Meteo, temporali dopo il forte caldo, AUBAC: “la pioggia violenta non ricarica le falde”

L'Autorità di bacino distrettuale dell'Appennino centrale (AUBAC) mette in guardia dall'illusione che i rovesci in arrivo risolvano la sete del Paese: questi temporali portano rischio idraulico, non ricarica

Da oggi, una perturbazione porta instabilità sul Paese, con allerta arancione diramata dalla Protezione Civile in Lombardia e allerta gialla per rischio temporali su gran parte del Centro-Nord, comprese Umbria, Toscana, Abruzzo e Molise, regioni del Distretto. Il caldo eccezionale di giugno sta dunque per lasciare il posto ai temporali, ma “non è la pioggia che serve“. L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (AUBAC) mette in guardia dall’illusione che i rovesci in arrivo risolvano la sete del Paese: “su suoli induriti dalla siccità e superfici impermeabili la pioggia violenta scorre, allaga e raggiunge presto il mare, senza ricaricare falde e riserve”. Questi temporali portano rischio idraulico, non ricarica, viene sottolineato.

I numeri del 2026

Il paradosso è nei numeri del 2026. A Roma, nei primi sei mesi dell’anno sono caduti 453,9mm di pioggia, un totale nella norma, ma l’83% è caduto nei primi tre mesi e solo il 17% negli ultimi tre, con giugno fermo a 6,1mm (-86% sulla media). Il 62% della pioggia del semestre si è concentrato in dieci soli giorni. È il segnale che AUBAC misura sul lungo periodo mettendo in relazione pioggia ed evapotraspirazione: il bilancio idroclimatico di Roma è più che raddoppiato in vent’anni, da un deficit di 233 a 485 millimetri l’anno. “Per la prima volta possiamo misurare il paradosso, non solo raccontarlo – spiega Marco Casini, Segretario generale AUBAC -. Fa più caldo, quindi serve più acqua, mentre la pioggia arriva concentrata in pochi giorni. La stessa quantità di pioggia, oggi, rende meno di ieri”.

La situazione del Distretto

La severità idrica del Distretto resta contenuta, ma il sistema arriva all’estate fragile: ricarica delle falde modesta, Trasimeno in calo, ambiti vulnerabili. “La sicurezza idrica non si misura più sui millimetri di pioggia caduti in un anno – conclude Casini -, ma su continuità degli apporti, intensità degli eventi, capacità di accumulo, infiltrazione, stato delle reti. Non si governa con l’acquazzone che segue la siccità: si governa trattenendo l’acqua quando c’è, con accumulo, riduzione delle perdite, difesa del suolo e dati”.