Russia, import di benzina dalla Bielorussia aumentato di venti volte: il peso dei raid ucraini sulle raffinerie

Mosca compra 453mila tonnellate di benzina bielorussa nei primi sei mesi dell’anno, mentre la produzione interna crolla dopo gli attacchi dei droni ucraini contro gli impianti petroliferi russi

Mosca ha aumentato di venti volte le importazioni di benzina dalla Bielorussia nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2025. A renderlo noto sono fonti del settore citate da Reuters in un articolo rilanciato da Moscow Times, in un quadro segnato dalla diminuzione della produzione interna russa causata dai raid dei droni ucraini contro le raffinerie del Paese. La Bielorussia, con le sue due raffinerie e una capacità di produzione annuale di 24 milioni di tonnellate, è diventata una fonte di rifornimento di carburanti per la Russia, insieme al Kazakistan e all’India. Il ricorso crescente a fornitori esterni evidenzia le difficoltà del settore energetico russo, colpito negli ultimi mesi da attacchi sempre più profondi contro infrastrutture strategiche.

Dalla Bielorussia 181mila tonnellate di benzina solo a giugno

Nel solo mese di giugno, hanno attraversato il confine 181mila tonnellate di benzina prodotta dalle raffinerie bielorusse. Si tratta di una quantità pari a tre volte quella esportata in Russia nel mese precedente. Da gennaio a fine giugno, la quantità complessiva di benzina bielorussa acquistata da Mosca è stata pari a 453mila tonnellate. L’aumento non riguarda soltanto la benzina. Nello stesso periodo sono cresciute, di cinque volte, anche le importazioni di diesel dalla Bielorussia, arrivate a 256mila tonnellate. Nel solo mese di giugno, inoltre, la Russia ha acquistato dalla Bielorussia 16mila tonnellate di combustibile per aerei, una quantità tre volte superiore rispetto a quella acquistata a maggio.

Kazakistan e India tra i fornitori alternativi di carburante

Accanto alla Bielorussia, anche il Kazakistan è coinvolto nei rifornimenti di carburante alla Russia. Tuttavia, il Paese si è detto disponibile a vendere a Mosca soltanto 50mila tonnellate di benzina fra luglio e agosto, nel timore di incappare in sanzioni secondarie. Anche l’India entra per la prima volta in questo scenario: ha venduto, ma non ancora spedito, 60mila tonnellate di benzina alla Russia, il Paese da cui acquista petrolio. L’India si presenta come un fornitore affidabile anche per il ruolo della raffineria di Nayara, controllata al 49% da Rosneft. Le quantità prodotte, tuttavia, restano limitate.

Il prezzo della benzina bielorussa venduta alla Russia

La disponibilità della Bielorussia a rifornire la Russia ha un costo elevato. Il prezzo della benzina venduta da Aleksandr Lukashenko all’“amicoVladimir Putin è del 60% superiore al prezzo all’ingrosso a cui il carburante è trattato alla Borsa di San Pietroburgo. Il dato conferma come l’emergenza carburanti stia imponendo a Mosca condizioni di acquisto onerose, anche da parte di alleati stretti. La crescita delle importazioni di benzina bielorussa si inserisce così in un contesto di tensione produttiva e logistica, nel quale la Russia deve compensare il calo della capacità delle proprie raffinerie.

I raid ucraini contro le raffinerie russe e il crollo della capacità produttiva

A seguito dei raid dei droni ucraini degli ultimi mesi, condotti anche in profondità fino a Omsk, dove martedì è stata colpita la raffineria più grande in Russia, la capacità degli impianti ha registrato un crollo del 25% a giugno rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Si tratta del picco negativo di produzione degli ultimi 20 anni. La produzione di benzina in Russia è diminuita del 17%, scendendo molto al di sotto di quanto richiesto dal mercato interno. La pressione sulle raffinerie russe ha quindi avuto effetti diretti sull’approvvigionamento, contribuendo all’aumento delle importazioni da Paesi vicini e partner commerciali.

Rifornimenti limitati in 50 regioni della Federazione e dell’Ucraina occupata

Le conseguenze del calo produttivo si riflettono sulla disponibilità di carburante. I rifornimenti di benzina risultano limitati in circa 50 regioni della Federazione Russa e dell’Ucraina occupata. La situazione conferma la portata delle difficoltà logistiche e produttive che stanno interessando il mercato interno russo. Anche la Borsa di San Pietroburgo segnala una contrazione significativa: la vendita di benzina è calata del 23,9% a giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato rafforza il quadro di un mercato sotto pressione, nel quale l’offerta interna non riesce a tenere il passo con la domanda.

Le previsioni di Kpler e i dubbi del settore

L’agenzia di analisi Kpler anticipa uno scenario più ottimista, prevedendo un aumento compreso fra il 7 e il 22% tra luglio e settembre. Anche in questo scenario, tuttavia, non sarebbe comunque raggiunto il livello dello scorso anno. Fonti del settore citate dal quotidiano russo Kommersant contestano questa previsione, considerandola troppo ottimista. Il confronto tra le stime e le valutazioni degli operatori del settore mostra l’incertezza che pesa sul mercato russo dei carburanti, ancora condizionato dagli effetti degli attacchi alle raffinerie e dalla necessità di ricorrere a importazioni più costose.

La dipendenza crescente di Mosca dai carburanti esteri

L’aumento di venti volte delle importazioni di benzina dalla Bielorussia rappresenta il dato centrale di una fase critica per il sistema energetico russo. Mosca, colpita dalla riduzione della capacità di raffinazione e dalla contrazione della produzione di benzina, sta facendo maggiore affidamento su fornitori esterni per sostenere il proprio mercato interno. La combinazione tra raid ucraini, calo della produzione, rifornimenti limitati in decine di regioni e prezzi più alti pagati agli alleati rende evidente la crescente vulnerabilità della Russia sul fronte dei carburanti. La Bielorussia resta il principale sostegno immediato, ma a condizioni economiche pesanti, mentre Kazakistan e India offrono contributi più limitati e segnati da vincoli politici, produttivi e sanzionatori.