, restituiscono la dimensione di una stagione già particolarmente grave. Dall’inizio dell’anno fino al 29 luglio, nel territorio dell’Unione Europea sono stati registrati 1.407 incendi, per una superficie complessivamente percorsa dal fuoco pari a 434.976 ettari. La superficie bruciata risulta già superiore di oltre il doppio rispetto alla media del periodo compreso tra il 2006 e il 2025. Il dato è inoltre più alto del 25% rispetto al 2025, indicato come l’anno peggiore della serie storica. Il sistema segnala condizioni di pericolo molto estremo nel sud-ovest della Francia, nel nord della Spagna, in Portogallo e in numerose aree italiane. Una situazione che conferma la crescente esposizione del continente a incendi caratterizzati da un’intensità eccezionale e da una capacità di propagazione potenzialmente superiore a quella affrontabile dai normali dispositivi antincendio.
Perché gli incendi estremi possono diventare impossibili da spegnere
Quando un incendio assume comportamenti estremi, la capacità di spegnimento può ridursi drasticamente. In alcune fasi, l’intervento diretto può diventare sostanzialmente impossibile, perché il fuoco sviluppa una quantità di energia tale da superare le capacità operative dei mezzi e delle squadre impegnate sul territorio. Per questo motivo, la strategia non può limitarsi al potenziamento degli strumenti utilizzati durante l’emergenza. La priorità deve essere anche quella di ridurre in anticipo la probabilità che un singolo innesco si trasformi in un incendio incontrollabile. I cosiddetti megafire non si distinguono soltanto per la vastità delle superfici bruciate. A caratterizzarli sono soprattutto l’eccezionale intensità, la persistenza, la rapidità di propagazione e la capacità di generare enormi quantità di energia. Il loro comportamento può superare le capacità operative dei sistemi antincendio, rendendo particolarmente difficile il contenimento delle fiamme e producendo conseguenze ecologiche, economiche e sociali di enorme portata.
Megafire, downburst e improvvisi cambiamenti del vento
Uno degli aspetti più pericolosi degli incendi estremi riguarda l’interazione tra il fuoco, l’atmosfera e i fenomeni convettivi. In determinate condizioni, questa interazione può generare variazioni repentine e violente del vento. Le raffiche discendenti e i downburst possono modificare improvvisamente la direzione e la velocità delle fiamme, rendendo estremamente rischiose le operazioni di spegnimento. Situazioni di questo tipo possono imporre il passaggio dall’attacco diretto al fuoco alla protezione prioritaria delle persone, delle infrastrutture e delle aree maggiormente esposte. È proprio questa imprevedibilità a rendere evidente la necessità di agire prima che l’emergenza raggiunga livelli non più gestibili. La capacità di intervenire rapidamente resta essenziale, ma non può sostituire una strategia permanente di prevenzione, manutenzione e conoscenza del territorio.
Bussone: “in Italia ci si accorge delle foreste soprattutto quando scoppiano gli incendi”
L’Italia dispone di circa 12 milioni di ettari di superficie boschiva, ma soltanto una parte limitata del patrimonio forestale nazionale è oggi inserita in un sistema strutturato di pianificazione e programmazione. “È paradossale come in Italia, un Paese con circa 12 milioni di ettari boschivi, ci si accorga di essere un Paese forestale soprattutto quando scoppiano gli incendi”, dichiara Marco Bussone, presidente di PEFC Italia, AIEL e UNCEM. “Servono mezzi, personale e tecnologie per l’emergenza, ma la vera sfida arriva molto prima: pianificare, gestire, certificare. Oggi solo una parte limitata (circa il 20%) del patrimonio forestale nazionale è oggetto di pianificazione e programmazione degli interventi, mentre milioni di ettari restano fuori da una strategia strutturata. Purtroppo, non tutti gli incendi possono essere evitati ma possiamo impedire che ogni innesco diventi una catastrofe ed è per questo che la gestione forestale sostenibile non è solo uno slogan ma significa boschi conosciuti, monitorati, curati e inseriti in filiere locali capaci di generare economia, presidio e comunità”. Il dato sulla pianificazione rappresenta uno dei nodi principali. Se soltanto circa il 20% delle foreste italiane è sottoposto a una programmazione strutturata degli interventi, milioni di ettari restano privi di una strategia organica capace di tenere insieme prevenzione, biodiversità, sicurezza e sviluppo delle economie locali.
