L’Italia dispone già di un sistema industriale e produttivo fortemente integrato nella filiera internazionale del nucleare, nonostante l’assenza di centrali attive sul territorio nazionale. A sottolinearlo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto a Roma all’evento “Da Fermi al futuro – Dialoghi sull’energia nucleare sostenibile”. Il dato più rilevante riguarda il contributo che imprese, scienziati e professionisti italiani stanno fornendo alla realizzazione dei reattori SMR, i piccoli reattori modulari considerati tra le tecnologie sulle quali si concentra il confronto relativo al futuro dell’energia nucleare. Secondo il ministro, l’Italia non parte da zero. Il Paese può infatti contare su un patrimonio di conoscenze tecniche, capacità progettuali e competenze produttive che continua a trovare applicazione negli impianti costruiti e sviluppati all’estero.
Pichetto Fratin: “le imprese italiane lavorano agli impianti nucleari nel mondo”
Nel corso del suo intervento, Pichetto Fratin ha evidenziato il ruolo svolto dalla filiera industriale italiana nella produzione della componentistica destinata ai nuovi impianti. “Per molti dei reattori SMR presenti nel mondo c’è stato un grande contributo da parte di imprese scienziati e professionisti italiani, soprattutto per quanto riguarda la componentistica. L’Italia, dopo la Francia, è il Paese che ha il sistema industriale e produttivo più vicino alla produzione nucleare, moltissime nostre imprese stanno lavorando per impianti in tutto il mondo”. Le parole del ministro pongono l’accento su una realtà industriale che, pur operando prevalentemente al di fuori dei confini nazionali, mantiene l’Italia all’interno della filiera tecnologica del nucleare internazionale. Il settore della componentistica rappresenta, in particolare, uno degli ambiti nei quali le aziende italiane hanno continuato a sviluppare competenze e collaborazioni. Il confronto con la Francia, indicata come il Paese europeo con il sistema maggiormente legato alla produzione nucleare, serve a descrivere la posizione dell’Italia all’interno del comparto. Secondo Pichetto Fratin, il tessuto produttivo nazionale sarebbe quello più vicino al settore subito dopo quello francese.
Reattori SMR, il contributo italiano alla nuova generazione nucleare
Al centro del dibattito si trovano gli Small Modular Reactors, comunemente indicati con la sigla SMR. Il riferimento del ministro riguarda soprattutto il contributo italiano alla progettazione e alla realizzazione delle componenti utilizzate nei reattori presenti in diversi Paesi. La partecipazione di imprese, scienziati e professionisti italiani dimostra, nelle parole di Pichetto Fratin, che le competenze maturate nel settore nucleare non sono scomparse. Al contrario, continuano a essere impiegate in progetti internazionali e costituiscono una base industriale da tenere in considerazione nel confronto sul futuro energetico nazionale. L’industria italiana risulta quindi coinvolta in una fase delicata dell’evoluzione tecnologica del settore, caratterizzata dalla ricerca di impianti differenti rispetto alle grandi centrali tradizionali. La componente produttiva e professionale richiamata dal ministro diventa uno degli elementi centrali nella valutazione delle possibilità dell’Italia di partecipare allo sviluppo del nucleare sostenibile.
Il futuro dell’energia italiana passa da un mix di fonti
Pichetto Fratin ha collegato il tema delle competenze industriali a quello più ampio della strategia energetica nazionale. L’obiettivo indicato è la costruzione di un mix energetico in grado di integrare fonti differenti, valorizzando le energie rinnovabili e affiancando loro una produzione capace di garantire continuità. “Noi dobbiamo arrivare ad avere un mix della produzione di Energia e il nucleare ha una componente importante perché dà continuità ed è programmabile, mentre tutte le energie rinnovabili che sono importanti e saranno l’ossatura, dovranno essere un’ossatura importante per il nostro paese, non hanno la caratteristica di essere programmabili”. La dichiarazione è stata rilasciata dal ministro durante un’intervista all’Ara Pacis, nell’ambito di un dialogo organizzato da Open in collaborazione con Unioncamere sul tema dell’energia nucleare sostenibile. Il ministro ha quindi ribadito la centralità delle energie rinnovabili, destinate a costituire l’ossatura del sistema energetico italiano. Allo stesso tempo, ha evidenziato il limite rappresentato dalla loro non programmabilità, individuando nel nucleare una possibile fonte complementare per assicurare una produzione costante.
Rinnovabili centrali, ma serve una fonte energetica programmabile
La posizione illustrata da Pichetto Fratin non contrappone il nucleare alle fonti rinnovabili. Il modello delineato prevede invece una loro integrazione all’interno di un sistema diversificato. Le rinnovabili continueranno ad avere un ruolo fondamentale nella produzione nazionale di energia. Il punto sollevato dal ministro riguarda però la necessità di affiancare a queste fonti una componente programmabile, capace di produrre energia con continuità e di contribuire alla stabilità complessiva del sistema. È in questa prospettiva che il nucleare viene indicato come una componente importante del futuro mix di produzione energetica. L’elemento centrale non riguarda soltanto la quantità di energia prodotta, ma anche la possibilità di programmare la produzione e renderla disponibile con continuità.
L’industria italiana come base per il rilancio del nucleare
Le dichiarazioni del ministro mettono in relazione due aspetti: la necessità di diversificare le fonti energetiche e l’esistenza di una filiera industriale italiana già attiva a livello internazionale. Il coinvolgimento delle imprese italiane negli impianti nucleari realizzati nel mondo rappresenta, secondo Pichetto Fratin, un patrimonio produttivo concreto. L’Italia dispone di aziende che lavorano nella componentistica, di professionisti specializzati e di competenze scientifiche che partecipano allo sviluppo dei reattori modulari. Questa condizione colloca il Paese in una posizione particolare. Pur non producendo attualmente energia nucleare sul proprio territorio, l’Italia continua a contribuire alla costruzione degli impianti e all’evoluzione delle tecnologie utilizzate all’estero. La prospettiva delineata dal ministro parte quindi da capacità già presenti e operative. Il possibile ritorno del nucleare nel dibattito energetico nazionale non viene presentato esclusivamente come una scelta futura, ma anche come la valorizzazione di una filiera che non ha mai smesso di lavorare.
