L’Italia tra caldo estremo e stress idrico: il clima cambia e aumenta il rischio di eventi violenti, il report ANBI

Il report ANBI fotografa un Paese diviso tra fiumi in sofferenza, mari “bollenti” e il rischio di fenomeni violenti

Il cedimento dell’alta pressione e l’arrivo di correnti fredde potrebbero innescare fenomeni temporaleschi intensi su Alpi e Pianura Padana, ma il problema di fondo resta un quadro climatico profondamente alterato. Secondo l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, temperature record, anomalie marine e deficit idrici stanno modificando gli equilibri ambientali del Paese, rendendo necessarie nuove strategie di adattamento e gestione dell’acqua. “Grandinate diffuse, raffiche di vento ed allagamenti: si preannuncia così il quadro meteo del fine settimana, quando un cedimento dell’alta pressione consentirà un flusso di correnti glaciali su quelle regioni alpine e sulla Pianura Padana, dove mai come in questo periodo è andata sviluppandosi un’enorme quantità di energia generata da temperature estreme ed umidità. Questo mix fra le correnti calde ascensionali e quelle glaciali, potrebbe generare localizzati e violenti fenomeni atmosferici“: è quanto riporta il consueto report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. “Un pericolo ancor maggiore è rappresentato dalle acque marine, che nel Mediterraneo, così come in un’amplissima fascia dell’oceano, stanno “bollendo” (lungo le coste italiane si stanno raggiungendo picchi di 31° ed anomalie che, al largo di Sardegna e Corsica, arrivano a +6°!! Fonte: ECMWF): il mare è infatti un immagazzinatore di calore, che viene poi rilasciato in modo lento e graduale nel corso delle stagioni più fresche; queste temperature anomale rappresenteranno così un pericolo anche quando il fronte dell’alta pressione cederà definitivamente il passo ai venti freddi artici, rischiando di generare fenomeni meteorologici estremi (tornado, medicane, ecc. ) durante l’autunno. A livello globale, le temperature medie marine sono ormai stabilmente le più calde di sempre“.

Di fronte alla crisi climatica, è indispensabile saper guardare avanti, efficientando la rete idraulica esistente ed attrezzando il territorio con infrastrutture, la cui esigenza è scritta dal divenire degli eventi. Alla politica chiediamo di creare le condizioni per avviare concretamente interventi indispensabili come quelli previsti dal Piano Invasi Multifunzionali ANBI-Coldiretti, capaci di aumentare la resilienza delle comunità, rispondendo alle crescenti necessità, che gravano sulla risorsa acqua a partire da quelle per l’agricoltura, che produce cibo” ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Zero termico prossimo ai 5000 metri sulle Alpi, anomalie termiche positive che perdurano dalla terza decade di Maggio e temperature massime, superiori ai 40° su Sicilia e Sardegna, ma anche su città del Nord Italia, dove i principali corpi idrici sono in forte sofferenza idrica: è questa la “fotografia” di un’altra estate da record, così come da primato sono le piogge, cadute sulle regioni del Sud da inizio anno alla scorsa primavera, confermando l’ Italia, “hotspot” della crisi climatica“, prosegue il report ANBI. “Secondo le analisi del Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici (C.M.C.C.), a Roma le notti tropicali, che rappresentano uno degli indicatori più rilevanti per comprendere l’impatto del caldo sulla vita quotidiana e sulla salute, sono state ben 101 nel 2025 a fronte di una media di 76 nel periodo 1991-2020 (+33%); ciò significa che circa il 28% delle nottate nell’anno (quindi non solo estive) hanno avuto temperature oltre i 20° anche di notte, limitando la possibilità di recupero fisiologico dopo giornate molto calde (oltre un mese di temperature estreme)”.

Questi dati dimostrano che la stagione calda si amplia ormai ben oltre i 3 mesi estivi e che la salute dei cittadini è messa alla prova da temperature estreme sia di giorno che di notte: in alcuni quartieri si raggiungono i 60° al suolo” commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Al Nord, sottolinea il report ANBI, “da un mese esatto la portata del fiume Po ristagna al di sotto dei valori minimi, utili al contrasto dell’intrusione salina: ora -39% rispetto alla soglia dei 450 metri cubi al secondo. L’Adige, secondo fiume più importante d’Italia, in una settimana ha più che dimezzato (-55% circa) il proprio flusso idrico, favorendo anche qui l’avanzare dell’ingressione salina: quasi alla foce veneta, a Boara Pisani, si registrano mc/s 51,25, cioè circa mc/s 29 in meno della portata utile al funzionamento delle barriere antisale. Il riempimento del lago Maggiore è sceso al 19,5% con un livello idrometrico abbondantemente inferiore al 2022, anno della grande sete del Nord: sono ben 1860 i milioni di metri cubi d’acqua in meno, rispetto alla media, affluiti nell’invaso da inizio anno (fonte: Enti Regolatori dei Grandi Laghi)“.

