Una strategia condivisa per proteggere gli allevamenti di Cinta Senese Dop dalle conseguenze della diffusione della peste suina africana e consentire alle aziende di rispettare le nuove prescrizioni sanitarie senza perdere i requisiti essenziali della denominazione. La Regione Toscana, il Consorzio di tutela della Cinta Senese e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste hanno definito un intervento straordinario che introduce alcune modifiche temporanee al disciplinare di produzione. La misura più significativa riguarda la possibilità, per un periodo di 12 mesi e in presenza di un’emergenza sanitaria, di procedere alla macellazione e alla custodia in sicurezza degli animali anche al di fuori delle zone tradizionalmente previste. Una deroga pensata per evitare che le restrizioni imposte dalla necessità di contrastare la diffusione della malattia mettano in difficoltà gli allevatori o compromettano la continuità produttiva di una delle più importanti eccellenze agroalimentari della Toscana. La Giunta regionale ha espresso il proprio parere, mentre il Masaf ha adottato il provvedimento che autorizza temporaneamente le modifiche. Il percorso è stato avviato su iniziativa del Consorzio di tutela e completato in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra gli organismi coinvolti.
Peste suina africana, modificato temporaneamente il disciplinare della Cinta Senese Dop
Le modifiche interessano esclusivamente le parti del disciplinare direttamente coinvolte dalle misure sanitarie necessarie per contrastare la peste suina africana. Non viene quindi alterata la struttura complessiva del sistema di produzione, né vengono messi in discussione gli elementi che identificano la Cinta Senese Dop e ne garantiscono la qualità. L’obiettivo è permettere agli allevamenti di adeguare rapidamente strutture, procedure e modalità operative alle prescrizioni di biosicurezza, evitando che l’applicazione delle regole sanitarie produca conseguenze irreversibili sulle aziende o sulla denominazione. Le deroghe resteranno in vigore per il periodo stabilito dal provvedimento ministeriale. Durante questa fase sarà possibile adottare soluzioni straordinarie per la gestione degli animali, mantenendo comunque i requisiti essenziali che caratterizzano la produzione certificata. La risposta istituzionale nasce dalla necessità di intervenire prima che l’emergenza sanitaria possa tradursi in una crisi economica e produttiva. La Cinta Senese, infatti, non rappresenta soltanto una produzione zootecnica, ma una razza autoctona strettamente legata al territorio, alla biodiversità rurale e alla storia agricola della Toscana.
Marras: “la peste suina africana rappresenta una minaccia seria”
L’assessore regionale all’agricoltura, Leonardo Marras, ha evidenziato la portata della minaccia e la necessità di una risposta immediata e coordinata. “La peste suina africana – afferma l’assessore regionale all’agricoltura, Leonardo Marras – rappresenta una minaccia seria non soltanto per le singole aziende, ma per un patrimonio produttivo, ambientale e culturale che identifica la Toscana nel mondo. Per questo era necessario intervenire subito. La rapidità con cui siamo riusciti a costruire questa soluzione dimostra che quando istituzioni, organismi di tutela e amministrazioni lavorano nella stessa direzione è possibile dare risposte efficaci anche davanti a situazioni straordinarie”. La diffusione della malattia impone infatti agli allevatori di adottare misure più stringenti per impedire il contatto tra gli animali allevati e potenziali fonti di contagio. Nel caso di produzioni profondamente legate a un preciso territorio e disciplinate da regole rigorose, l’applicazione di restrizioni sanitarie può creare difficoltà ulteriori rispetto a quelle affrontate dagli allevamenti convenzionali. La modifica temporanea del disciplinare consente di conciliare due esigenze: da una parte la tutela della salute animale e il rispetto delle misure di biosicurezza, dall’altra la salvaguardia della continuità produttiva e del valore della certificazione Dop.
La collaborazione tra Regione Toscana, Masaf e Consorzio di tutela
Il provvedimento è il risultato di un confronto diretto tra il territorio, la Regione e il Ministero. Il Consorzio della Cinta Senese ha rappresentato le difficoltà degli allevatori e ha avviato il percorso necessario per richiedere l’adattamento temporaneo delle regole. La Regione Toscana ha seguito l’istruttoria attraverso gli uffici della Direzione Agricoltura, esprimendo il proprio parere sulle modifiche proposte. Il Ministero dell’Agricoltura ha successivamente valutato e approvato la richiesta, rendendo operativa la deroga. Marras ha sottolineato il contributo fornito da tutti i soggetti coinvolti e la rapidità dell’intervento. “Desidero ringraziare il Consorzio della Cinta Senese, che ha saputo rappresentare tempestivamente le esigenze del territorio, il Ministero dell’Agricoltura per la sensibilità e la rapidità con cui ha valutato e approvato la richiesta e gli uffici della Direzione Agricoltura della Regione Toscana, che hanno seguito con grande professionalità ogni fase dell’istruttoria. È un esempio concreto di buona amministrazione: quando le crisi corrono veloci, anche la pubblica amministrazione deve saper correre, senza rinunciare al rigore tecnico e giuridico”. Il passaggio amministrativo permette agli allevatori di disporre di una cornice normativa chiara, evitando che l’adozione delle misure di emergenza determini il mancato rispetto del disciplinare e la conseguente perdita della certificazione.
