Nascono i rifugi climatici outdoor: spazi pubblici contro il caldo estremo nelle città italiane

Spazi outdoor opportunamente attrezzati possono ridurre di 11 gradi la temperatura percepita

Contrastare gli effetti del caldo estremo e, allo stesso tempo, contenere i consumi energetici degli edifici. È questo l’obiettivo dei rifugi climatici outdoor, spazi pubblici all’aperto progettati per offrire sollievo durante le ondate di calore e favorire una maggiore resilienza urbana. Il fenomeno è già stato avviato in diverse città italiane, tra cui Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna e Pavia, che hanno censito e mappato aree urbane capaci di garantire condizioni climatiche più favorevoli a cittadini e visitatori.

Sul tema è intervenuta anche ENEA, che ha realizzato una ricerca finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, presentata nel corso di un evento satellite del Festival New European Bauhaus. Lo studio ha analizzato le esperienze già attive, evidenziandone il ruolo strategico nelle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici e nella trasformazione sostenibile degli spazi urbani. Dalle attività di ricerca e confronto è nata inoltre una community dedicata ai rifugi climatici, pensata come piattaforma per condividere metodologie, dati ed esperienze tra realtà impegnate sul territorio. All’iniziativa hanno già manifestato interesse circa venti soggetti tra associazioni del terzo settore, enti di ricerca e università, tra cui la Sapienza Università di Roma con il dipartimento Bessa – Benessere, salute e sostenibilità ambientale.

L’obiettivo è creare una rete nazionale in grado di promuovere nuovi modelli di città più vivibili, capaci di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico attraverso soluzioni basate sulla natura, sulla collaborazione e sulla riqualificazione degli spazi pubblici.

La ricerca ENEA si occupa di determinare le prestazioni energetiche e microclimatiche dei rifugi climatici, intesi come spazi outdoor che, se opportunamente attrezzati, possono ridurre di 11 gradi la temperatura percepita, fornendo al contempo altri benefici”, spiega la ricercatrice ENEA Ezilda Costanzo del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili (TERIN). “Per rilevare abitudini, preferenze, sensazioni e gradimento soggettivi, lo studio si è avvalso e continua ad avvalersi della Citizen Science, ovvero della scienza partecipata”.

Sono state considerate caratteristiche come accessibilità, benessere visivo e acustico, sicurezza, socialità e senso di appartenenza al luogo, che contribuiscono all’accettazione e alla popolarità di tali spazi pubblici con impatti sociali che si accompagnano alla riduzione di consumi e picchi energetici, emissioni e costi da climatizzazione indoor durante il periodo estivo e le ondate di calore”, prosegue Costanzo.

ENEA sta inoltre svolgendo l’indagine Outdoor is Cool, alla quale hanno già partecipato oltre 500 persone in tutta Italia.

Oggi la soluzione di adattamento più scelta dai giovani per difendersi dal caldo estremo estivo è l’uso dei condizionatori nelle proprie abitazioni, ma è emersa la disponibilità quasi unanime a partecipare a ricerche e iniziative, arrivando fino a cambiare abitudini, se le città si dotassero di rifugi climatici all’aperto”, conclude Costanzo.

La metodologia è stata già applicata a iniziative pilota in collaborazione con i soggetti che per primi hanno aderito alla piattaforma per lo scambio di esperienze sui rifugi climatici. Tra queste, la passeggiata tra cultura e clima nel centro storico di Roma con l’Aigu, ovvero l’associazione italiana giovani Unesco, e le rilevazioni ambientali del progetto “Girls4Climate” dell’associazione Cleanap a Napoli.