Pregliasco preoccupato sul virus West Nile: “è una minaccia, la stagione di massima diffusione è appena iniziata”

Il primo bollettino dell’Iss fotografa una situazione in linea con il 2025, ma Pregliasco avverte: "la stagione di massima diffusione è appena iniziata"

Sono 84 i casi umani di virus West Nile confermati in Italia da febbraio, 37 dei quali caratterizzati da forme gravi dell’infezione. Il bilancio comprende anche due decessi. È quanto emerge dal primo bollettino dell’anno diffuso il 30 luglio dall’Istituto superiore di sanità, aggiornato al 28 luglio. Secondo quanto riferito dall’Iss, i dati risultano sostanzialmente in linea con quelli registrati nello stesso periodo del 2025. La situazione, tuttavia, richiede un monitoraggio costante perché il periodo di maggiore circolazione del virus è soltanto all’inizio e le condizioni climatiche potrebbero favorire una presenza prolungata delle zanzare responsabili della trasmissione.

West Nile in Italia, Pregliasco: “la stagione di massima diffusione è appena iniziata”

A richiamare l’attenzione sull’evoluzione delle prossime settimane è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano. Ma “la stagione di massima diffusione è appena iniziata”, avverte il virologo Fabrizio Pregliasco. “Le previsioni climatiche – spiega – indicano che le temperature elevate potrebbero proseguire ancora nelle prossime settimane, prolungando la stagione di attività delle zanzare” comuni (Culex) che veicolano l’infezione. Le zanzare comuni del genere Culex rappresentano infatti il principale vettore del virus West Nile. La persistenza di temperature elevate può allungarne il periodo di attività e aumentare le occasioni di contatto con la popolazione, soprattutto nelle ore serali e notturne. Per questo “è necessario mantenere alta l’attenzione almeno fino all’autunno inoltrato, senza sottovalutare un’infezione che, pur rimanendo relativamente rara nelle sue forme più gravi, può avere conseguenze importanti nelle persone più vulnerabili”, raccomanda il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano.

Temperature elevate e zanzare favoriscono la circolazione del virus

L’aumento dei casi segnalati in varie zone d’Italia coincide con la fase stagionale in cui la diffusione del virus tende a intensificarsi. Le condizioni meteorologiche, con temperature elevate e una presenza prolungata delle zanzare, possono contribuire a rendere più favorevole la trasmissione dell’infezione. “L’incremento dei casi di infezione da virus West Nile registrato in diverse aree del Paese conferma che ci troviamo nella fase di maggiore attività stagionale del virus”, favorita “dalle elevate temperature e dalla prolungata presenza delle zanzare, condizioni che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più frequenti e durature”, sottolinea Pregliasco. Il virologo evidenzia quindi il collegamento tra la circolazione del West Nile virus, l’attività dei vettori e l’evoluzione delle condizioni climatiche. Stagioni calde più lunghe possono infatti ampliare il periodo durante il quale le zanzare rimangono attive e potenzialmente in grado di trasmettere il virus.

I sintomi del West Nile e i rischi per le persone più vulnerabili

Nella maggior parte delle persone contagiate, il virus West Nile non provoca manifestazioni evidenti. In altri casi possono comparire disturbi lievi, spesso simili a quelli di una comune sindrome influenzale. “Nella grande maggioranza dei casi – ricorda – l’infezione decorre in modo asintomatico o con sintomi lievi simil-influenzali. Tuttavia, soprattutto nelle persone anziane, immunodepresse o affette da patologie croniche, può evolvere in forme neurologiche gravi, come meningite o encefalite, che richiedono un tempestivo ricovero ospedaliero. L’obiettivo non deve essere creare allarme, ma aumentare la consapevolezza”, precisa il medico, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International. Le forme più serie dell’infezione possono quindi interessare il sistema nervoso centrale, provocando patologie come la meningite o l’encefalite. Il rischio è maggiore soprattutto tra gli anziani, le persone immunodepresse e i pazienti affetti da malattie croniche. La presenza di 37 casi gravi sui complessivi 84 confermati dall’inizio del periodo di sorveglianza mette in evidenza la necessità di prestare particolare attenzione ai soggetti più fragili, pur senza trasformare la situazione in un motivo di allarme generalizzato.

