Nucleare in Italia, Pichetto Fratin fissa i tempi: svolta normativa entro la fine dell’anno, i dettagli

Il ministro dell’Ambiente punta a completare entro la fine dell’anno le proposte normative sul nuovo nucleare. Esclusa, al momento, l’ipotesi di un referendum. Nel mix energetico al 2050 l’atomo potrebbe coprire fino al 22% della domanda nazionale

Il percorso per definire il futuro del nucleare in Italia potrebbe compiere un passaggio decisivo entro la fine dell’anno. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, indica infatti il periodo natalizio come possibile termine per il completamento delle proposte normative e delle procedure necessarie alla costruzione del nuovo quadro giuridico. A Napoli, in occasione del convegno “Da Fermi al Futuro – Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”, il ministro ha anche escluso, almeno nell’attuale fase, l’ipotesi di una nuova consultazione popolare. “Direi che noi possiamo sperare che entro Natale, entro fine anno, il completamento delle proposte normative, procedure anche molto articolate, poi io non prevedo il referendum perché sarebbe un assurdo, lo valuteranno in futuro”. 

Legge delega sul nucleare, il quadro giuridico per le scelte future

Il punto centrale dell’iniziativa del Governo, secondo Pichetto Fratin, non è assumere immediatamente una decisione definitiva sulla costruzione di nuovi impianti, ma creare le condizioni normative che permettano all’Italia di valutare questa opzione nei prossimi anni. Il ministro ha quindi difeso la legge delega sul nucleare, votata nel mese di giugno, criticando il parere contrario espresso da una parte delle opposizioni. “Oggi noi creiamo il quadro giuridico per il futuro, mi stupisce il voto negativo di una parte dell’opposizione perché mentre una parte dell’opposizione ha una posizione pregiudiziale vuole anche la decrescita felice, quindi vuole un’Italia con un percorso un po’ più povero sul futuro”. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a disposizione del Paese un impianto normativo capace di sostenere le decisioni che potrebbero essere prese nel medio periodo. Le valutazioni concrete sul ritorno all’energia atomica, ha spiegato il ministro, potrebbero infatti arrivare tra cinque, sei o sette anni. “Chi non vuole l’Italia più povera sul futuro dovrebbe essere favorevole alla legge delega, anche perché questa legge delega significa creare le condizioni perché le decisioni vengono assunte fra 5, 6, 7 anni, salvo che la scelta fatta sia quella di non governare mai più e continuare nell’ipotesi di governare questo paese”.

Costi del nucleare e investimenti, il confronto con le altre fonti energetiche

Uno dei principali nodi del dibattito riguarda il costo del nucleare, la sostenibilità degli investimenti e il possibile coinvolgimento dello Stato. Pichetto Fratin ha precisato che ogni valutazione economica sarà effettuata soltanto nel momento in cui verrà assunta una scelta concreta di investimento. Il progetto potrà essere sostenuto da soggetti pubblici o privati, oppure attraverso forme di partecipazione integrate. La convenienza del nucleare dovrà comunque essere confrontata con quella delle altre fonti disponibili per la produzione di energia elettrica. “Verrà valutato nel momento in cui si farà la scelta di investimento, la scelta di investimento che può essere pubblico o privato, che può essere integrato o non integrato da parte pubblica, se il valore sia privato e naturalmente verrà fatto con un arbitraggio rispetto alle altre fonti di produzione di energia elettrica. Se le altre fonti di produzione di energia elettrica saranno più convenienti, si farà la scelta sulle altre fonti di produzione, se ci sarà l’invenzione particolare sarei io il primo a dire facciamo l’altra scelta e non questa. Io chiedo a tutti di stare nel merito, col massimo di trasparenza nel merito della questione, non è una questione ideologica, quella che è la sfida, la mia sfida è quella di creare le condizioni perché si possano fare le valutazioni”. La posizione espressa dal ministro è dunque quella di mantenere aperte tutte le opzioni, subordinando la scelta finale a un’analisi comparativa dei costi, dei vantaggi e della capacità produttiva delle diverse tecnologie.

Nuovo nucleare e aumento della domanda di energia

La costruzione di un quadro giuridico per il nuovo nucleare viene collegata dal ministro alla crescita prevista dei consumi energetici nei prossimi decenni. L’incremento della domanda richiederà, secondo Pichetto Fratin, una programmazione capace di garantire una produzione sufficiente, stabile e compatibile con gli obiettivi ambientali. “Quello che dobbiamo fare oggi è dotare il futuro decennio di un quadro giuridico che permetta di fare delle scelte, come quella del nuovo nucleare, che sono una fonte di energia pulita, una fonte sulla quale stanno dirigendosi un po’ tutto il mondo, perché noi avremo nei prossimi decenni un’esplosione della domanda di energia“. Il tema non riguarda soltanto il lungo periodo, ma anche l’attuale livello di dipendenza energetica dell’Italia. Il Paese, infatti, non riesce a produrre internamente tutta l’elettricità che consuma ed è costretto a ricorrere alle importazioni.

