Meteo estremo: quasi metà dei comuni costieri colpiti in 16 anni

Il nuovo report evidenzia l'aumento di allagamenti, trombe d'aria e mareggiate. Sicilia, Puglia e Calabria tra le regioni più colpite

Non solo ondate di calore. L’Italia deve fare sempre più spesso i conti con maltempo estremo, piogge intense, trombe d’aria, mareggiate e raffiche di vento che colpiscono anche le aree costiere. È quanto emerge dal nuovo report “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane“, realizzato da Legambiente insieme all’Osservatorio Città Clima. Secondo il dossier, tra il 2010 e il 2026 sono 308 i comuni costieri italiani interessati da almeno un evento meteorologico estremo, pari al 48% del totale, con 1.073 episodi registrati. Gli allagamenti da piogge intense rappresentano il fenomeno più frequente, seguiti da trombe d’aria e mareggiate. Il Sud è l’area più colpita, con Sicilia, Puglia e Calabria ai primi posti della classifica regionale.

Il report richiama inoltre l’attenzione sull’erosione costiera, aggravata dalla crisi climatica: negli ultimi cinquant’anni, secondo ISPRA, lungo le coste italiane sono andati perduti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge. Legambiente chiede al Governo un piano nazionale specifico per l’adattamento delle coste ai cambiamenti climatici, oltre a interventi per la tutela degli ecosistemi costieri, il contrasto al consumo di suolo e una gestione più sostenibile delle concessioni balneari.

I dati che abbiamo raccolto nel nostro nuovo report Spiagge – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dimostrano l’urgenza e l’importanza di attuare piani di adattamento e strumenti di governance che riducano il rischio per le persone, le abitazioni e le infrastrutture, e che permettano di programmare interventi volti al miglioramento della gestione dei territori. Occorre mettere in campo una strategia nazionale di difesa delle coste sempre più fragili a causa della crisi climatica ma anche dell’eccessiva attività antropica e del consumo di suolo. L’aumento degli eventi meteo estremi e il Ciclone Harry che nei mesi scorsi ha colpito diverse regioni della Penisola siano un monito e non restino inosservati. Il nostro Paese fonda gran parte della sua economia su mare, turismo e pesca, non può permettersi il lusso di riconcorrere le emergenze, deve prevenirle“.

Sul tema delle concessioni balneari, l’associazione invita inoltre a evitare che le future gare si limitino a sostituire i gestori senza modificare un sistema ritenuto non più sostenibile. “In Italia – dichiara Sebastiano Venneri, responsabile turismo e innovazione di Legambiente – occorre evitare che la stagione dei bandi si traduca nella semplice sostituzione dei gestori, cristallizzando per altri decenni un assetto già oggi insostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico. Per questo nel nostro nuovo report portiamo in primo piano un protocollo promosso dall’Associazione Mare Libero e basato sulla co-programmazione, previsto dall’art. 55 del D.Lgs. 117/2017 (Codice del Terzo Settore), per accompagnare i Comuni nella ridefinizione complessiva della pianificazione costiera. La co-programmazione consente alle amministrazioni di individuare, insieme agli enti del Terzo Settore, i bisogni da soddisfare, gli interventi necessari e le risorse disponibili, attraverso un processo strutturato in cui competenze tecniche, scientifiche e civiche“.