Israele ha avviato la sua quinta gara d’appalto per la ricerca di ulteriori giacimenti di gas naturale nelle acque economiche del Paese. L’annuncio è arrivato dal ministro dell’Energia, Eli Cohen, che ha indicato come obiettivo principale il rafforzamento delle riserve interne e, allo stesso tempo, l’incremento delle esportazioni di gas. La nuova procedura conferma il ruolo strategico del settore energetico israeliano nel Mediterraneo orientale, dove il Paese ha già sviluppato importanti giacimenti offshore. Il fabbisogno di gas di Israele è oggi soddisfatto da diversi giacimenti situati al largo della costa mediterranea, principalmente Tamar, mentre la maggior parte delle esportazioni, destinate soprattutto a Egitto e Giordania, proviene dal vicino giacimento di Leviathan, situato a 130 chilometri dalla costa.
Tamar e Leviathan, il cuore energetico del Bacino del Levante
I giacimenti di Tamar e Leviathan fanno parte del Bacino del Levante, una delle aree più rilevanti per il gas nel Mediterraneo orientale. Tamar rappresenta una fonte centrale per il consumo interno israeliano, mentre Leviathan è il principale motore delle esportazioni regionali. Il giacimento di Leviathan contiene circa 600 miliardi di metri cubi di gas, una quantità che ne fa uno degli asset energetici più importanti del Paese. La gestione dei giacimenti di Tamar e Leviathan è affidata a Chevron, che potrà partecipare alla nuova gara d’appalto come parte di un consorzio.
La gara si svilupperà in tre fasi
Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Energia Eli Cohen, la nuova gara d’appalto si articolerà in tre fasi e richiederà circa un anno per essere completata. La procedura era pronta da mesi, ma era stata ritardata dai conflitti regionali. Cohen ha indicato che il contesto attuale consente ora di avviare l’iter. “Un accordo tra Israele e il Libano, che potrebbe attrarre un maggior numero di compagnie straniere, ha reso i tempi maturi per l’avvio della procedura”, ha detto Cohen.
Le esportazioni verso Egitto e Giordania al centro della strategia
Il ministro dell’Energia ha sottolineato la redditività del comparto e il suo peso negli equilibri regionali. “Il settore del Gas ha dimostrato la sua redditività economica”, ha dichiarato Cohen in una conferenza stampa, aggiungendo che le esportazioni verso Egitto e Giordania “contribuiscono a promuovere la stabilità regionale”. Le esportazioni di gas israeliano sono quindi una componente economica e geopolitica di primo piano. Nel dicembre scorso Israele ha approvato un accordo da 35 miliardi di dollari per la fornitura di 130 miliardi di metri cubi di gas all’Egitto entro il 2040. L’intesa rafforza ulteriormente la centralità dell’Egitto come destinazione delle forniture israeliane e conferma il ruolo del gas come leva strategica per la cooperazione energetica regionale.
Consumo interno ed esportazioni: le regole sulle nuove scoperte
La normativa israeliana stabilisce che i primi 50 miliardi di metri cubi di gas scoperti debbano essere destinati al consumo interno. La parte restante viene invece suddivisa tra consumo interno ed esportazioni. Questo meccanismo punta a garantire la sicurezza energetica nazionale, lasciando comunque spazio alla valorizzazione commerciale delle nuove risorse. Israele consuma attualmente 14 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre altri 14 miliardi di metri cubi vengono esportati.
Fino a 400 miliardi di metri cubi ancora da scoprire
Secondo il commissario per il Petrolio, Chen Bar Yoseph, nelle acque israeliane potrebbero esserci ancora fino a 400 miliardi di metri cubi di gas da scoprire. Una prospettiva che rende la nuova gara d’appalto particolarmente rilevante per il futuro energetico del Paese. Nuove scoperte potrebbero rafforzare le riserve disponibili, ampliare la capacità di esportazione e modificare gli equilibri commerciali nel Mediterraneo orientale. Il potenziale residuo indicato da Bar Yoseph rappresenta uno dei principali elementi di interesse per le compagnie energetiche internazionali.
L’interesse dell’Europa e il nodo delle infrastrutture
Bar Yoseph ha affermato che l’Europa resta interessata al gas israeliano, ma che manca un gasdotto. Al momento, Israele non dispone di riserve sufficienti per esportare verso il mercato europeo, ma lo scenario potrebbe cambiare nel caso in cui le ultime esplorazioni portassero a importanti scoperte. Il tema infrastrutturale resta quindi decisivo. Senza un collegamento adeguato, l’interesse europeo non può tradursi in un flusso stabile di forniture. Tuttavia, l’eventuale individuazione di nuovi giacimenti potrebbe riaprire il dibattito sulle rotte di esportazione e sul ruolo di Israele nella sicurezza energetica del continente.
Le licenze concesse a BP, Socar e NewMed Energy
La nuova gara d’appalto arriva dopo le licenze concesse lo scorso anno da Israele a BP, alla compagnia petrolifera nazionale azera Socar e alla società locale NewMed Energy per l’esplorazione di gas naturale nelle acque israeliane. La presenza di gruppi internazionali e regionali conferma l’attrattività del settore offshore israeliano e il peso crescente del Bacino del Levante nelle strategie energetiche del Mediterraneo. La quinta gara rappresenta quindi un ulteriore passaggio nella politica energetica di Israele, orientata a consolidare le forniture interne, rafforzare le esportazioni regionali e valutare nuove opportunità di mercato in caso di scoperte rilevanti.
