Sotto i nostri piedi si nasconde una delle più grandi riserve strategiche del Paese: il patrimonio idrico sotterraneo italiano. Una risorsa invisibile ma fondamentale, capace di soddisfare oltre l’84% del fabbisogno nazionale di acqua potabile e distribuita in grandi serbatoi naturali che interessano circa il 66% del territorio. A quarant’anni dall’ultima ricognizione complessiva, l’Italia torna a fare il punto sulle proprie risorse idriche sotterranee con la nuova Carta Idrogeologica d’Italia alla scala 1:500.000, presentata a Roma dall’ISPRA – Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia, insieme al Dipartimento di Scienze della Terra “Ardito Desio” dell’Università degli Studi di Milano, con la collaborazione di ISTAT, CMCC, Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, Regioni, Autorità di bacino distrettuale e comunità scientifica.
Il nuovo strumento offre per la prima volta una fotografia omogenea dell’intero territorio nazionale, individuando le aree dove si concentrano gli acquiferi, ovvero i veri e propri “serbatoi naturali” capaci di immagazzinare e restituire acqua. Le zone con maggiore capacità produttiva si trovano soprattutto nella Pianura Padano-veneta e lungo l’Appennino centrale e meridionale.
La mappatura ha censito 957 grandi sorgenti con una portata superiore ai 10 litri al secondo, dalle quali vengono captati ogni anno circa 2,7 miliardi di metri cubi di acqua potabile, pari a circa l’80% dell’acqua sorgiva utilizzata per scopi civili in Italia. A queste si aggiungono 60 mila pozzi, 241 sorgenti termominerali e oltre 60 punti di sorgenti sottomarine e costiere, oggi non sfruttati ma considerati una possibile risorsa per il futuro approvvigionamento idrico.
Un capitolo particolare riguarda i fontanili della Pianura Padano-veneta, sorgenti tipiche dell’area compresa tra alta e bassa pianura, la cui ricognizione conferma la straordinaria ricchezza idrica del sottosuolo italiano e la presenza di risorse diffuse in gran parte del territorio.
La Carta Idrogeologica è accompagnata da una banca dati online, liberamente accessibile e in continuo aggiornamento, che rappresenta un primo passo verso una conoscenza più approfondita delle riserve sotterranee nazionali. Tra gli sviluppi futuri previsti figurano la realizzazione della Banca Dati Nazionale delle Sorgenti e di una nuova carta dedicata alla capacità di ricarica delle falde. L’obiettivo è trasformare gli acquiferi in una risorsa strategica per la gestione della crisi idrica: individuare le aree più adatte a conservare naturalmente l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità, riducendo la pressione sulla costruzione di nuovi invasi artificiali e valorizzando i serbatoi già presenti nel sottosuolo.
Alessandra Gallone, Presidente ISPRA, ha affermato: “La nuova carta idrogeologica d’Italia rappresenta uno strumento scientifico di fondamentale importanza, considerando che le acque sotterranee sono molto più resistenti agli effetti del cambiamento climatico rispetto a quelle superficiali, come fiumi, laghi e invasi artificiali. Conoscerne esattamente l’ubicazione, capire dove si infiltrano e come scorrono significa mettere le Istituzioni nelle condizioni di gestire meglio la risorsa, pianificare in modo più efficace e aumentare la consapevolezza del valore strategico dell’acqua sotterranea per il Paese”.