Come prevenire le punture delle zanzare

In assenza di misure capaci di azzerare completamente il rischio, la prevenzione delle punture di zanzara resta lo strumento principale per limitare la possibilità di infezione. Le precauzioni riguardano sia i comportamenti individuali sia gli interventi di controllo sul territorio. Questo perché “la prevenzione rimane l’arma più efficace: è fondamentale ridurre l’esposizione alle punture di zanzara utilizzando repellenti, indossando abiti adeguati nelle ore serali e notturne, installando zanzariere ed eliminando tutti i ristagni d’acqua in cui le zanzare possono riprodursi. Occorre inoltre rafforzare le attività di controllo ambientale, i programmi di disinfestazione quando indicati, il monitoraggio veterinario degli uccelli e degli equidi e la sorveglianza entomologica delle zanzare”, esorta il virologo. Tra le misure indicate rientrano dunque l’utilizzo di repellenti, l’impiego di indumenti in grado di coprire maggiormente la pelle durante le ore serali e notturne, l’installazione di zanzariere e l’eliminazione dei ristagni d’acqua presenti in balconi, terrazzi, giardini e aree esterne. Anche piccoli accumuli d’acqua possono diventare luoghi favorevoli alla deposizione delle uova e alla riproduzione delle zanzare. La riduzione dei potenziali focolai domestici si affianca agli interventi pubblici di disinfestazione e controllo ambientale.

Il modello One Health contro il virus West Nile

Il contrasto alla diffusione del West Nile non riguarda soltanto la salute umana. Il ciclo del virus coinvolge infatti le zanzare, gli uccelli e altri animali, rendendo indispensabile una strategia integrata tra medicina, veterinaria e tutela dell’ambiente. “Il West Nile – rimarca – rappresenta uno degli esempi più concreti dell’approccio One Health, nel quale salute umana, salute animale e ambiente sono strettamente interconnessi. Particolare attenzione deve essere riservata anche alla sorveglianza epidemiologica. Disporre di dati aggiornati e tempestivi consente di individuare rapidamente le aree a maggiore rischio, orientare gli interventi di sanità pubblica e garantire la sicurezza delle donazioni di sangue e di organi nelle zone interessate”. L’approccio One Health consente di analizzare contemporaneamente i dati relativi ai casi umani, alla presenza del virus negli animali e alla distribuzione delle zanzare. Il monitoraggio veterinario degli uccelli e degli equidi, insieme alla sorveglianza entomologica, può fornire indicazioni anticipate sulle aree nelle quali la circolazione virale risulta più intensa.

Sorveglianza epidemiologica e sicurezza delle donazioni

La disponibilità di informazioni aggiornate è considerata essenziale per individuare con tempestività le zone maggiormente esposte, programmare gli interventi di sanità pubblica e adottare le necessarie misure di sicurezza. Una sorveglianza efficace permette inoltre di proteggere le donazioni di sangue e di organi nelle aree interessate dalla circolazione del virus, attraverso controlli specifici e procedure calibrate sull’andamento epidemiologico. In sintesi, ricapitola l’esperto, “le azioni prioritarie proposte sono le seguenti: rafforzare la sorveglianza epidemiologica e la tempestività della diffusione dei dati; potenziare il monitoraggio entomologico e veterinario secondo il modello One Health; intensificare le campagne di comunicazione rivolte ai cittadini sui comportamenti di prevenzione; garantire controlli rigorosi sulle donazioni di sangue e organi nelle aree interessate; sostenere Comuni e Regioni nei programmi di lotta ai vettori, con interventi mirati e basati sull’evidenza scientifica. Il messaggio è chiaro”, conclude Pregliasco: “il West Nile non è un’emergenza fuori controllo, ma una minaccia che richiede vigilanza continua, prevenzione e una risposta coordinata tra istituzioni, servizi sanitari, veterinari, amministrazioni locali e cittadini”.