Petrolio, l’AIE avverte: le nuove tensioni internazionali rimettono in discussione l’equilibrio del mercato globale

La ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz ha favorito un aumento dell’offerta globale a giugno, ma la produzione resta ancora molto al di sotto dei livelli precedenti alla guerra

La recente escalation delle ostilità tra Stati Uniti e Iran rischia di modificare radicalmente le prospettive del mercato petrolifero globale, mettendo in discussione la previsione dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo cui nel 2027 l’offerta dovrebbe superare in misura significativa la domanda. Il quadro delineato dall’AIE resta estremamente fragile. A giugno l’offerta mondiale di petrolio è tornata a crescere grazie alla parziale riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo che la chiusura di fatto del passaggio aveva provocato la più grave interruzione delle forniture petrolifere mai registrata. Nonostante la ripresa, i livelli produttivi rimangono nettamente inferiori rispetto alla situazione precedente al conflitto. L’agenzia avverte inoltre che le nuove tensioni registrate il 7 e l’8 luglio potrebbero compromettere il processo di normalizzazione e trasformare il surplus previsto per il prossimo anno in uno scenario molto meno favorevole.

L’offerta globale di petrolio aumenta a giugno ma resta sotto i livelli prebellici

Secondo il rapporto mensile dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, a giugno l’offerta globale di petrolio è aumentata di 4,1 milioni di barili al giorno, raggiungendo complessivamente 98,8 milioni di barili al giorno. L’incremento è stato reso possibile dalla parziale ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle principali rotte strategiche per il commercio energetico mondiale. La riapertura del passaggio ha consentito il recupero di una parte delle forniture interrotte durante la fase più acuta del conflitto. La produzione globale resta tuttavia inferiore di 9,4 milioni di barili al giorno rispetto ai livelli prebellici, a conferma delle persistenti difficoltà che interessano i giacimenti, le infrastrutture produttive, le raffinerie e le rotte di esportazione. Il mercato petrolifero aveva beneficiato nel mese precedente di una tregua, favorita da un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran che aveva facilitato la riapertura dello Stretto. La chiusura di fatto del passaggio aveva interrotto flussi di greggio fino a 14 milioni di barili al giorno, durante il picco di quella che viene indicata come la più grande crisi di approvvigionamento petrolifero della storia.

Le nuove ostilità minacciano il surplus petrolifero previsto nel 2027

La notizia centrale contenuta nel rapporto riguarda il rischio che il nuovo aumento delle tensioni tra Washington e Teheran possa ribaltare le previsioni dell’AIE per il prossimo anno. L’agenzia prevede che nel 2027 l’offerta globale possa aumentare di 7,5 milioni di barili al giorno, dopo una contrazione stimata in 3,7 milioni di barili al giorno nel 2026. Tale scenario dipende però dal miglioramento dei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz e dalla capacità dei Paesi produttori di riavviare i giacimenti colpiti dalla crisi. “Tuttavia, un’escalation delle ostilità il 7 e l’8 luglio offusca le prospettive e potrebbe ribaltare le previsioni che vedono il mercato passare a un surplus il prossimo anno”, ha spiegato l’agenzia, aggiungendo che un accordo di pace duraturo “è indispensabile” affinché i mercati petroliferi si normalizzino. Le stime dell’AIE per il 2027 indicano attualmente che l’offerta potrebbe superare la domanda di 4,62 milioni di barili al giorno, rispetto a un deficit di circa 860.000 barili al giorno nel 2026. La previsione è però subordinata a diverse condizioni. I produttori dovranno essere in grado di riattivare i giacimenti, mentre le raffinerie dovranno riprendere le normali spedizioni di prodotti petroliferi. Sarà inoltre necessaria una stabilizzazione duratura delle rotte commerciali e della navigazione attraverso Hormuz.

La normalizzazione dello Stretto di Hormuz resta decisiva

Lo Stretto di Hormuz rappresenta il principale elemento di incertezza per l’andamento del mercato. La sua progressiva riapertura ha permesso una ripresa dell’offerta a giugno, ma i transiti non sono ancora tornati alla normalità. Il rapporto dell’agenzia sottolinea che le previsioni sull’offerta dipendono da una rapida de-escalation militare e da un’ulteriore normalizzazione della navigazione. Qualsiasi nuova interruzione potrebbe limitare il recupero produttivo e impedire che i volumi esportati tornino ai livelli precedenti alla guerra. La crisi dello Stretto ha avuto conseguenze dirette non soltanto sulle esportazioni di greggio, ma anche sulle attività delle raffinerie e sulle spedizioni di prodotti petroliferi lavorati. Per questo motivo, la riapertura della rotta non garantisce automaticamente un ritorno immediato alla piena capacità produttiva e commerciale. La ripresa dipenderà dai tempi necessari per riavviare gli impianti, ripristinare le infrastrutture danneggiate e ristabilire condizioni di sicurezza sufficienti per il transito delle navi.

Produzione Opec+ in ripresa ma ancora lontana dagli obiettivi

Nel mese di giugno è aumentata anche la produzione dei Paesi Opec+ soggetti agli obiettivi dell’accordo. Secondo l’AIE, la produzione è cresciuta di 2,17 milioni di barili al giorno, raggiungendo 26,38 milioni di barili al giorno. Nonostante l’aumento, il dato resta inferiore di 7,51 milioni di barili al giorno rispetto al livello previsto. L’obiettivo complessivo, calcolato tenendo conto dei tagli volontari e dei piani di compensazione, era infatti pari a 33,89 milioni di barili al giorno. Il divario non è riconducibile soltanto alle politiche di contenimento dell’offerta adottate dai produttori, ma soprattutto alle interruzioni produttive legate alla guerra e alle difficoltà di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. La crisi ha quindi impedito a numerosi Paesi di raggiungere i livelli produttivi stabiliti, ampliando la distanza tra gli obiettivi formali dell’alleanza e la quantità di petrolio effettivamente immessa sul mercato.