L’Italia importa 50 miliardi di kilowattora, soprattutto dalla Francia

Pichetto Fratin ha ricordato che l’Italia importa ogni anno circa 50 miliardi di kilowattora, provenienti in larga parte dalla Francia e prodotti attraverso centrali nucleari. Un dato che, secondo il ministro, rende già attuale il confronto sulle fonti da utilizzare per soddisfare il fabbisogno nazionale. “E’ opportuno dialogare su come produrremo l’energia in futuro perché il tema è di completa attualità già oggi per il fatto che già oggi noi non siamo in grado di produrre tutta l’energia che consumiamo e importiamo circa 50 miliardi di kilowattora essenzialmente dalla Francia, da fonte nucleare perché purtroppo l’Italia non è in grado di produrla”. Il ministro ha ribadito che il percorso verso il nucleare non deve sostituire lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma affiancarlo. Il sistema energetico nazionale dovrà continuare a investire nel fotovoltaico, nell’eolico, nell’idroelettrico e nel geotermico, valorizzando in particolare il potenziale disponibile nelle regioni del Mezzogiorno. “Dobbiamo andare avanti con il rinnovabile, dobbiamo andare avanti con il geotermico, aumentare l’idroelettrico, fotovoltaico ed eolico dove abbiamo spazi enormi, in particolare nell’Italia meridionale, ma il fotovoltaico ed eolico sono energie che ci sono quando c’è il sole l’una e quando c’è il vento l’altra e quindi hanno la caratteristica di non essere continui”.

Continuità della produzione e ruolo del gas nel sistema energetico

La discontinuità della produzione fotovoltaica ed eolica rappresenta, secondo Pichetto Fratin, uno degli elementi che impongono di valutare fonti capaci di garantire una produzione costante. L’obiettivo è integrare le rinnovabili con una tecnologia programmabile, in grado di assicurare energia anche nei momenti in cui non sono disponibili sole o vento. Attualmente questo ruolo viene svolto in gran parte dalle centrali termoelettriche alimentate a gas. “Pertanto è necessario integrare la nostra produzione di energia sul futuro con un’energia che abbia una fonte continua, così com’è oggi il termoelettrico che utilizza gas che è un fossile, ma tra tutti i fossili è il meno inquinante comunque”. Il nucleare sostenibile viene quindi presentato come una delle possibili soluzioni per ridurre progressivamente il ricorso alle fonti fossili, mantenendo al tempo stesso la stabilità della rete e la continuità delle forniture.

Domanda elettrica al 2050, fino al 22% potrebbe arrivare dal nucleare

Le prospettive delineate dal ministro si inseriscono negli scenari energetici previsti per il 2050. La domanda italiana potrebbe raggiungere i 700 miliardi di kilowattora, un livello sensibilmente superiore rispetto ai consumi attuali. In base alle previsioni contenute nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, il nucleare potrebbe arrivare a coprire fino al 22% del fabbisogno complessivo, pari a circa 150 miliardi di kilowattora. “Nel 2050 avremo 700 miliardi di chilowattora di domanda. E’ previsto nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima massimo 22% di nucleare. Quindi vuol dire 150 miliardi di chilowattora. Gli altri 500-550 devono venire da geotermico, idroelettrico, fotovoltaico ed eolico. Devono venire da idroelettrico, geotermico, fotovoltaico ed eolico. Quindi c’è uno spazio che va assolutamente coperto da quelle rinnovabili”. Anche nello scenario di massimo sviluppo previsto per il nucleare, la parte più consistente della domanda energetica italiana dovrebbe dunque essere soddisfatta dalle energie rinnovabili. Tra 500 e 550 miliardi di kilowattora dovrebbero provenire da fotovoltaico, eolico, idroelettrico e geotermico. Il quadro delineato da Pichetto Fratin prevede quindi un sistema integrato, nel quale il nucleare possa affiancare la crescita delle fonti verdi, garantendo una quota continua e programmabile della produzione. Il primo passaggio sarà però di carattere normativo: completare entro Natale o entro la fine dell’anno le proposte e le procedure necessarie a consentire al Paese di assumere, nei prossimi anni, una decisione sul proprio futuro energetico.