Macellazione e custodia degli animali anche fuori dalle zone tradizionali
La deroga introduce una soluzione operativa particolarmente importante per le aziende. In caso di emergenza sanitaria sarà possibile macellare e custodire gli animali in sicurezza anche fuori dalle zone tradizionali previste dal sistema della denominazione. La possibilità avrà una durata di 12 mesi e sarà collegata alle esigenze determinate dall’emergenza. Non si tratta di una modifica permanente né di un allentamento generalizzato delle regole della Dop, ma di uno strumento circoscritto alle conseguenze delle misure sanitarie. Il presidente del Consorzio, Nicolò Savigni, ha definito l’approvazione delle deroghe un passaggio decisivo per garantire la continuità delle aziende. “L’approvazione delle deroghe temporanee rappresenta un risultato fondamentale per garantire continuità alle aziende in una fase estremamente delicata – dichiara il presidente del Consorzio Nicolò Savigni –: per 12 mesi, in caso di emergenza sanitaria, sarà possibile macellare e custodire in sicurezza gli animali anche fuori dalle zone tradizionali, senza intaccare qualità e identità del prodotto. È una misura tempestiva per proteggere una razza autoctona a rischio, che consente agli allevatori di rispettare le prescrizioni di biosicurezza salvaguardando al tempo stesso la produzione”. La misura consente dunque di spostare temporaneamente alcune attività quando le condizioni sanitarie non permettono di svolgerle nelle modalità ordinarie, preservando nello stesso tempo la tracciabilità, la qualità del prodotto e il legame con la razza.
Biosicurezza e continuità produttiva per gli allevamenti toscani
Il rafforzamento della biosicurezza negli allevamenti è uno degli strumenti principali per contenere il rischio di diffusione della peste suina africana. Le aziende devono poter adottare le prescrizioni stabilite dalle autorità sanitarie senza trovarsi nella condizione di violare le regole della denominazione. L’intervento approvato permette di adeguare temporaneamente il sistema produttivo alla situazione straordinaria. Restano fermi i principi fondamentali della Cinta Senese Dop, mentre vengono adattati soltanto gli aspetti incompatibili con le misure sanitarie emergenziali. La soluzione mira quindi a impedire che la necessità di proteggere gli animali dal contagio determini l’interruzione delle attività, la perdita del valore commerciale della produzione o un indebolimento della razza autoctona. La Cinta Senese è legata a un modello di allevamento che valorizza il territorio e la gestione sostenibile degli spazi rurali. La protezione degli allevamenti assume perciò un significato che va oltre la singola impresa, coinvolgendo la tutela della biodiversità, del paesaggio e delle produzioni tradizionali.
Una deroga limitata che non modifica l’identità della Dop
La temporaneità del provvedimento rappresenta un elemento centrale. Le modifiche non intervengono sui caratteri distintivi del prodotto e non modificano stabilmente il disciplinare. Riguardano soltanto le procedure direttamente condizionate dalle prescrizioni sanitarie e resteranno valide per il periodo previsto dal Ministero. La qualità della Cinta Senese Dop, l’identità del prodotto e il sistema di certificazione rimangono quindi tutelati. Le aziende potranno utilizzare le deroghe esclusivamente nel quadro dell’emergenza e secondo le condizioni stabilite. Il principio seguito dalle istituzioni è quello di rendere il sistema delle denominazioni sufficientemente flessibile da affrontare una crisi eccezionale, senza svuotare le regole che garantiscono l’autenticità e il valore delle produzioni certificate.
Marras: “tutelare una DOP non significa irrigidirne le regole”
Nelle parole dell’assessore Marras, la protezione di una denominazione non può essere interpretata come una rigida applicazione delle norme anche quando circostanze straordinarie rischiano di compromettere la sopravvivenza stessa della produzione. “Tutelare una DOP non significa irrigidirne le regole di fronte a un’emergenza, ma renderla capace di attraversarla salvaguardando insieme salute animale, imprese, biodiversità e valore della certificazione. Questa vicenda dimostra come il sistema delle denominazioni di origine sia capace di affrontare anche le situazioni più complesse senza rinunciare ai propri principi ed è questa la direzione nella quale Regione Toscana continuerà a operare: vicina agli allevatori, attenta alle esigenze dei territori e determinata a difendere un patrimonio che appartiene non soltanto all’agricoltura toscana, ma all’intero Paese”, commenta Marras. La strategia definita da Regione Toscana, Consorzio di tutela e Masaf punta così a difendere contemporaneamente gli allevatori, la salute degli animali e il valore della denominazione. La rapidità dell’iter permette alle aziende di disporre immediatamente di strumenti adeguati per affrontare le restrizioni, mantenendo viva una produzione che costituisce uno dei simboli dell’agricoltura regionale e del patrimonio agroalimentare italiano.
