La sensazione che in Sicilia centro-settentrionale nevichi meno frequentemente rispetto agli anni Ottanta e Novanta corrisponde a una realtà oggettiva: gli inverni in Italia si sono addolciti e la neve è diventata una rarità, specialmente a bassa e media quota. La memoria dei nostri lettori non è frutto di una vana nostalgia, ma una testimonianza estremamente chiara e scientificamente inoppugnabile del mutamento climatico nel Mediterraneo centrale, in particolare nell’entroterra siciliano, negli ultimi quarant’anni. Il passaggio dagli anni Novanta ad oggi evidenzia una variazione ‘epocale’ sia nella frequenza delle precipitazioni a carattere nevoso sulle colline, sia nel consumo quotidiano per il riscaldamento domestico.
I dati sul clima dimostrano che gli inverni italiani sono diventati molto più miti. Dagli anni ’80 a oggi, le temperature medie di dicembre, gennaio e febbraio sono costantemente aumentate. Quello che sembra un piccolo cambiamento nel quadro globale, si traduce poi localmente in stravolgimenti nel modo in cui piove e nel nostro modo di avvertire il freddo.
Il rallentamento delle correnti fredde e il ruolo degli anticicloni
Perché trent’anni fa nevicava più spesso? In quel periodo, la dinamica atmosferica sull’Europa era decisamente più ‘vivace’. Il vortice polare si spostava frequentemente dalla sua sede naturale, spingendo masse d’aria gelida, sia di origine artico-marittima sia di origine artico-continentale, verso il sud del continente. Quando questo flusso freddo faceva il suo ingresso nel Mediterraneo, il contrasto con le acque più calde del Tirreno scatenava una forte instabilità. Si formavano così intensi sistemi nuvolosi che, scontrandosi con i rilievi della Sicilia centro-settentrionale (come le Madonie e i Nebrodi), scaricavano nevicate coreografiche o rapidi accumuli fino in collina, con una regolarità stimata proprio ogni 2 o 3 anni. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. La causa principale è l’espansione verso nord e la costante presenza degli anticicloni subtropicali durante l’inverno. L’anticiclone delle Azzorre, che un tempo si ritirava sull’Oceano Atlantico lasciando via libera a perturbazioni e irruzioni polari, oggi si salda sempre più spesso a promontori stabili di matrice nord-africana. Questo gigantesco blocco di alta pressione funge da vero e proprio scudo: devia i fronti perturbati atlantici e le colate gelide verso l’Europa settentrionale e orientale, condannando il bacino del Mediterraneo a lunghi periodi di tempo mite, secco e statico.

L’innalzamento della quota neve e il fattore termodinamico
Vi è poi un aspetto strettamente termodinamico connesso al limite delle nevicate. La neve in Sicilia, al di fuori dei massicci montuosi principali, è da sempre un fenomeno al limite delle possibilità termiche, dipendente da combinazioni perfette di instabilità atmosferica. A causa del riscaldamento globale, l’aria ha subito un incremento termico. Se la temperatura media nella stagione fredda aumenta anche solo di +1/+1.5°C, l’altitudine dello zero termico sale in media di circa 150-200 metri. Di conseguenza, quelle dinamiche meteo che decenni fa avrebbero provocato una spolverata o anche una nevicata bagnata a 400 metri, oggi si traducono in piogge alla stessa quota, relegando i fenomeni nevosi solo al di sopra dei 1000 metri.
Meno riscaldamento, più notti miti
Il riscontro pratico sul consumo di legna e combustibili è il segnale più evidente di questo cambiamento. In meteorologia, l’indice standard per valutare il fabbisogno termico sono i Gradi Giorno (GG), che rappresentano l’accumulo della differenza positiva tra la temperatura di comfort domestico (fissata a +20°C) e le medie termiche giornaliere esterne. Negli ultimi decenni, si è registrato un sensibile calo dei Gradi Giorno su tutto il Meridione. Le giornate invernali sono spesso contraddistinte da cieli sereni e regimi di alta pressione, con massime che a gennaio superano frequentemente i +15°C. Questo ‘accumulo’ termico diurno permette agli edifici di mantenere gli interni più caldi, limitando la necessità di un riscaldamento prolungato e posticipandone l’accensione alle sole ore notturne, quando il tramonto e l’inversione termica determinano una repentina discesa delle temperature a livello del suolo.
