Regolamento sul metano, l’Ue valuta il rinvio degli obblighi: Italia e altri Paesi chiedono fino a tre anni di tempo

Le raccomandazioni della Commissione europea attese a inizio settimana: al centro criteri di conformità e sanzioni per l’applicazione delle nuove regole sulle importazioni di combustibili fossili

Arriveranno all’inizio della prossima settimana le raccomandazioni della Commissione europea rivolte agli Stati membri per chiarire le modalità di attuazione del regolamento sul metano. Il documento arriva dopo il confronto avvenuto oggi tra gli ambasciatori dell’Unione europea riuniti al Coreper, dove diversi Paesi hanno espresso la necessità di maggiore chiarezza sull’applicazione delle nuove norme. La questione più rilevante riguarda la possibile richiesta di un rinvio dell’entrata in vigore degli obblighi previsti dal regolamento, con un gruppo di Stati membri, tra cui l’Italia, che punta a posticiparne l’applicazione di almeno tre anni.

Gli Stati membri chiedono chiarezza sull’attuazione del regolamento sul metano

Il confronto tra le capitali europee si concentra soprattutto sulle modalità operative con cui il regolamento europeo sul metano dovrà essere applicato. “Gli Stati membri chiedono chiarezza”, sottolinea un portavoce della presidenza irlandese dell’Ue, dopo un confronto sul punto organizzato oggi durante la riunione degli ambasciatori Ue al Coreper. Le indicazioni della Commissione europea saranno articolate in due raccomandazioni distinte: una dedicata ai criteri di conformità e una relativa alle sanzioni previste in caso di mancato rispetto delle disposizioni. L’obiettivo è fornire agli Stati membri un quadro più definito sull’applicazione delle regole, soprattutto in vista degli obblighi che entreranno in vigore dal 2027.

Italia e oltre dieci Paesi chiedono di rinviare gli obblighi dal 2027

A margine del Consiglio Energia di fine giugno si è consolidato un gruppo formato da oltre dieci Paesi europei, con l’Italia tra i partecipanti, favorevole a un rinvio dell’applicazione del regolamento per un periodo di almeno tre anni. La richiesta riguarda in particolare gli obblighi destinati a scattare dal 2027, quando gli importatori di combustibili fossili dovranno dimostrare che le forniture acquistate da Paesi terzi provengono da produttori che applicano sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica equivalenti a quelli già adottati nell’Unione europea. Il nuovo quadro normativo punta a garantire maggiore controllo sulle emissioni di metano lungo la filiera energetica, imponendo agli operatori importatori di fornire garanzie sulla provenienza e sugli standard ambientali applicati dai produttori esterni all’Ue.

Il dibattito sul rinvio divide gli Stati membri

Durante la discussione al Coreper, secondo quanto si apprende, un “gruppo significativo” di Stati membri si è espresso a favore di un rinvio del regolamento “per un massimo di tre anni”. Allo stesso tempo, diverse capitali hanno manifestato “cautela” rispetto alla possibilità di riaprire il confronto sul testo legislativo già approvato. Il nodo centrale riguarda quindi l’equilibrio tra la necessità di garantire una corretta applicazione delle nuove norme e il rischio di modificare un quadro regolatorio già definito a livello europeo. Le prossime raccomandazioni della Commissione europea saranno quindi decisive per chiarire gli aspetti tecnici dell’attuazione e per definire il percorso verso l’applicazione degli obblighi previsti dal regolamento sul metano.

Le nuove regole sulle importazioni di combustibili fossili

Dal gennaio 2027 gli importatori europei di combustibili fossili saranno chiamati a dimostrare che i prodotti acquistati arrivano da fornitori che rispettano requisiti equivalenti a quelli applicati nell’Unione europea in materia di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano. La norma rappresenta uno dei principali strumenti europei per ridurre le emissioni climalteranti legate al settore energetico e per estendere gli standard ambientali dell’Ue anche alle catene di approvvigionamento internazionali. Il confronto politico delle prossime settimane determinerà se il calendario previsto resterà invariato oppure se gli Stati membri otterranno una proroga fino a tre anni per adeguarsi ai nuovi obblighi.