Mini storm surge in Abruzzo: ecco perché il mare ha improvvisamente invaso le spiagge tra Francavilla al Mare e Vasto

L'episodio osservato tra Francavilla al Mare e Vasto non è stato uno tsunami, ma un mini storm surge provocato dal violento sistema temporalesco in transito sul mare

Nel corso del pomeriggio di ieri, il litorale da Francavilla al Mare a Vasto è stato inaspettatamente sommerso dall’acqua. Le onde hanno superato la battigia fino a bagnare sdraio e ombrelloni, mentre forti raffiche di vento sollevavano sabbia, scatenando il panico tra i bagnanti. Subito sono circolate in rete immagini spettacolari, con molti che hanno gridato allo ‘tsunami‘ o alla ‘tromba d’aria‘. In realtà, quanto accaduto è legato al forte peggioramento che nello stesso giorno ha visto la formazione di supercelle e temporali violenti sul medio Adriatico e sull’entroterra abruzzese.

Il ruolo della supercella sul medio Adriatico

La giornata del 21 luglio era da giorni indicata come ad alto rischio per temporali severi sul Nord Italia e versante adriatico, a causa di aria molto calda e umida nei bassi strati e di un flusso più fresco e teso in quota. I principali centri di previsione segnalavano infatti la possibilità di supercelle, grandinate di grosse dimensioni e raffiche di vento fino a 100 km/h soprattutto tra Adriatico settentrionale e centrale. Poche ore prima del violento temporale che ha poi colpito il teramano, un’altra enorme supercella è letteralmente sfilata in mare davanti alle coste abruzzesi, senza interessare pienamente la terraferma. Questo sistema, di tipo supercellulare, ha generato un intenso outflow, cioè correnti discendenti fredde che, una volta raggiunta la superficie, si sono allargate sul mare spingendo aria e acqua verso la costa con raffiche improvvise e piuttosto concentrate.

Supercella Abruzzo mini storm surge

Mini storm surge: la vera causa dell’onda anomala

Quando un temporale particolarmente intenso si sviluppa sopra il mare può produrre variazioni rapide di pressione e un forte vento che soffia in modo costante e perpendicolare verso la costa. Questo doppio effetto è in grado di muovere rapidamente acqua verso la riva, generando un innalzamento del livello del mare di alcune decine di centimetri e una serie di onde più lunghe e rispetto ad un normale moto ondoso. Su coste basse e sabbiose come quelle abruzzesi, dove gli stabilimenti si trovano a pochi metri dalla battigia, basta un modesto aumento del livello del mare per vedere le onde ‘superare’ la spiaggia e penetrare tra ombrelloni, palme e lettini. È ciò che si definisce mini storm surge: un evento meteomarino ‘impulsivo’, innescato dall’atmosfera, che può assomigliare a un piccolo tsunami agli occhi dei bagnanti ma che non ha nulla a che fare con terremoti o frane sottomarine.

Perché non è stato uno tsunami

Un vero tsunami nasce da un improvviso spostamento di grandi masse d’acqua, di solito per forti terremoti sottomarini, importanti frane o eruzioni vulcaniche. Le onde che ne derivano hanno periodi lunghi, viaggiano per centinaia di chilometri e vengono rilevate dai mareografi e dalle reti di monitoraggio internazionale, con segnalazioni ufficiali da parte delle autorità. Ieri sull’Adriatico non sono stati registrati terremoti né anomalie mareografiche compatibili con uno tsunami; gli avvisi della Protezione Civile e dei centri funzionali parlavano esclusivamente di maltempo, violenti temporali, grandine e vento forte. L’innalzamento del livello delle acque osservato lungo le spiagge abruzzesi è stato circoscritto nel tempo e nello spazio e direttamente collegato al passaggio del sistema temporalesco sul mare, caratteristiche tipiche di uno storm surge da temporale.

Il ruolo del vento e perché non si è trattato di tromba d’aria

In molte testimonianze si parla di vento fortissimo e di ombrelloni mossi dalle raffiche, tanto che qualcuno ha ipotizzato la presenza di una tromba d’aria in avvicinamento alla costa. Una tromba d’aria che colpisce direttamente la spiaggia, però, lascia danni ben evidenti: una fascia ristretta di devastazione con strutture divelte, oggetti proiettati e una chiara traccia del vortice sul terreno. Nel caso dell’evento in questione, le cronache e le segnalazioni ufficiali non parlano di danni gravi da movimenti rotatori lungo gli stabilimenti, ma piuttosto di raffiche lineari, di sabbia sollevata e soprattutto di acqua che risale sulla spiaggia. Questo quadro è compatibile con l’outflow della supercella sul mare: un ‘respiro freddo’ del temporale che investe la costa con vento frontale e contribuisce a spingere le onde verso terra, senza che un tornado tocchi concretamente il litorale.

Un evento da raccontare, non da sottovalutare

L’onda anomala del 21 luglio in Abruzzo è quindi un perfetto esempio di come atmosfera e mare possano interagire in modo spettacolare e talvolta pericoloso anche senza terremoti o fenomeni estremi come gli tsunami. La combinazione tra supercelle sul medio Adriatico, forti contrasti termici e raffiche di outflow ha generato un mini storm surge capace di trasformare, in pochi istanti, una tranquilla giornata al mare in un episodio da ‘ricordare’.