L’autunno 2026 rischia di manifestarsi con tratti invernali precoci, segnatamente sul comparto euro-atlantico e nordamericano, a causa di un Super El Niño di portata storica. Questa marcata anomalia termica positiva della superficie marina nel Pacifico equatoriale orientale sta già modificando i modelli previsionali stagionali. Si osserva infatti una configurazione della circolazione generale tipica della fase matura del fenomeno, ma sfasata temporalmente e già attiva nel trimestre settembre-novembre..
Le ultime simulazioni stagionali indicano infatti un Pacifico settentrionale dominato da una vasta area depressionaria e un robusto anticiclone fra Canada e Groenlandia, mentre una ‘autostrada’ di basse pressioni si estende dal Pacifico all’Atlantico, passando per gli Stati Uniti meridionali e puntando verso Regno Unito e Irlanda. In questo contesto, il flusso occidentale tende a irrobustirsi e a spingersi con maggior decisione verso l’Europa, trasportando masse d’aria miti e umide di origine oceanica che si riversano sul continente.

Sul Nord America, l’indicazione principale riguarda valori termici superiori alla media in Canada e negli Stati Uniti settentrionali, mentre le condizioni si mantengono più vicine alla normalità procedendo verso il sud degli USA. Qui il frequente passaggio di sistemi perturbati, sostenuto da una corrente a getto subtropicale molto attiva, determina nuvolosità, piogge e fasi di maltempo. Le precipitazioni risultano abbondanti soprattutto sui settori meridionali e sud-orientali, mentre il Pacific Northwest e alcune zone del Canada meridionale registrano un deficit idrico, in linea con un tragitto più meridionale del flusso instabile.
In Europa le proiezioni per l’autunno 2026 delineano un quadro termico complessivamente più caldo della norma, con anomalie positive diffuse dall’Europa occidentale a quella centrale e sud-orientale. Questa anomalia è legata alla prevalenza di correnti da ovest/sud-ovest che ‘trascinano’ aria atlantica mite e carica di umidità, favorendo un susseguirsi di fasi piovose e perturbate. Le precipitazioni sono previste sopra la media su molti settori europei, segnale di una traccia depressionaria atlantica piuttosto vivace, capace di pilotare ripetuti sistemi frontali verso il vecchio continente.
L’aspetto singolare di tale configurazione risiede nell’analogia con un pattern barico invernale indotto da El Niño, anticipato tuttavia alla stagione autunnale. La sinergia tra la ciclogenesi sul Pacifico settentrionale, il solido promontorio anticiclonico sul comparto canadese-groenlandese e il canale depressionario disteso tra il continente americano e l’Atlantico determina un rinvigorimento e una flessione meridiana del flusso zonale. Ne consegue una maggiore ricorrenza di sistemi perturbati, all’interno di un quadro termico complessivamente mite ma caratterizzato da un’evoluzione atmosferica tipicamente invernale.
Proiettandoci oltre l’autunno, ossia verso l’inverno 2026/27, le simulazioni stagionali indicano il prolungamento di questa configurazione piuttosto insolita. Lo scenario barico di fondo tra alte e basse pressioni si manterrà quasi identico da novembre a gennaio, ma con scostamenti dalla norma via via più marcati. Nello specifico, a gennaio, un robusto blocco anticiclonico sul Canada devierà in parte il flusso polare, portando temperature sopra la media in territorio canadese e negli Stati Uniti del nord. Al contrario, le regioni meridionali e orientali degli USA resteranno esposte a un canale instabile molto attivo. In quest’area, lo scontro tra le masse d’aria più fredde in discesa dal continente e le correnti cariche di umidità alimentate dal getto subtropicale intensificherà il rischio di forte maltempo, aprendo la strada a possibili ondate di gelo e severe tempeste invernali.
Per ciò che riguarda l’Europa, il persistere di una vasta area ciclonica collocata tra l’Atlantico nord-orientale e il settore nord-occidentale del continente, unita a un’alta pressione stabile tra la Groenlandia e l’alto Atlantico, fa presupporre un avvio di stagione invernale dominato da correnti occidentali o sudoccidentali. Ciò si tradurrà in un flusso di correnti sovente mite e umido, con temperature che si manterranno in linea o leggermente al di sopra delle medie stagionali su gran parte del territorio. Discorso a parte per le aree più vicine ai centri di bassa pressione, come l’Europa nord-occidentale, dove i valori termici saranno più vicini o inferiori alla norma. Per ampie zone del continente europeo, almeno stando alle prime proiezioni, le fasi invernali caratterizzate da ondate di freddo intense potrebbero risultare meno frequenti o subentrare in seguito.
Il cuore di questa dinamica è il vortice polare, che si articola sia negli strati bassi dell’atmosfera (troposfera) sia in quelli più alti (stratosfera). Con l’arrivo dell’autunno, il vortice inizia a riformarsi e a strutturarsi, diventando nei mesi successivi uno dei perni della circolazione atmosferica dell’intero emisfero. Storicamente, gli inverni influenzati da El Niño presentano maggiori probabilità di subire i cosiddetti SSW, ossia bruschi riscaldamenti stratosferici improvvisi. Quando avviene un SSW, il vortice polare in stratosfera può indebolirsi, spostarsi o persino collassare. Questo ha ripercussioni dirette sugli strati inferiori nelle settimane a seguire: l’aria gelida, che di solito rimane intrappolata vicino ai poli, riesce a ‘sfondare’ verso Stati Uniti, Europa o Asia, scatenando ondate di gelo intenso. Un esempio emblematico è quanto accaduto nel gennaio 2026, quando il riscaldamento stratosferico ha spinto il centro del vortice verso il Nord America, portando un’ondata di freddo record sugli USA orientali, in Canada e in alcune zone dell’Europa. Questo dimostra come l’unione tra gli effetti di El Niño e le dinamiche della stratosfera possa capovolgere rapidamente la situazione termica, anche in un’era caratterizzata da un riscaldamento globale di fondo. Guardando all’inverno 2026/27, la presenza di un forte Super El Niño aumenta la possibilità di assistere a questi repentini ribaltamenti, anche se non permette di prevedere con anticipo le singole ondate di freddo.
In definitiva, il quadro che emerge per l’autunno 2026 e l’inverno 2026/27 vede come protagonista un El Niño eccezionale, responsabile di un clima nel complesso temperato ma molto variabile. Europa e Nord America potrebbero assistere a un inverno precoce, con un continuo alternarsi di piogge, perturbazioni e pause asciutte. Le temute e improvvise ondate di gelo verso latitudini più meridionali rimangono però legate alle dinamiche del vortice polare, specialmente nei mesi clou tra fine 2026 e inizio 2027.