Restando sui “grandi laghi“, “tutti largamente sotto media, è preoccupante anche la condizione di Lario e Sebino, con il livello del primo, che registra circa un metro meno del consueto ed il secondo, che è 86 centimetri sotto media e pieno solo al 17,9%; meno grave è la situazione del bacino del Garda, oggi al 62,9% di riempimento.
In Valle d’Aosta, dopo un mese di Giugno siccitoso (solo mm.16 di pioggia sul capoluogo di regione contro i mm.52, che cadono normalmente nel mese), anche la prima metà di Luglio è risultata particolarmente secca (stazione Issime-Capoluogo: mm. 5,2). A ciò si accompagnano temperature eccezionali: a Valtournenche-Grandes Murailles (m. 2566 s.l.m.) è da almeno un mese che il termometro non scende sotto i 6° (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta)! Per quanto riguarda i corsi d’acqua, la portata della Dora Baltea è stabilmente sotto media.
Anche in Piemonte sono scarsi i flussi fluviali: Tanaro, -83%; Toce, -48%; Stura di Lanzo, -44%.
In Lombardia, le riserve idriche sono più scarse del 40% a causa soprattutto della scarsissima neve autunno-vernina, che sarebbe stata un fondamentale apporto per i “grandi laghi”, che vanno svuotandosi velocemente.
In Liguria sono stabili i livelli idrometrici dei fiumi Entella ed Argentina.
In Veneto, oltre all’Adige, sono in grave crisi i fiumi Bacchiglione (manca oltre il 60% della portata) e Livenza (-49%).
In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici sono in sofferenza; particolarmente preoccupante è la condizione del Savio, che registra portate inferiori ai minimi storici“.

In Toscana, “i flussi nel fiume Arno sono il 39% più scarsi della media, mentre quelli dell’Ombrone continuano ad essere inferiori al Deflusso Minimo Vitale.
Decrescenti sono anche le altezze idrometriche dei fiumi nelle Marche e principalmente del Tronto. I bacini artificiali trattengono ancora oltre 47 milioni di metri cubi d’acqua.
In Umbria, a Polvese, il livello del lago Trasimeno è sceso a -m. 1,82, quando in questo periodo dovrebbe attestarsi a -m. 0,66; a registrare invece un leggero incremento è la portata del fiume Topino.
Nel Lazio, i laghi dei Castelli Romani (Albano e Nemi) vedono i livelli abbassarsi di 3 centimetri.
In Campania, sono decrescenti le altezze idrometriche dei fiumi Volturno e Sele, mentre il Garigliano è in ripresa“.

Con le temperature in crescita, “anche al Sud aumentano le erogazioni idriche, nonché l’evapotraspirazione.
In Basilicata, circa 10 milioni di metri cubi d’acqua fuoriescono settimanalmente dai principali invasi: ne restano ancora a disposizione dei lucani (e non solo) oltre 313 milioni (mln. mc. 128,76 in più del 2025!).
Anche in Puglia, per via del caldo torrido e dell’assenza di pioggia, ogni settimana vanno riducendosi i volumi idrici, stoccati nei serbatoi (questa settimana quasi 14 milioni e mezzo di metri cubi in meno): mln. mc. 210,45 è “l’oro blu” ancora a disposizione nella Capitanata.
In Sicilia, le dighe trattengono ancora oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua, vale a dire il 65% in più rispetto al 2025. Ciò dovrebbe garantire sicurezza idrica, nonostante Giugno sia stato estremamente arido sull’isola dove, su quasi tutto il territorio regionale, non è caduta nemmeno una goccia d’acqua; all’inizio di questo mese, invece, ci sono stati un paio di giorni piovosi, con cumulate anche superiori a mm. 30“.

In Sardegna, infine, “i volumi idrici immagazzinati nei bacini si sono ridotti di mln. mc. 112,6 in un mese, ma l’isola può contare, verso il periodo di altissima stagione turistica, ancora su mln. mc.1504,90 d’acqua stoccata, pari a 81,44% dei volumi autorizzati e 45% in più del 2025: sarà un’estate caldissima, ma più serena rispetto agli anni scorsi“.