La Commissione Europea torna a mettere TikTok sotto pressione sul delicato terreno della sicurezza dei minori online. Bruxelles ha pubblicato le proprie conclusioni preliminari nell’ambito del Digital Services Act, sostenendo che la piattaforma controllata da ByteDance non garantirebbe attualmente un livello di protezione adeguato agli utenti minorenni. Al centro delle contestazioni europee ci sono soprattutto le impostazioni predefinite degli account, la possibilità che i contenuti pubblicati dagli adolescenti raggiungano un pubblico più ampio e il funzionamento dei sistemi di raccomandazione. Qualora TikTok non dovesse intervenire in modo ritenuto sufficiente, la società potrebbe essere dichiarata non conforme alla normativa europea e rischiare una sanzione fino al 6% del fatturato annuo globale.
TikTok e minori, le contestazioni della Commissione Europea
Secondo l’esecutivo comunitario, TikTok dovrebbe modificare le impostazioni predefinite degli account dei minori, facendo in modo che i contenuti pubblicati dagli adolescenti siano visibili esclusivamente alle persone espressamente autorizzate dall’utente. La Commissione ritiene inoltre che i video condivisi dai minorenni non dovrebbero essere automaticamente proposti ad altri utenti attraverso il feed “Per Te”, uno dei principali strumenti utilizzati dalla piattaforma per distribuire contenuti e aumentarne la visibilità. L’obiettivo indicato da Bruxelles è limitare la diffusione potenzialmente incontrollata di immagini e video pubblicati dai più giovani, riducendo i rischi connessi all’esposizione pubblica, alla circolazione dei contenuti al di fuori della propria rete di contatti e alla possibilità che materiale personale venga mostrato a persone sconosciute. Le conclusioni preliminari rappresentano un passaggio rilevante nella procedura avviata nell’ambito del Digital Services Act, il regolamento europeo che impone alle grandi piattaforme digitali obblighi specifici in materia di trasparenza, gestione dei rischi sistemici e protezione degli utenti più vulnerabili.
Gli account privati non sarebbero sufficientemente protetti
Le perplessità della Commissione Europea non riguardano soltanto la distribuzione dei contenuti attraverso gli algoritmi. Bruxelles evidenzia infatti alcune criticità anche nel caso in cui un adolescente scelga di impostare il proprio account come privato. Secondo quanto rilevato dall’esecutivo europeo, un profilo privato può comunque essere facilmente individuato attraverso gli elenchi dei follower di altri utenti. La foto del profilo, inoltre, rimane visibile a chiunque, indipendentemente dalle limitazioni applicate ai contenuti pubblicati. Si tratta di elementi che, secondo la Commissione, non assicurano un livello di privacy sufficientemente elevato per i più giovani. La posizione europea si basa sul principio secondo cui la tutela dei minori non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla capacità dell’utente di individuare e modificare autonomamente le impostazioni dell’applicazione. Bruxelles chiede quindi che sia la stessa progettazione del servizio a ridurre fin dall’inizio l’esposizione degli adolescenti, attraverso impostazioni predefinite più restrittive e una minore possibilità di essere raggiunti o individuati da persone non autorizzate.
Il principio della protezione dei minori fin dalla progettazione
La vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha sottolineato la necessità di applicare un livello elevato di tutela fin dal primo accesso dei ragazzi ai servizi digitali. “La protezione dei minori deve essere garantita fin dal primo momento in cui accedono a Internet”, ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione Europea responsabile per la sovranità tecnologica. “Il Digital Services Act impone alle piattaforme di integrare la tutela dei minori nella progettazione dei propri servizi. Un elevato livello di protezione non dovrebbe essere una scelta opzionale, ma l’impostazione predefinita”. Le dichiarazioni indicano con chiarezza l’orientamento seguito da Bruxelles: le piattaforme digitali non dovrebbero limitarsi a offrire agli utenti strumenti facoltativi per proteggere la propria identità e i propri contenuti, ma dovrebbero strutturare i servizi in modo che il livello più elevato di sicurezza sia applicato automaticamente agli account appartenenti ai minori. La questione riguarda dunque il modello stesso con cui le applicazioni vengono progettate. Per la Commissione, la protezione degli adolescenti deve diventare una caratteristica incorporata nella piattaforma e non una funzione accessoria che richiede un intervento consapevole da parte dell’utente.
