Una distesa di asfalto e ceppi recisi dove prima c’era una splendida galleria di ‘chiome verdi’: è questa la triste scena che si è presentata ai cittadini di Lanciano. Otto tigli storici sono stati rasi al suolo non da un fulmine o da una tempesta, ma dalle motoseghe dei cantieri stradali. Una decisione che ha sollevato profonda costernazione tra gli abitanti. I lavori, presentati come un progetto di riqualificazione per snellire il traffico e servire i nuovi palazzi in costruzione, hanno sacrificato il patrimonio verde della città in nome della viabilità, confermando la riflessione amara di Erri De Luca sulla distruzione della natura per mano dell’uomo.
La giunta comunale giustifica il progetto descrivendolo come un intervento indispensabile per ottimizzare la circolazione stradale e incrementare la sicurezza. Il piano prevede infatti la ristrutturazione dei marciapiedi e la creazione di accessi più agevoli ai nuovi edifici. Il sacrificio delle aree verdi viene inserito in una riqualificazione complessiva della zona, pensata per fluidificare il traffico e diminuire le code nei momenti di punta. Radicalmente contraria la posizione dell’opposizione e di una parte dei cittadini, che denunciano una progressiva cementificazione del territorio. Per i residenti, infatti, l’abbattimento dei tigli rappresenta un danno sia estetico sia ecologico: la perdita dell’ombra naturale lascerà i percorsi pedonali e l’asfalto esposti al sole diretto, trasformando la carreggiata in un’area soffocante durante le ondate di calore.

Il caso di Lanciano è una micro-vicenda locale, ma ben simboleggia un dissidio diffuso in molti centri urbani: da un lato la necessità di riqualificare, allargare le carreggiate, creare nuovi accessi e posti auto; dall’altro la crescente consapevolezza che la natura in città non sia un semplice abbellimento, bensì un’infrastruttura ecologica vitale. Quando si tagliano alberi storici, non si deturpa soltanto il panorama, ma si rinuncia a vantaggi tangibili, avvertibili soprattutto durante la stagione estiva.
La piantumazione lineare di tigli garantisce la termoregolazione delle aree pedonali e residenziali, riducendo l’assorbimento termico dei materiali da costruzione e migliorando il comfort microclimatico locale. La perdita di tale copertura arborea espone le infrastrutture alla radiazione solare diretta, convertendo la strada in un ‘corridoio’ che amplifica l’isola di calore urbana attraverso il rilascio notturno dell’energia accumulata.
Le strategie di urbanistica devono porsi un interrogativo cruciale: è possibile inserire nuovi edifici e viabilità senza distruggere il patrimonio naturale esistente? Spesso si ricorre alla cosiddetta compensazione (nuove piantumazioni, viali alberati), ma queste soluzioni arrivano tardi e non eguagliano il valore di alberi adulti radicati nel quartiere. Per questo è fondamentale il coinvolgimento di residenti e tecnici: essi possono guidare i progetti, esigendo che il verde urbano sia tutelato fin dall’inizio.
Il caso di Lanciano solleva una domanda chiave: che tipo di città vogliamo? Più corsie per le auto o più spazi vivibili all’ombra degli alberi? L’espansione residenziale non può ignorare il cambiamento climatico, dove ogni albero ‘urbano’ funge da climatizzatore naturale e filtro per l’aria. Questo cantiere interroga la comunità sul destino della qualità ambientale del quartiere. Resta da capire se, nei prossimi interventi urbanistici, la natura sarà il pilastro della progettazione o resterà un elemento sacrificabile in nome del cemento.