Arabia Saudita e Iraq registrano i maggiori scostamenti

Tra i principali produttori dell’alleanza, l’Arabia Saudita ha registrato lo scostamento più ampio rispetto all’obiettivo assegnato. La produzione saudita è risultata inferiore di 2,95 milioni di barili al giorno rispetto al livello previsto. L’Iraq ha prodotto 2,39 milioni di barili al giorno in meno rispetto al proprio obiettivo, mentre il Kuwait ha registrato uno scostamento negativo di 1,26 milioni di barili al giorno. La Russia è rimasta al di sotto del livello previsto di circa 910.000 barili al giorno. Questi dati mostrano quanto le difficoltà operative e logistiche abbiano condizionato i produttori Opec+, al di là delle decisioni relative ai tagli volontari e alle quote concordate.

La produzione complessiva Opec+ sale a 32,44 milioni di barili al giorno

Considerando anche Iran, Libia e Venezuela, esentati dai tagli, oltre al Messico, la produzione complessiva dell’Opec+ è aumentata da 30,3 milioni di barili al giorno a maggio a 32,44 milioni di barili al giorno a giugno. La crescita mensile riflette la parziale ripresa delle esportazioni e delle attività produttive, resa possibile dal miglioramento dei transiti attraverso Hormuz. Il livello complessivo resta comunque condizionato dalla situazione geopolitica e dalla capacità dei singoli Paesi di ripristinare la piena operatività dei giacimenti e delle infrastrutture energetiche. Una nuova fase di conflitto potrebbe interrompere il recupero, ridurre nuovamente i flussi e ampliare il deficit di produzione rispetto agli obiettivi fissati dall’alleanza.

Nel 2026 l’offerta è prevista in calo di 3,7 milioni di barili al giorno

Per il 2026, l’AIE prevede una diminuzione media dell’offerta globale di 3,7 milioni di barili al giorno, fino a un livello complessivo di circa 102,6 milioni di barili al giorno. La domanda mondiale di petrolio è invece stimata a circa 103,5 milioni di barili al giorno, in diminuzione di poco più di 1 milione di barili al giorno rispetto al 2025. La differenza tra domanda e offerta determinerebbe un deficit di circa 860.000 barili al giorno, prima dell’eventuale passaggio a un ampio surplus nel 2027. Anche queste stime sono strettamente legate all’evoluzione del conflitto e alla velocità con cui potranno essere ripristinati i flussi commerciali. L’AIE sottolinea che il quadro previsto presuppone una rapida de-escalation e una progressiva normalizzazione della navigazione nello Stretto.

La domanda globale dovrebbe diminuire nel 2026 e risalire nel 2027

Sul fronte dei consumi, l’agenzia con sede a Parigi, che fornisce consulenza ai Paesi industrializzati, prevede che la domanda globale di petrolio diminuisca di circa 1 milione di barili al giorno nel 2026. Nel 2027, la domanda dovrebbe invece tornare a crescere, con un aumento stimato in 2 milioni di barili al giorno. Il confronto tra il recupero dell’offerta e l’andamento della domanda è alla base della previsione di un surplus di 4,62 milioni di barili al giorno nel prossimo anno. L’aumento atteso della produzione dovrebbe infatti risultare sensibilmente superiore alla ripresa dei consumi. Questo scenario resta però valido soltanto nel caso in cui i produttori riescano a riattivare gli impianti e le raffinerie possano tornare a effettuare regolarmente le spedizioni.

Il picco estivo dei consumi potrebbe aumentare la domanda di 8 milioni di barili

Nel breve termine, il picco estivo della domanda di carburante dovrebbe determinare un forte aumento dei consumi rispetto ai livelli registrati durante la fase più grave della crisi. Secondo l’AIE, la domanda potrebbe crescere di circa 8 milioni di barili al giorno rispetto al minimo raggiunto a maggio, quando le tensioni e le interruzioni delle forniture avevano toccato il punto massimo. L’aumento stagionale dei consumi potrebbe quindi esercitare nuove pressioni sul mercato proprio mentre l’offerta globale sta tentando di recuperare terreno. La combinazione tra domanda estiva, capacità produttiva ancora ridotta e persistenti rischi geopolitici rende particolarmente vulnerabile l’equilibrio del mercato petrolifero nei prossimi mesi.

La tenuta dell’accordo di pace determinerà l’equilibrio del mercato petrolifero

Il futuro del mercato globale del petrolio dipenderà soprattutto dalla tenuta dell’accordo tra Stati Uniti e Iran e dalla capacità delle parti di evitare nuove escalation. La tregua aveva permesso la parziale riapertura dello Stretto di Hormuz e il recupero di 4,1 milioni di barili al giorno nell’offerta mondiale. Le nuove ostilità del 7 e 8 luglio hanno però riportato in primo piano il rischio di ulteriori interruzioni. L’ampio surplus previsto per il 2027 non rappresenta quindi uno scenario acquisito. Al contrario, dipende da una serie di condizioni operative, commerciali e geopolitiche che restano altamente incerte. Un accordo di pace duraturo, la normalizzazione della navigazione, il riavvio dei giacimenti e il ritorno alla piena operatività delle raffinerie saranno indispensabili per consentire all’offerta di recuperare e superare la domanda. In assenza di questi elementi, il mercato potrebbe restare in deficit più a lungo del previsto, con nuove tensioni sulle forniture internazionali.