Petrolio in picchiata, oro in rialzo: i mercati scommettono sulla tregua tra Stati Uniti e Iran

Due notti consecutive senza nuovi attacchi aerei statunitensi alimentano le speranze di una ripresa dei negoziati e della navigazione nello Stretto di Hormuz

I prezzi del petrolio sono crollati bruscamente all’apertura dei mercati asiatici, con gli investitori che hanno reagito positivamente alle due notti consecutive trascorse senza nuovi attacchi aerei statunitensi contro l’Iran. La sospensione delle operazioni militari lascia aperta la possibilità di nuovi colloqui tra le parti coinvolte nel conflitto e alimenta le speranze di una possibile riduzione delle tensioni in Medio Oriente. Dopo circa mezz’ora di contrattazioni, il Brent, il principale benchmark internazionale per il petrolio, registrava una flessione del 5,89%, scendendo a 91,08 dollari al barile. Nel corso degli scambi il prezzo ha toccato brevemente anche il minimo dei 90 dollari, confermando la forte volatilità provocata dagli sviluppi militari e diplomatici delle ultime ore. Una dinamica analoga ha interessato il West Texas Intermediate, il riferimento statunitense per il greggio. Il Wti ha perso il 5,73%, attestandosi a 84,19 dollari al barile. Il movimento simultaneo dei due principali benchmark evidenzia quanto le quotazioni energetiche continuino a essere condizionate dall’evoluzione del confronto tra Washington e Teheran.

Stati Uniti e Iran, due notti senza nuovi bombardamenti

Dopo due settimane di bombardamenti statunitensi in Iran, non sono stati segnalati nuovi attacchi da venerdì sera. La pausa nelle operazioni militari ha immediatamente ridotto parte della pressione sui mercati, che nelle settimane precedenti avevano incorporato il rischio di una nuova escalation e di ulteriori difficoltà nell’approvvigionamento energetico internazionale. Anche l’Iran ha confermato la sospensione delle proprie operazioni di risposta. Il portavoce militare iraniano Mohammad Akraminia ha dichiarato: “poiché la nostra strategia si basa essenzialmente sulla rappresaglia, abbiamo sospeso anche le nostre operazioni”. La posizione espressa da Teheran contribuisce a rafforzare l’ipotesi di una fase di temporanea de-escalation. Non si tratta ancora di una soluzione definitiva del conflitto, ma l’assenza di nuovi attacchi da entrambe le parti ha modificato rapidamente le aspettative degli operatori finanziari, determinando il brusco arretramento del prezzo del greggio.

Donald Trump lascia “spazio” ai negoziati con Teheran

A sostenere la prospettiva di una possibile ripresa del dialogo sono state anche le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz. Parlando ai media americani, Waltz ha affermato che il presidente Donald Trump sta lasciando “spazio” ai negoziati con Teheran. Secondo l’ambasciatore, i colloqui tra le parti sono ancora in corso. Allo stesso tempo, Waltz ha sottolineato che il presidente statunitense non ha abbandonato la minaccia di un’ulteriore escalation contro la Repubblica Islamica. Il quadro resta quindi incerto. Da una parte, la sospensione delle operazioni militari e la prosecuzione dei contatti diplomatici aprono uno spiraglio per una tregua. Dall’altra, la possibilità di nuovi interventi militari continua a rappresentare un elemento di forte instabilità per i mercati finanziari e per l’intero settore energetico.

Stretto di Hormuz bloccato, il mercato spera nella ripresa della navigazione

Uno dei principali fattori alla base del crollo delle quotazioni è la speranza che una tregua possa consentire la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz, attualmente praticamente bloccato e sotto il controllo iraniano. Lo stretto rappresenta una delle vie d’acqua più importanti per il commercio energetico mondiale. Attraverso questo passaggio strategico viene normalmente trasportato circa un quinto del petrolio e del gas liquefatti consumati quotidianamente nel mondo. Il blocco della navigazione ha alimentato nelle ultime settimane i timori per una riduzione dell’offerta e per possibili difficoltà nel trasferimento degli idrocarburi dai Paesi produttori verso i principali mercati internazionali. La prospettiva di una riapertura, anche solo parziale, ha invece favorito il repentino ridimensionamento del premio di rischio accumulato sul prezzo del petrolio. L’andamento del Brent e del Wti dimostra come qualsiasi segnale legato alla sicurezza dello Stretto di Hormuz possa produrre effetti immediati sulle quotazioni. Una tregua stabile permetterebbe di alleggerire le tensioni sulla rotta, mentre una nuova escalation potrebbe riportare rapidamente i prezzi su livelli più elevati.

Oro oltre 4.087 dollari mentre il petrolio crolla

Mentre il petrolio ha subito un forte ribasso, i prezzi dell’oro sono saliti. Il movimento è arrivato in seguito alla tregua nelle ostilità in Medio Oriente, che ha determinato il crollo delle quotazioni del greggio. Alle 04:21 Gmt, l’oro spot registrava un aumento dello 0,9%, raggiungendo i 4.087,79 dollari l’oncia. I future sull’oro statunitensi hanno invece guadagnato lo 0,5%, attestandosi a 4.089,90 dollari. L’andamento dell’oro si inserisce in una seduta caratterizzata da movimenti rilevanti anche per gli altri metalli. Il rialzo non ha riguardato soltanto il principale metallo prezioso, ma ha interessato contemporaneamente argento, platino e palladio.

Argento, platino e palladio chiudono in rialzo

Tra gli altri metalli, l’argento spot è salito dell’1,7%, raggiungendo i 59,16 dollari l’oncia. Il platino ha registrato un incremento dell’1,5%, portandosi a 1.612,04 dollari, mentre il palladio ha guadagnato l’1,6%, arrivando a 1.263,73 dollari. La crescita generalizzata dei metalli si contrappone alla brusca discesa del mercato petrolifero. Le quotazioni continuano tuttavia a dipendere dagli sviluppi del conflitto e dall’effettiva possibilità che la sospensione delle operazioni militari possa trasformarsi in una tregua più duratura.