TikTok rischia una multa fino al 6% del fatturato globale
Le conclusioni diffuse da Bruxelles sono preliminari e non costituiscono ancora una decisione definitiva. TikTok avrà la possibilità di rispondere alle contestazioni, presentare osservazioni e intervenire sulle modalità di funzionamento della piattaforma. Se però la società non dovesse adeguarsi alle richieste europee o non riuscisse a dimostrare la conformità delle proprie misure al Digital Services Act, potrebbe essere formalmente dichiarata in violazione della normativa. In questo scenario, TikTok rischierebbe una multa fino al 6% del proprio fatturato annuo globale. Si tratta di una delle sanzioni più severe previste dall’Unione Europea per le grandi piattaforme online, introdotta per rendere realmente vincolanti gli obblighi stabiliti dal regolamento sui servizi digitali. La percentuale non sarebbe calcolata soltanto sui ricavi prodotti all’interno dell’Unione Europea, ma sul fatturato complessivo mondiale dell’azienda. Proprio per questo motivo, l’eventuale penalità potrebbe assumere dimensioni particolarmente rilevanti per un gruppo internazionale come ByteDance.
L’indagine di Ofcom sulla sicurezza dei minori nel Regno Unito
L’intervento della Commissione Europea arriva a pochi giorni dall’apertura di una procedura analoga nel Regno Unito. Anche Ofcom, l’autorità britannica responsabile delle comunicazioni, ha avviato un’indagine sulle misure adottate da TikTok per garantire la sicurezza degli utenti minorenni. I primi aggiornamenti sull’inchiesta britannica sono attesi nel mese di ottobre. La contemporaneità delle due procedure conferma la crescente attenzione delle autorità europee nei confronti delle modalità con cui le piattaforme social gestiscono i profili degli adolescenti, la visibilità dei loro contenuti e l’accesso a sistemi di raccomandazione altamente personalizzati. Pur trattandosi di indagini separate e condotte sulla base di quadri normativi differenti, entrambe si concentrano sul livello di protezione offerto ai minori e sulla responsabilità delle piattaforme nella prevenzione dei rischi connessi alla diffusione dei contenuti personali.
Prosegue l’indagine europea sul “rabbit hole effect”
Parallelamente alla procedura sulle impostazioni degli account dei minorenni, la Commissione Europea ha confermato che prosegue un’altra indagine nei confronti di TikTok, dedicata al cosiddetto “rabbit hole effect”. Con questa espressione viene indicato il rischio che gli algoritmi di raccomandazione conducano progressivamente gli utenti verso una fruizione sempre più intensa e prolungata dei contenuti. Attraverso la selezione automatica dei video, il sistema può proporre materiali simili a quelli già visualizzati, incentivando una permanenza crescente all’interno dell’applicazione. La questione assume particolare rilevanza quando riguarda gli utenti più giovani, considerati maggiormente vulnerabili rispetto a dinamiche di utilizzo compulsivo. L’attenzione delle autorità si concentra quindi sulla possibilità che il feed personalizzato non si limiti a rispondere agli interessi dell’utente, ma contribuisca anche ad aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma. L’indagine dovrà verificare se i sistemi di raccomandazione di TikTok siano stati progettati e gestiti in modo compatibile con gli obblighi previsti dalla normativa europea e se siano state adottate misure sufficienti per limitare i possibili effetti negativi sugli adolescenti.
Algoritmi, privacy e sicurezza al centro del confronto europeo
Il procedimento aperto nei confronti di TikTok riunisce alcune delle questioni più delicate nel rapporto tra social network, adolescenti e regolamentazione digitale. Da una parte c’è la necessità di proteggere la riservatezza dei profili e limitare la diffusione dei contenuti pubblicati dai minori. Dall’altra c’è il funzionamento degli algoritmi, capaci di amplificare rapidamente la visibilità di un video e di indirizzare la navigazione degli utenti. Per Bruxelles, la semplice disponibilità di un account privato non sarebbe sufficiente se il profilo può comunque essere individuato con facilità o se alcuni suoi elementi restano accessibili pubblicamente. Allo stesso modo, la possibilità che i video dei minorenni vengano inseriti automaticamente nel feed “Per Te” viene considerata incompatibile con l’obiettivo di ridurre al minimo l’esposizione pubblica degli adolescenti. La Commissione chiede quindi un cambiamento che riguardi non soltanto singole funzioni dell’applicazione, ma il principio generale con cui vengono configurati gli account dei più giovani: maggiore protezione predefinita, minore visibilità automatica e più controllo sulla diffusione dei contenuti. Le prossime fasi della procedura dovranno stabilire se TikTok apporterà le modifiche richieste e se le misure adottate saranno considerate sufficienti. Sullo sfondo resta la possibilità di una delle sanzioni più pesanti previste dal Digital Services Act, mentre il tema della tutela dei minori online continua a essere una delle priorità centrali delle autorità europee.