Gestione forestale sostenibile contro l’abbandono dei boschi
La prevenzione passa attraverso territori forestali gestiti, monitorati, diversificati e pianificati. Gli interventi devono essere calibrati sulle caratteristiche ecologiche delle diverse aree e sul livello di rischio specifico di ciascun territorio. L’obiettivo è evitare sia l’abbandono sia le operazioni indiscriminate. La gestione forestale sostenibile non coincide infatti con un intervento generalizzato sulla vegetazione, ma con una serie di azioni mirate e coerenti con la struttura del bosco, la sua biodiversità e le esigenze di protezione delle comunità. Tra le attività considerate fondamentali rientrano gli interventi di selvicoltura preventiva, i diradamenti selettivi, la gestione della vegetazione nelle zone maggiormente esposte, la rimozione o il trattamento del materiale vegetale secco quando necessario e la manutenzione della viabilità forestale. Assumono inoltre un ruolo decisivo la disponibilità di punti d’acqua, la realizzazione di aree di sicurezza e la gestione delle zone di interfaccia urbano-forestale, dove abitazioni, infrastrutture e vegetazione entrano direttamente in contatto. Sono proprio queste aree a essere particolarmente vulnerabili, perché la propagazione delle fiamme può coinvolgere rapidamente centri abitati, strade, reti di servizio, aziende agricole e attività produttive.
Certificazione forestale e controlli indipendenti
La certificazione forestale non garantisce che un bosco non possa essere interessato da un incendio. Rappresenta però uno strumento in grado di rendere la prevenzione pianificata, verificabile e continuativa. Una foresta pianificata non è un luogo immune dalle fiamme, ma un’area nella quale responsabilità, interventi e controlli non vengono affidati all’improvvisazione. Le attività sono inserite in un sistema che comprende monitoraggio, tutela della biodiversità, salvaguardia dei servizi ecosistemici e verifiche indipendenti. Per le foreste certificate, tali verifiche contribuirebbero a ridurre fino a nove volte l’innesco degli incendi rispetto alle aree non gestite. Il valore della certificazione risiede quindi nella capacità di mantenere nel tempo una struttura di intervento riconoscibile, controllata e sottoposta a valutazioni periodiche. La prevenzione diventa così parte di un processo stabile e non una risposta occasionale attivata soltanto in presenza di temperature elevate o di una stagione particolarmente critica.
Satelliti e intelligenza artificiale per prevedere la propagazione degli incendi
Accanto alla gestione sostenibile delle foreste, un ruolo sempre più importante è svolto dalle tecnologie. Satelliti, sistemi di intelligenza artificiale, banche dati e simulatori consentono oggi di integrare informazioni meteorologiche, territoriali e satellitari. Attraverso questi strumenti è possibile individuare le aree maggiormente esposte, valutare come il rischio potrebbe evolvere in futuro, ricostruire le possibili cause degli incendi e simulare migliaia di scenari di propagazione. Le tecnologie non sostituiscono l’esperienza umana, la presenza sul territorio o la conoscenza diretta dei boschi. Possono però mettere a disposizione dei decisori pubblici, dei gestori forestali e dei sistemi antincendio informazioni sempre più dettagliate. L’analisi integrata dei dati permette di individuare i punti più sensibili allo sviluppo di un rogo, le possibili direzioni di avanzamento delle fiamme e le aree nelle quali gli interventi preventivi potrebbero produrre i risultati più rilevanti.
