Per la prima volta, è stato ricostruito il percorso seguito da milioni di massi e frammenti rocciosi trasportati dai ghiacciai durante l’ultima grande glaciazione delle Alpi, circa 24.000 anni fa. Lo studio, coordinato da Tancrede Leger, della Faculty of Geosciences and Environment dell’Università di Losanna (UNIL), e pubblicato sulla rivista Earth Surface Dynamics, presenta una simulazione numerica che permette di visualizzare il movimento dei materiali trasportati dal ghiaccio e di comprendere meglio la formazione dei paesaggi alpini attuali. Molti dei grandi massi erratici oggi disseminati sul territorio svizzero non si trovano infatti nel luogo in cui si sono originariamente formati.
Durante il massimo dell’ultima glaciazione, enormi ghiacciai scorrevano dalle vette alpine verso le pianure, erodendo le montagne, trasportando gigantesche quantità- di rocce e sedimenti e scavando vallate che avrebbero poi ospitato i grandi laghi alpini. I ricercatori dell’Università di Losanna hanno sviluppato il primo modello capace di ricostruire su scala dell’intero arco alpino i percorsi seguiti dai massi erratici e dai sedimenti, dalle aree montane fino ai fondovalle.
“Finora numerosi studi sul terreno avevano consentito di identificare l’origine di molti massi erratici presenti nelle pianure, ma il percorso seguito dai ghiacciai per trasportarli era spesso controintuitivo e difficile da ricostruire – spiega Leger -. La nostra simulazione mostra come i ghiacciai abbiano trasportato questi materiali e rivela, per esempio, in che modo alcuni massi abbiano attraversato passi montani”.
Un catalogo su origine e vie di trasporto
Oltre alle simulazioni, gli autori hanno realizzato un catalogo che descrive l’origine e le vie di trasporto dei depositi glaciali nelle diverse regioni delle Alpi. Lo strumento consentirà ai geologi di stimare l’origine, la composizione e la tipologia dei sedimenti presenti in una determinata area prima ancora di effettuare le indagini sul campo.
Il modello numerico IGM
La ricerca è stata resa possibile grazie allo sviluppo del modello numerico IGM, realizzato dal gruppo guidato da Guillaume Jouvet, professore dell’Università di Losanna. Il software consente di simulare l’estensione dei ghiacciai e il flusso del ghiaccio in funzione della topografia e delle condizioni climatiche, sia passate sia future. Nel nuovo studio, il modello è stato alimentato con milioni di punti rappresentativi di massi erratici e sedimenti, ricostruendone le traiettorie durante l’ultima glaciazione. “In questo caso abbiamo inserito nel modello milioni di punti che rappresentano massi erratici e sedimenti e ne abbiamo calcolato le traiettorie“, osserva Leger. “La velocità del flusso glaciale influenza il trasporto del materiale roccioso, mentre la presenza di pareti rocciose a monte determina le frane che vengono poi trasportate dal ghiaccio. Tutti questi fattori sono stati inclusi nella simulazione”.
L’impiego delle GPU
Un elemento chiave del progetto è rappresentato dall’impiego delle moderne unità di elaborazione grafica (GPU), originariamente sviluppate per i videogiochi ma oggi largamente utilizzate anche nell’intelligenza artificiale e nel calcolo scientifico. Grazie alla possibilità di eseguire migliaia di operazioni in parallelo, le GPU hanno consentito di accelerare enormemente i tempi di elaborazione.