Il progetto FIRE-BOX e il database con oltre 100mila incendi
Un contributo significativo arriva dal lavoro scientifico sviluppato nell’ambito del progetto PNRR FIRE-BOX. Il progetto ha permesso di costruire un database nazionale armonizzato che comprende oltre 100.000 eventi registrati tra il 2007 e il 2022. È stata inoltre prodotta una carta nazionale dedicata alla classificazione dei combustibili, utilizzabile nei modelli di propagazione degli incendi. Questi dati consentono di rappresentare in modo più accurato le caratteristiche della vegetazione e la sua possibile risposta al passaggio delle fiamme. Gli strumenti innovativi di simulazione sono stati applicati a sei parchi nazionali italiani. Per ciascuna area sono stati elaborati scenari di propagazione e un atlante capace di integrare pericolosità, vulnerabilità, esposizione e rischio. Il risultato è un sistema di conoscenza che può supportare sia la pianificazione preventiva sia la gestione delle emergenze, fornendo indicazioni utili sulla possibile evoluzione degli incendi e sulla distribuzione delle aree maggiormente vulnerabili.
Ricerca scientifica e comunità locali nella prevenzione degli incendi
Perché le innovazioni scientifiche e tecnologiche siano realmente efficaci, è necessario che vengano tradotte in azioni condivise con gli enti locali e con le comunità direttamente coinvolte nella gestione del territorio. “Tecnologie e conoscenze scientifiche diventano davvero efficaci quando vengono ben comunicate e si traducono in azioni condivise con le comunità e con gli enti locali”, dichiara Giorgio Matteucci Dirigente di Ricerca dell’Istituto per la BioEconomia del CNR e Presidente della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF). “Il mondo della ricerca scientifica sta, infatti, lavorando sempre più con gli attori del territorio, come nel caso del progetto Interreg Italia-Francia MED-Star2, coordinato dal CNR-IBE, che ha l’obiettivo di migliorare la capacità dei territori costieri di Francia (Corsica, Region Sud) e Italia (Sardegna, Toscana, Liguria) e di affrontare le criticità legate al rischio di incendi boschivi e al cambiamento climatico promuovendo misure volte ad aumentare la resilienza dei territori e delle comunità, anche attraverso specifiche iniziative di comunicazione e informazione”. Il progetto Interreg Italia-Francia MED-Star2 punta dunque a migliorare la capacità di risposta dei territori costieri coinvolti, con particolare riferimento alla Corsica, alla Région Sud, alla Sardegna, alla Toscana e alla Liguria. L’obiettivo è rafforzare la resilienza delle comunità e degli ecosistemi di fronte al rischio di incendi boschivi e agli effetti del cambiamento climatico, coinvolgendo direttamente gli attori locali e promuovendo specifiche iniziative di informazione e comunicazione.
Prevenzione degli incendi durante tutto l’anno
Per PEFC Italia, CNR e SISEF, la nuova stagione degli incendi estremi impone un vero cambio di paradigma. Le risorse destinate alla prevenzione devono diventare strutturali e non dipendere esclusivamente dalle fasi di emergenza. È necessario finanziare piani di gestione forestale e interventi pluriennali, favorire la certificazione, sostenere l’aggregazione delle proprietà e mettere in rete il mondo della ricerca, i gestori forestali, le comunità locali e i sistemi antincendio. Gli strumenti scientifici e tecnologici devono essere integrati nella pianificazione ordinaria, mentre le attività di prevenzione devono proseguire durante tutto l’anno, non soltanto quando iniziano i roghi o quando le condizioni meteorologiche diventano particolarmente favorevoli alla propagazione delle fiamme. La continuità degli interventi rappresenta infatti una delle condizioni fondamentali per diminuire il rischio. Viabilità forestale, punti d’acqua, aree di sicurezza, gestione della vegetazione e monitoraggio non possono essere realizzati o aggiornati soltanto durante l’estate.
